Foto di copertina: West African Development Bank in Lomé. Fonte: Wikimedia Commons
L’obiettivo di Stears in Africa è chiaro: creare un capitale di informazioni finanziare da mettere a servizio degli investitori stranieri.
Come scrive l’Economist, se negli Stati Uniti o in Europa basta affidarsi al terminale Bloomberg, in Africa non è così semplice: siti web obsoleti, ore di attesa agli uffici pubblici, ricerche negli archivi delle borse locali al pari di uno storico di professione.
E questa difficoltà è anche alla base della reticenza degli investitori stranieri: l’Africa continua a ricevere circa il 5% degli investimenti diretti esteri globali e rappresenta meno dell’1% della capitalizzazione di mercato delle società quotate nel mondo.
Stears da un decennio prova a mettere ordine nella raccolta dati finanziari africani il proprio vantaggio competitivo.

Il Bloomberg Terminal Museum di New York City nel 2016. Fonte: Wikimedia Commons
Metodi alternativi di raccolta dati
I dati sono il petrolio contemporaneo: per esempio, quant’è importante poter ricostruire la struttura proprietaria di una società quotata?
Abbastanza da spingere Stears, società nigeriana, a fare di questo bisogno il proprio asset competitivo.
“Abbiamo visto Bloomberg e ci è sembrato qualcosa di straordinario”, racconta Preston Ideh, CEO di Stears. All’inizio il modello era simile: un mix di informazione e dati. Tuttavia, gli abbonamenti per il lato media non sono stati sufficienti a sostenere l’impresa, che quindi si è focalizzata soltanto su intelligence finanziaria.
Gli analisti di Stears in Africa hanno costruito il proprio database attraverso una combinazione di ricerca tradizionale e metodi poco ortodossi: sembra che a Lagos uno dei dirigenti di Stears abbia persuaso, adducendo motivazioni parareligiose, un funzionario bibliotecario a consegnarli dati sensibili su una chiavetta Usb.
Ma ci sono modalità anche più scaltre.
Ad esempio, la situazione salottiera del podcast – la potenziale “terza Camera” del nostro Stato – tende a far sbottonare anche troppo gli ospiti, che non realizzano di essere di fronte a dei media fatti e finiti: è capitato ad esempio con Barack Obama, e la famosa esternazione sugli alieni, e accade a molti startupper troppo loquaci.
A volte i dati sono recuperati grazie all’asimmetria delle regole di cittadinanza: in paesi come il Kenya, un passaporto locale rende più semplice accedere agli archivi pubblici.
Dall’America all’Africa
Così Stears in Africa realizza progetti su misura per clienti come la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e fondi di private equity interessati al mercato africano delle scommesse sportive, con incarichi che possono arrivare fino a 100.000 dollari.
Le informazioni raccolte alimentano poi la piattaforma digitale dell’azienda, accessibile tramite abbonamento, sul modello di Bloomberg, S&P Global Capital IQ e PitchBook.
E il mercato sembra rispondere. Il costo medio annuale di una licenza per i gestori di fondi è passato da 2.500 a 9.500 dollari, ancora un terzo rispetto al terminale Bloomberg, ma in crescita.
Ancora poco rispetto ai circa 30.000 dollari necessari per un terminale Bloomberg.
Il vantaggio è ancora competitivo e riguarda soprattutto l’attenzione: mentre la nostra narrativa e atlantica e centrata sugli Stati Uniti, Stears sa che anche per l’Africa le risorse preziose non saranno solo minerali o metalli, ma i dati.




