Se è rimasta solo l’opposizione a difendere Giorgia Meloni…

Di il 08 Luglio, 2026
La comunicazione di Trump non cambia: attacchi diretti, via social, che riducono l'avversario in meme. Varia invece l'approccio di Palazzo Chigi, che sposa il silenzio lasciando alle opposizioni la difesa della premier

Si mormora che ad Ankara, dove si sta tenendo uno dei vertici Nato più tesi nella storia dell’Alleanza atlantica (reso ancor più cupo dai rumors su di un possibile e imminente attacco di Mosca alla Polonia per saggiare l’effettivo disimpegno americano), tutti i capi di Stato e di governo si siano dati come principale obiettivo quello di evitare anche solo di incrociare lo sguardo del volubile presidente americano Donald Trump.

Troppo alta la possibilità di essere presi di mira dal tycoon, scontento dei partner europei per i fondi a suo dire ancora troppo esigui destinati alla difesa. È stato del resto disatteso l’imperativo “buying American” arrivato dalla Casa Bianca in fatto d’armi, nonostante l’ormai ex falco olandese ai tempi del Recovery Fund, oggi mansueto segretario della Nato Mark Rutte – sempre più in equilibrio imbarazzante dovendo mantenere i piedi su due sponde dell’Atlantico che vanno allontanandosi – abbia provato a ingolosire gli alleati annunciando che le armi statunitensi saranno prodotte anche nel Vecchio continente, portando dunque investimenti e occupazione.

Troppo alto, per tutti, il rischio di finire come Giorgia Meloni, ormai svilita a “meme” ed esposta al pubblico ludibrio un giorno sì e l’altro pure sul social di proprietà di Trump.

Truth dice la verità sul Trump – pensiero?

Tutti i convitati guardano a Truth e provano a capire se esista un nesso logico in quella ridda apparentemente casuale di post presidenziali che veicolano immagini create con l’IA, dikat indirizzati agli oppositori e persino sfottò rivolti alla first lady, che incassa sfoggiando una dote che il consorte non conosce: la signorilità del silenzio.

Comprendere le regole del gioco per evitare di finire di farne parte, triturati dal compulsare compulsivo del tycoon sul proprio smartphone.

Ma The Donald, si sa, è allergico alle regole e il fatto che nelle ultime ore si sia speso personalmente per riavere in campo Folarin Balogun nel match degli ottavi di finale dei Mondiali contro il Belgio facendo pressioni sul presidente della Fifa, Gianni Infantino ne è la dimostrazione più plastica.

Cosa vuole comunicare coi suoi meme The Donald?

E allora non resta che provare a interpretare la caotica comunicazione presidenziale. Guardando all’ultima immagine sfoderata contro Giorgia Meloni, ormai la leader europea maggiormente bistrattata da Trump, molti pensano costituisca un avviso ben preciso: ‘ad Ankara girami al largo’.

Come scritto su queste pagine, le ultime invettive partite da Washington all’indirizzo di Roma potrebbero essere state causate dal profluvio di post, video e immagini che la comunicazione del governo italiano ha veicolato per sottolineare la ritrovata sintonia tra Trump e Meloni al G7 francese. Immagini e frame sfuggiti al pressante controllo dell’entourage presidenziale che vuole vagliare ogni aspetto che riguardi il presidente e che erano stati strumentalizzati dall’opposizione e dagli attivisti MAGA per attaccare il tycoon ottuagenario.

Inutile la sfilata ministeriale a villa Taverna?

E se sulle prime l’incidente diplomatico del G7 aveva portato a un inedito botta e risposta tra Trump e Giorgia Meloni – allo stato attuale pure la solita leader europea che può appuntarsi al petto la medaglia di aver detto al presidente americano che essergli amici non è elettoralmente conveniente – da giorni Roma ha ingranato la retromarcia provando in tutti i modi a ricucire.

O almeno a non aumentare la portata dello strappo.

Ai tradizionali festeggiamenti di villa Taverna, residenza dell’ambasciatore USA in Italia, per l’Indipendence Day Meloni ha dato forfait preferendo recarsi a Padova al congresso della Uil. Che i rappresentanti dei lavoratori costituiscano una platea più accogliente, preferibile persino agli hamburger cucinati dall’ambasciatore Tilman J.Fertitta è senza dubbio una notizia, dato che parliamo di un leader di destra.

In compenso, l’esecutivo italiano ha schierato esponenti e familiari al gran completo, da Arianna Meloni sorella della presidente del Consiglio ai vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. Presente pure la seconda carica dello Stato Ignazio La Russa e i ministri della Difesa e della Giustizia Guido Crosetto e Carlo Nordio. Tutti pronti a mettere da parte gli slogan triti e ritriti sulla centralità del cibo made in Italy e sacrificarsi rimpinzandosi di hot dog in nome di una ritrovata sintonia tra le due sponde dell’atlantico.

Il governo sceglie la filosofia di San Bernardo?

Ma Trump, scegliendo persino di interrompere la gragnuolata di post sui festeggiamenti per il 4 luglio per tornare a colpire Giorgia Meloni ha fatto capire che ogni tentativo fatto fin qui da Roma non è servito.

Non solo, arrivando ad Ankara ha fatto capire che il refrain benché addolcito resta il solito: “Meloni mi piace, è una brava persona”, poi però l’affondo: “I rapporti si sono un po’ incrinati perché ha commesso un errore, non c’è stata per noi e non ci ha aiutato su Hormuz”.

Ecco perché mentre resta invariata – e inconoscibile – la comunicazione del tycoon cambia drasticamente quella del governo italiano di fronte ai nuovi attacchi: basta repliche, basta zuffe e nessun ministro dovrà gettare benzina sul fuoco. O, per dirla con le parole del Giulio Andreotti magistralmente interpretato da Toni Servillo nella pellicola Il divo di Paolo Sorrentino si applica “la filosofia di San Bernardo: vedere tutto, sopportare molto, correggere una cosa alla volta”.

“Quelle del presidente americano sono dichiarazioni che si commentano da sole, andiamo avanti perché siamo convinti che le relazioni transatlantiche vadano al di là delle singole dichiarazioni”, dice il titolare della Farnesina. “Siamo amici degli Usa, lo siamo stati con Obama, Biden, per noi il problema non esiste”, taglia corto Tajani.

“La cosa fondamentale è mantenere i rapporti con un alleato storico. Le persone passano, i rapporti tra Stati invece devono rimanere”, è ancora più sbrigativo Crosetto. Entrambi insomma guardano oltre l’orizzonte temporale del mandato trumpiano, lasciando peraltro intendere come ormai diano per persi i rapporti con l’attuale presidente.

La difesa della presidente del Consiglio lasciata all’opposizione

Di certo l’attuale silenzio sta rendendo ancora più rumorose le repliche dell’opposizione i cui leader, rincuorati dal fatto di non poter finire del mirino di Trump, non le mandano certo a dire all’inquilino della Casa Bianca.

Per la segretaria democratica Elly Schlein si tratta di “attacchi inaccettabili”, stesso aggettivo scelto dall’ex premier pentastellato Giuseppe Conte cui la maggioranza imputa ancora il soprannome “Giuseppi” datogli proprio da Trump, mentre per Matteo Renzi si tratta di “frasi infami” e Calenda parla ancora di “bullismo”. Intanto però i social del PD e di M5S bersagliano Tajani per il cappellino MAGA e quelli di Italia Viva direttamente la premier.

Continuando a citare Andreotti, uno dei tanti aforismi per cui l’ex premier democristiano è passato alla storia è: “Se è vero che ogni buon cristiano deve sempre porgere l’altra guancia, allora è anche vero che Gesù Cristo, con molta intelligenza, di guance ce ne ha date soltanto due”.

Calza più che mai oggi dato che ci si chiede fino a quando Palazzo Chigi continuerà a incassare senza reagire, tanto più ora che si avvia la campagna elettorale?

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Carlo Terzano
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Carlo Terzano è un giornalista politico ed economico, con la passione per le nuove tecnologie e l'automotive. Già caporedattore di StartupItalia, ha collaborato e collabora oltre che con Mediatrends anche con Start Magazine, Wired, Radio 24, R101, Formiche, Corriere Innovazione e Lettera43.it.