Meloni contro Trump. La lite sui social conviene, lo strappo no

Di il 22 Giugno, 2026
Col governo agli sgoccioli e i sondaggi che certificano l'impopolarità di Trump presso la stragrande maggioranza degli italiani, la premier ha le mani libere per rispondergli. Stando attenta a non strappare
Immagine di copertina: Giorgia Meloni. Fonte: Shutterstock

Giorgia Meloni non ne ha fatto mistero e alla sua seconda (e ultima, si promette da Palazzo Chigi) replica all’ennesimo attacco sguaiato del presidente americano gliel’ha detto in faccia: “Esserti amica non mi ha certamente aiutata”.

Donald Trump aveva appena accusato la presidente del Consiglio italiana di sfruttarne parassitariamente l’amicizia per crescere in popolarità in Italia, dimostrando evidentemente di aver dimenticato i fischi che lo stadio di San Siro aveva riservato al suo vice, J.D. Vance, in occasione dell’apertura dei Giochi Olimpici invernali.

Fischi che, avendo avuto una forte eco mediatica pure negli USA, lo stesso Trump s’era trovato a dover commentare.

L’amicizia con Trump è una zavorra

La realtà che il tycoon finge di non conoscere è che nella “vecchia” Europa i suoi modi piacciono poco. E non potrebbe essere altrimenti, dato il trattamento riservato al Club dei 27 e, più generalmente, ai membri dell’Alleanza Atlantica.

Roma non ha fatto nulla per cercare la lite con Washington ma almeno dal punto di vista elettorale i sondaggi rassicurano Meloni: non si intravedono motivi che le sconsiglino di smettere di porgere l’altra guancia.

Secondo l’ultima analisi di Nando Pagnoncelli, Presidente Ipsos Doxa, pubblicata sulle pagine del Corriere della Sera a metà maggio e che è possibile leggere integralmente qui, solo il 15% degli italiani esprime un giudizio favorevole su Trump, mentre una netta maggioranza del 77% esprime valutazioni negative.

La rilevazione, che naturalmente essendo pregressa non tiene conto dell’acuirsi dello scontro tra la Casa Bianca e Palazzo Chigi, fotografava comunque uno scenario alquanto netto: “si tratta di una valutazione trasversale, seppur con sfumature rilevanti: tra i sostenitori di Fratelli d’Italia e Lega i consensi raddoppiano, superando il 30%, ma anche in questi segmenti i giudizi negativi restano superiori ai due terzi, dato che sale al 76% tra gli elettori di Forza Italia”, viene spiegato.

Per quanto riguarda i partiti dell’opposizione, senza grosse sorprese “la disapprovazione supera l’80%, toccando il 97% nell’elettorato del PD. Particolarmente significativa è l’evoluzione temporale: poco più di un anno fa i critici rappresentavano il 58% degli elettori, oggi sono aumentati di quasi 20 punti percentuali”.

Mal vista anche la guerra con l’Iran caparbiamente voluta da Israele e Stati Uniti: “Il 69% degli intervistati – spiegano dall’istituto demoscopico – pensa sia una cattiva notizia, destinata a provocare numerose vittime e conseguenze pesanti a livello globale. Soltanto l’11% condivide la scelta, ritenendo l’Iran una minaccia da contrastare.

La disapprovazione attraversa tutti gli elettorati, con alcune differenziazioni: la condivisione della scelta di attaccare raddoppia tra i votanti di FDI e Lega (mentre chi vota Forza Italia si esprime come la media degli intervistati), e si azzera o quasi tra gli elettori del PD”.

Le parole di Giorgia Meloni non sono casuali

Insomma, col governo che s’avvia verso la fine della legislatura (una fine che Matteo Salvini non ha fatto mistero di volere anticipare anche se ora la presenza delle truppe vannacciane rende tutto più incerto) e Giorgia Meloni già impegnata a raccogliere consensi, la presidente del Consiglio non ci sta più a subire in silenzio, soprattutto sapendo che l’intero elettorato italiano è parecchio ostile a Donald Trump.

Ecco perché la premier s’è presa il “lusso” di fare ciò che pochi altri leader europei bistrattati dall’alleato hanno fatto: replicargli, non una bensì due volte, mentre il numero dei suoi follower su Instagram cresceva sensibilmente. Il tutto stando attenta a non strappare.

Per una Giorgia di lotta, permane infatti pure una Giorgia di governo. E quest’ultima ha sulla sua scrivania numeri e fascicoli di quanto vale l’amicizia tra Italia e USA.

Secondo gli ultimi dati (relativi ad aprile 2026) dell’Istat su base annua i Paesi che forniscono i maggiori contributi all’export nazionale sono Svizzera (+39,4%), Stati Uniti (+12,1%), Cina (+36,2%), Francia (+7,6%), paesi OPEC (+19,4%) e Germania (+5,0%).

Allargando lo zoom all’intero 2025, sempre l’Istat calcola che nel 2025 l’export italiano Oltreoceano ha sfiorato i 70 miliardi di euro, il doppio rispetto all’import dagli Stati Uniti d’America che si è fermato a 35,4 miliardi.

Le tensioni tra Roma e Washington potrebbero dunque spostarsi su quel fronte e spingere Trump a colpirci con nuovi dazi ad hoc che metterebbero a rischio i comparti italiani che hanno negli USA la principale piazza di sbocco.

La farmaceutica, che da sola muove 14 miliardi, seguita dalla vendita di macchinari e apparecchiature industriali, che si assesta sugli 11 miliardi e poi ovviamente l’intera filiera del made in Italy, dalla moda (5,7 miliardi) alle auto di lusso fino all’enogastronomia.

Ben venga insomma dimostrare orgoglio sovranista alla propria base elettorale su di un tema che peraltro mette d’accordo pure le opposizioni, ma bisogna anche stare attenti a non esagerare, perché Trump è imprevedibile.

Il riposizionamento social

Mutatis mutandis è immediatamente mutata pure la narrazione social di Fratelli d’Italia che, vedendo sfarinarsi ogni possibilità residua di portare avanti la narrazione sull’amicizia speciale che legava le due sponde dell’Atlantico, rilancia a caratteri cubitali la frase finale della risposta della premier a Trump: “Io e l’Italia non imploriamo mai”.

Quindi viene pubblicata una immagine del presidente americano ritratto con un’espressione non troppo sveglia su cui giganteggia la scritta “attacchi ingiustificati”.

Poi il social media manager del partito recepisce le direttive di Palazzo Chigi – che non vuole correre il rischio di indispettire ulteriormente Trump – e inizia allora a prendersela con la propaganda pentastellata che invece cavalca lo strappo tra Roma e Washington mediante foto realizzate con l’IA.

Un ultimo post di FdI ci dà la scusa di volare Oltreoceano: “Anche la stampa statunitense lo conferma: Giorgia Meloni è riconosciuta come un leader autorevole a livello mondiale, capace di dialogare con gli alleati senza rinunciare alla propria posizione e di difendere l’interesse nazionale con fermezza e serietà”, si legge sui canali social del partito della premier.

Graficamente il messaggio è ancora più netto: “Anche la stampa statunitense sta con Palazzo Chigi” e scarica Trump, il non detto.

E mentre il Corriere della Sera individua in un particolare filmato del G7 il casus belli (la premier agita l’indice verso il presidente come se lo stesse rimproverando – così ovviamente non è ma è stata l’interpretazione della propaganda democratica ripresa poi dagli attivisti MAGA e ciò avrebbe spinto Trump alla prova muscolare che ne è seguita), pure negli Stati Uniti la vicenda ha avuto eco.

Ne ha parlato per esempio il seguito giornalista Aaron Parnas che vanta oltre 600mila abbonati alla sua newsletter The Parnas Perspective e su TikTok ha 5,3 milioni di follower dicendo che il capo del governo italiano ha “blastato” il capo di Stato americano.

Mentre la deputata (ribelle) repubblicana Marjorie Taylor Green ha voluto manifestare il proprio appoggio a Giorgia Meloni. Anche Mary L. Trump, nipote degli Stati Uniti ma fuori dal cerchio magico del tycoon, raggiunta dal Corriere, s’è schierata con la presidente del Consiglio: “Mio zio è un misogino. Non rispetta le donne, ha dei problemi con loro, in particolare con quelle forti”.

Donald Trump. Fonte: Shutterstock

Macron rivendica la rinnovata amicizia con Trump?

Con un unico, significativo, distinguo. L’inquilino dell’Eliseo, Emmanuel Macron, ha invece pubblicato sui suoi social un video riassuntivo del G7 francese in cui, benché appaiano tutti i leader che hanno partecipato al summit, la maggior parte dei frame sono per The Donald.

Anche il copy è curiosamente in inglese: “When we stand united, we move forward!” Macron non stravede certo per Trump e men che meno per Meloni: evidentemente anche nella diplomazia vale il detto che il nemico del proprio nemico è un amico.

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Carlo Terzano
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Carlo Terzano è un giornalista politico ed economico, con la passione per le nuove tecnologie e l'automotive. Già caporedattore di StartupItalia, ha collaborato e collabora oltre che con Mediatrends anche con Start Magazine, Wired, Radio 24, R101, Formiche, Corriere Innovazione e Lettera43.it.