Immagine di copertina: Ben Gvir, ministro alla Sicurezza del governo israeliano. Fonte: Wikimedia Commons
Tel Aviv, abbiamo un problema. Un problema che, prima ancora di essere politico e forse persino incompatibile con il diritto umanitario (non è questa la sede per dirlo), è senz’altro di comunicazione.
Quando ieri, mercoledì 20 maggio, verso l’ora di pranzo italiana i social del ministro alla Sicurezza nazionale, il falco Itamar Ben Gvir, hanno iniziato a vomitare le immagini che lo ritraggono tronfio e sardonico passare in rassegna i membri della Global Sumud Flotilla (l’inedita ma anche chiacchierata e osteggiata spedizione marittima battente una pluralità di bandiere a sostegno della popolazione di Gaza, vittima del recente eccidio) è stato subito chiaro che questa volta il governo israeliano avesse compiuto l’ennesimo passo falso nella propria comunicazione.
Quello più grave di tutte.
Cosa si vede nel video di Ben Gvir
Il video dello scandalo vede Ben Gvir passeggiare tronfio tra file di detenuti incaprettati al suolo e costretti al silenzio sotto la minaccia delle armi.
“Benvenuti in Israele, siamo i padroni di casa”, dice l’esponente del governo di Benjamin Netanyahu, mentre una donna che al suo passaggio ha l’ardire di urlare “Free Palestine” viene sbattuta a terra in malo modo da un soldato. “’Ecco come accogliamo i sostenitori del terrorismo”, scandisce a favore di social.
Non è la prima volta che il ministro d’ultradestra, famoso e famigerato per le sue passeggiate provocatorie sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme e per girare costantemente armato (ha anche preso parte in prima persona a diversi scontri tra coloni e palestinesi), compie simili rassegne a favore di obiettivi per umiliare quelli che considera “nemici”.
Era già successo con i prigionieri palestinesi. Ma questa volta l’inciampo comunicativo è lampante, perché ha dato origine nel giro di poche ore a una slavina diplomatica. Come si ricordava, infatti, la Global Sumud Flotilla è una forza di pace multinazionale: stesi a terra ci sono persone provenienti da tutto il globo.
Questa volta nemmeno gli Stati più tolleranti alla consuetudine del governo Netanyahu di calpestare i diritti umani, finiti ai piedi di Itamar Ben Gvir come i membri della Flotilla, possono restare in silenzio.
La presa di posizione di Italia e Francia
Lo sdegno è unanime e mondiale. Roma e Parigi convocano immediatamente gli ambasciatori israeliani.
“Le immagini del ministro israeliano Ben Gvir sono inaccettabili. È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona”, sbottano la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
“Il Governo italiano – aggiungono – sta immediatamente compiendo, ai più alti livelli istituzionali, tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti. L’Italia pretende inoltre le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del Governo italiano”.
Altrettanto dura la Francia: “Ho chiesto che l’ambasciatore di Israele in Francia fosse convocato per esprimere la nostra indignazione e ottenere spiegazioni”. Scrive il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot in un post sul social X.
“La sicurezza dei nostri connazionali è una priorità costante”, aggiunge, “a prescindere da ciò che si pensi di questa flottiglia – e abbiamo espresso più volte la nostra disapprovazione per questa iniziativa –, i nostri connazionali che vi partecipano devono essere trattati con rispetto e liberati al più presto. Apprezzo il lavoro delle squadre del Ministero, dell’Ambasciata e del Consolato che, ancora una volta, si stanno mobilitando per garantire loro protezione consolare”.

Benjamin Netanyahu. Fonte Flickr
Crosetto sull’assalto piratesco alla Global Sumud Flotilla
L’episodio segue un altro clamoroso ma non inedito inciampo comunicativo di Israele: le immagini dell’abbordaggio da parte delle forze navali dell’IDF (l’esercito israeliano) delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, durante il quale sarebbero stati anche esplosi colpi d’arma da fuoco anche se non è chiaro se si trattasse di piombini o proiettili.
L’assalto alle imbarcazioni che non avevano ancora trasgredito alcuna legge è avvenuto di fronte alle coste di Cipro, in acque internazionali, nelle quali Tel Aviv non aveva alcun diritto di imporre la propria autorità.
Un atto di pirateria vero e proprio ingoiato a fatica dalle cancellerie di tutto il mondo, ma che di fronte alla provocazione del ministro Ben Gvir si ripresenta prepotentemente mai digerito.
“Noi ci vantiamo di altro, ministro. Ci vantiamo di aver sempre trattato con rispetto i suoi connazionali e non abbiamo l’abitudine di arrestare le persone in acque internazionali ma semmai di soccorrerle se ne hanno bisogno. Non penso che con atteggiamenti di questo tipo si faccia il bene di Israele”, la sferzata del titolare italiano della Difesa, Guido Crosetto.
Il rimprovero del collega di governo
Appare chiaro che sullo scacchiere internazionale Israele sia più isolato che mai, ormai all’apice di una climax di biasimo collettivo scalata velocemente, un gradino dopo l’altro, anche due alla volta, dall’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023.
Una climax che ha portato via via tutti i governi, anche quelli più affini a Netanyahu, a dover ammettere che la risposta militare di Tel Aviv nella Striscia di Gaza sia stata sproporzionata, per riprendere l’aggettivo usato in più occasioni dalla presidente del Consiglio Meloni.
Non si ricordano del resto video simili, nemmeno da parte di Paesi ritenuti “canaglia”, in cui esponenti di governo deridono ostaggi esposti come trofei. Ostaggi provenienti da una pluralità di Paesi, con l’evidente finalità dunque di farsi una pluralità di nemici al costo di un solo post social.
E allora ecco che il governo Netanyahu prova a dare una raddrizzata alla rotta con un nuovo intervento, sempre a uso social, di un altro ministro: Gideon Sa’ar. Il titolare degli Esteri accusa il collega di governo di “aver consapevolmente arrecato danno allo Stato” mettendo in scena “uno spettacolo vergognoso”. “E non è la prima volta”, rimarca Sa’ar che poi chiosa velenoso: “Tu non sei il volto di Israele”.
Non è dato sapere se la replica fosse stata orchestrata col Primo ministro o meno nel tentativo di dare ancora un volto umano al governo Netanyahu, che appare sempre più fuori controllo.
Gideon Sa’ar e Ben Gvir sono del resto cane e gatto da tempo: lo scorso agosto sempre sulla piattaforma di Elon Musk si era tenuto un siparietto sull’occupazione israeliana di Gaza con il ministro alla Sicurezza Nazionale che intimava al capo militare dell’IDF Eyal Zamir (già ai ferri corti con l’esponente della destra messianica) di disobbedire agli ordini del governo pur di avanzare con l’offensiva e il titolare degli Esteri che invece difendeva il Capo di Stato Maggiore.
La sensazione è di un redde rationem mentre è stata avviata la procedura per lo scioglimento della Knesset per andare a elezioni anticipate alla fine d’ottobre. Anche perché subito replica Ben Gvir: “C’è chi nel governo ancora non ha capito come ci si deve comportare con i sostenitori del terrorismo. Ci si aspetta che il ministro degli Esteri israeliano capisca che Israele ha smesso di essere un sacco da boxe. Chiunque venga sul nostro territorio per sostenere il terrorismo e identificarsi con Hamas verrà colpito e non porgeremo l’altra guancia”.
Urla e strepiti coprono la dichiarazione di Netanyahu
Lo sparnazzamento social dei membri di governo è tale che in pochi si accorgono che nel frattempo è arrivata la presa di posizione, imbarazzata, del Primo ministro Netanyahu (che evita di postare sui social alcun riferimento alla questione).
“Israele ha tutto il diritto di impedire alle flottiglie provocatorie di sostenitori del terrorismo di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e raggiungere Gaza. Tuttavia – aggiunge il Capo del governo -, il modo in cui il Ministro Ben Gvir ha trattato gli attivisti della flottiglia non è in linea con i nostri valori e le nostre norme. Ho dato istruzioni alle autorità competenti di espellere i provocatori il prima possibile’”. Il suo ministro insomma non sarà punito. Anche perché ormai l’esecutivo è a fine corsa.
Negli USA taglia corto pure l’ambasciatore più importante per Tel Aviv, dati gli storici rapporti con Washington, Yechiel Michael Leiter, che derubrica la condotta del ministro come una “sciocchezza” utile solo a “rallegrare i nemici di Israele”, assicurando che i “provocatori di quella farsa della Flotilla sono tenuti in conformità al diritto internazionale”, sebbene non si capisca come il diplomatico possa assicurarlo dagli Stati Uniti, peraltro mentre le immagini veicolate da Ben Gvir raccontano tutt’altro.




