Foto copertina: Abdul El-Sayed, medico, ha vinto le primarie democratiche nel Michigan. Fonte: Flickr
I progressisti americani si informano sui social media democratici.
È quanto rilevato da APNews, che conferma l’abbandono delle istituzioni mediatiche tradizionali da parte di una buona fetta di americani.
La tendenza è sempre più verso un mix informativo: social media, podcast, giornali online, che stanno creando un ecosistema da molti percepito come favorevole ai candidati anti-establishment democratici.
I repubblicani, notoriamente quasi imbattibili per efficacia delle campagne mediatiche, si confrontano ora con una sfida inedita, e cioè la dotazione da parte dei democratici di altrettanta potenza di fuoco.
I social media democratici
I media tradizionali hanno finora svolto un ruolo di gatekeeping, di selezione e filtraggio, che ora sembra diventare appannaggio del singolo individuo.
È come comporre una dieta selezionando da sé i vari alimenti: ci si rivolge direttamente al commentatore, al creator, e non al canale. E questo può avere effetti dirompenti sulle prossime elezioni presidenziali.
I media democratici si stanno dimostrando all’altezza delle aspettative. L’America l’ha già visto con l’elezione del sindaco Zohran Mamdani, ed è in atto la cosiddetta new-yorkesizzazione dei media, come la chiama Bloomberg; molti candidati progressisti outsider, come Darializa Avila Chevalier, stanno beneficiando proprio di YouTube e podcast, canali attraverso i quali canalizzare l’attenzione.
Canali YouTube come MeidasTouch (in cui ha investito George Soros), Secular Talk e Breaking Points, streamer come Hasan Piker e nuove organizzazioni di giornalismo digitale come More Perfect Union e The Lever sono tra quelle che hanno visto moltiplicare il proprio pubblico.
Reece Peck, professore di cultura dei media al College of Staten Island, sostiene che la versione di sinistra di questo fenomeno si sia sviluppata più lentamente, a partire dalla prima campagna presidenziale di Bernie Sanders nel 2016.
All’epoca, canali YouTube anti-establishment di sinistra e podcast come The Young Turks e Chapo Trap House stavano iniziando a farsi conoscere, ma non riuscivano ancora a raggiungere la maggioranza degli elettori democratici.
Oggi, invece, molti democratici hanno capito che la loro fiducia nelle istituzioni non è bastata a impedire il ritorno di Trump, ma che proprio il suo ritorno abbia rilanciato l’interesse per i canali ufficiali del partito. Il nuovo progetto di informazione digitale del Democratic National Committee, un account dedicato alla rapida diffusione di clip e messaggi con il nome @FactPostNews, ha totalizzato oltre 2 miliardi di impression su Threads, X, Facebook, Instagram e Bluesky nel solo 2026.
Farsi due domande
La trasformazione si spiega ancora una volta con una commistione di cambiamento tecnologico e abitudini socio-culturali: certamente lo smartphone e le piattaforme hanno giocato la loro parte, ma la svolta politica ha origine nella progressiva sfiducia nei confronti della classe dirigente, che ormai sembra attraversare trasversalmente tutto l’establishment.
Sta accadendo anche nel compattissimo fronte Maga, frantumatosi attorno alle vicende più personali del presidente Donald Trump, ma anche alle sue scelte geopolitiche.
Saul Levin, organizzatore progressista del Michigan che ha recentemente avviato un podcast dedicato ai data center per l’intelligenza artificiale, sostiene che gli attacchi di Trump all’attuale panorama mediatico abbiano contribuito a questa crescita.
“Le indagini e le perquisizioni nei confronti di numerosi giornalisti, così come la nomina di miliardari politicamente allineati alla guida di importanti agenzie di stampa, sono molto preoccupanti”, ha dichiarato, sostenendo che i creator ora riempiono i vuoti.
Sembra che l’idea stessa di fronte si stia incrinando, e di conseguenza quella di pubblici: invece che pensare a gruppi di riferimento, la targettizzazione è ormai al massimo livello del micro, quello nucleare, quello degli utenti-monadi.
Le cui scelte, però, possono legittimamente essere del tutto ideologiche: scegliere ad esempio di non seguire chi ha contatti con Palantir, sta già accadendo.
Ma questa selezione può avere come effetto quello di oscurare parti di verità, di creare le camere dell’eco. Il tribunale dell’opinione pubblica non può essere una somma di convinzioni personali costruite nel pensiero onanistico, nello scambio tra la nostra mente e un dispositivo.
Le idee vanno sempre messe alla prova, anche se ci sono domande difficili da porre, e risposte che potrebbero non piacerci.




