Perché gli spot di Byd tamponano ancora governo italiano e Unione europea

Di il 24 Settembre, 2026
La principale casa di auto made in China nell'ultimo periodo ha avviato diverse campagne pubblicitarie che sferzano l'esecutivo italiano e quello comunitario. Byd del resto, dicono i bilanci, ha fretta di imporsi in una Europa che va trincerandosi dietro norme protezionistiche
Fonte immagine di copertina: Wikimedia Commons

Con il costruttore automobilistico italo-francese Stellantis in crisi, ormai Torino, città della Fiat, torna a essere la capitale europea delle quattroruote solo durante il Salone dell’Auto.

L’ultimo si è tenuto dall’11 al 13 settembre scorso e ha avuto una particolarità: su 47 Case accorse per posizionare 200 modelli negli stand, il 40% era cinese secondo i calcoli dell’Ansa.

Le auto cinesi tallonano quelle occidentali. È un dato di fatto. E la loro comunicazione spesso tampona persino i legislatori del Vecchio continente.

Come ha dimostrato nell’ultimo periodo Byd, il colosso indiscusso tra i marchi del Dragone tornato a far parlare di sé per spot particolarmente aggressivi.

Il “decreto Byd”

L’ultimo, ma solo in ordine di tempo, torna a stilettare l’esecutivo.

La Casa cinese ha infatti acquistato intere paginate sui principali quotidiani e s’è inventata una testata (la “Gazzetta dell’auto”) tipicamente italiana che titola a caratteri cubitali: “Il futuro della mobilità non aspetta i decreti, Byd nemmeno”.

Ogni parola ancora una volta è scelta con cura e con un unico scopo: stilettare il governo Meloni senza ovviamente dimenticare un altro bersaglio prediletto: Bruxelles.

“Nella confusione degli incentivi europei e nazionali sulle auto ibride ed elettriche – approfondisce infatti il falso articolo di giornale – Byd sceglie di investire concretamente nel futuro della mobilità”.

I precedenti

Non è una mossa inedita per Byd che lo scorso anno s’era già fatta conoscere per il gioco di parole di basso livello “Casi-no incentivi statali” con cui bersagliava l’incerta situazione legislativa del nostro Paese con riferimento ai bonus che tirano la volata ad auto dalle nuove motorizzazioni.

“Con questo programma – spiegava il marchio asiatico nello spot – Byd offre una risposta concreta a chi vuole passare a una mobilità più sostenibile, senza doversi scontrare con la complessità dei tradizionali incentivi pubblici né con limitazioni legate al reddito o all’area di residenza”.

E, ancora: “Il sistema di incentivi Byd è trasparente, aperto a tutti e privo di burocrazia superflua: basta poco per ottenerlo, in modo semplice e rapido”.

Byd è la nuova Greta?

Lo scorso agosto, con un tempismo ammirevole (i termometri del Vecchio continente registravano temperature record a causa dei cambiamenti climatici) il costruttore cinese ha persino fatto l’occhiolino a Greta Thunberg e ai suoi ben noti appelli disperati rivolti ai grandi del mondo (“La nostra casa è in fiamme” scandita nel 2019 al Forum di Davos) con la campagna “Mentre il pianeta si scalda, qualcuno pensa ancora ad alzare muri” che più che prendere le parti del clima, prendeva di mira le politiche protezionistiche di Bruxelles che impongono ulteriori dazi alle auto elettriche made in China.

Inutile dire che anche quello slogan aveva fatto rumore, facendo persino breccia nel piano editoriale del principale quotidiano di Torino, La Stampa, fino a poco tempo fa nel portafogli della famiglia Agnelli.

Nel mentre, come puntualmente segnala sul proprio profilo X il giornalista del Corriere della Sera Dario Di Vico, lo special advisor per il mercato europeo Alfredo Altavilla (scelto dai cinesi per la sua conoscenza del settore ma soprattutto delle peculiarità delle nostre latitudini, essendo stato braccio destro dell’Ad di Fca Sergio Marchionne) appare di continuo sui giornali (per esempio proprio sul Corsera, dove non ha perso occasione per criticare le politiche industriali europee come pure l’ex Ceo di Stellantis, Carlos Tavares; e lo si può leggere anche su Avvenire).

E non solo. Sta pure facendo un personalissimo ‘giro delle sette chiese’ nel Nord Italia per incontrare le comunità locali.

Byd deve correre

Byd non deve farsi solo conoscere in Europa. Byd deve correre, specie se vuole continuare a presentare ai propri azionisti le straordinarie cifre percentuali a tripla cifra degli ultimi anni.

Ma c’è un problema: il mercato cinese è ormai saturo e la fine degli incentivi statali ha portato i vari attori a far deflagrare una mostruosa guerra dei prezzi che ha ridotto i margini.

In parole povere, ora l’attenzione delle Case cinesi è rivolta al resto del mondo. E con gli Stati Uniti che si stanno trincerando non solo dietro ai dazi ma anche dietro a norme che vietano la circolazione alle vetture cinesi chieste a gran voce dai produttori locali (si tirano in ballo non meglio precisati motivi di sicurezza nazionale per via dei dati raccolti dei sensori) l’obiettivo principale per i marchi di Pechino e dintorni è il Vecchio continente.

Cosa rivelano i bilanci del principale costruttore cinese

Sono proprio i bilanci di Byd a rivelare, ben più che i suoi spot aggressivi, la fretta, l’urgenza e la necessità della Casa asiatica di essere arrembanti in Europa.

A fine agosto il costruttore cinese ha rivelato che il fatturato trimestrale è sceso ancora, questa volta del 3,2% a 194,6 miliardi di yuan: un calo certamente più contenuto rispetto all’11,8% registrato nel primo trimestre, ma che rappresenta la quarta contrazione trimestrale consecutiva.

Di contro l’utile netto ha compiuto un balzo del 29,8% su base annua, a 8,2 miliardi di yuan: grazie, ha dettagliato la stessa società, al forte incremento delle esportazioni capace di compensare la debolezza delle vendite in casa.

Se a questo si aggiunge che il criticato (da Alfredo Altavilla) testo comunitario Industrial Accelerator Act mira a tutelare le filiere locali creando nuovi ostacoli sulla strada alle rivali cinesi costringendole a metter mani al portafogli per trovare in tutta fretta impianti europei in cui insediarsi, si comprendono i motivi dietro un simile battage pubblicitario che non nasconde certo l’ostilità nei riguardi dei legislatori locali, a tutti i livelli.

Farà presa sul pubblico europeo?

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Carlo Terzano
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Carlo Terzano è un giornalista politico ed economico, con la passione per le nuove tecnologie e l'automotive. Già caporedattore di StartupItalia, ha collaborato e collabora oltre che con Mediatrends anche con Start Magazine, Wired, Radio 24, R101, Formiche, Corriere Innovazione e Lettera43.it.