Immagine di copertina: Joe Rogan. Fonte: Wikimedia Commons
L’8 ottobre Spotify ha annunciato un nuovo accordo di licenza pluriennale con Joe Rogan per “The Joe Rogan Experience”, che prolunga una collaborazione iniziata nel 2020.
Secondo il Wall Street Journal, le condizioni sono simili a quelle del contratto precedente, il cui compenso complessivo stimato era di circa 250 milioni di dollari. Spotify non ha reso note le cifre, ma ha annunciato un nuovo accordo di licenza pluriennale.
Il podcast, nato nel 2009, è stato esclusivo di Spotify dal 2020 fino al rinnovo del 2024, quando è arrivato anche su Apple, Amazon e YouTube, e continuerà a uscire ogni settimana su tutte queste piattaforme.
Nel secondo trimestre del 2026 è stato il podcast numero uno negli Stati Uniti per ascolto, secondo Edison Research, con oltre 18 milioni di follower su Spotify e più di 21 milioni su YouTube.
Ma chi è Joe Rogan?
Per chi non ne abbia mai sentito parlare, Joe Rogan è un conduttore e comico statunitense, nato nel 1967 nel New Jersey e cresciuto soprattutto in Massachusetts e Florida.
È conosciuto soprattutto per il suo Podcast di enorme successo, politicamente scorretto e molto provocatorio. Andato in onda per la prima volta nel 2009, è diventato uno dei podcast più ascoltati al mondo.
Nelle diverse puntate Rogan inscena lunghe conversazioni, spesso di diverse ore, con ospiti molto vari. Da comici ad atleti, scienziati, imprenditori e persino politici.
Rogan ha iniziato la sua carriera, prima come atleta e commentatore, poi come stand-up comedian negli anni ’90. Ha recitato nella sitcom NewsRadio e ha condotto per anni il reality Fear Factor.
È inoltre divenuto celebre come commentatore della UFC (Ultimate Fighting Championship), la più importante organizzazione al mondo di arti marziali miste (MMA).
Essendo anch’egli praticante di arti marziali, in particolare taekwondo e jiu-jitsu brasiliano, l’idea iniziale del podcast era quella di commentare gli incontri in diretta trasmettendo il commento online.
Venendo dalla TV e dalla scena comedy americana, Joe Rogan si è sempre contraddistinto per uno stile molto diretto, dando quasi l’avvio ad uno stile che verrà poi ripreso in altri podcast a livello mondiale.

Le polemiche sul Covid
Tirando fuori argomenti attuali, spesso mettendo in difficoltà gli interlocutori con provocazioni o domande molto taglienti, si è fatto notare anche per alcuni episodi controversi.
Durante il periodo Covid, aveva ad esempio suggerito che i giovani in buona salute non avessero bisogno del vaccino, e l’amministrazione Biden lo criticò pubblicamente per questo aumentandone notorietà e visibilità.
In una puntata aveva anche definito i “passaporti vaccinali” un passo verso la dittatura, dando inizio ad una fase nuova per il podcast che si è sempre più caratterizzato per contenuti politici.
Quando si è ammalato di Covid, ha detto di essersi curato con vari farmaci, tra cui gli anticorpi monoclonali e l’ivermectina, un antiparassitario che la FDA sconsiglia per il Covid-19.
Dopo le polemiche sul Covid, Rogan ha poi ridimensionato il proprio ruolo, dicendo di non essere un medico né una fonte di informazione autorevole. Ha anche precisato di non essere propriamente “no-vax”.
Un format provocatorio
Nel 2022, all’aumentare della sua celebrità, sono poi emersi alcuni vecchi episodi in cui Rogan usava spesso parole razziste. Il CEO di Spotify, Daniel Ek, condannò quel linguaggio ma disse di non credere che mettere a tacere Rogan fosse la soluzione.
Rogan si scusò pubblicamente, ma alcuni artisti, come Neil Young e Joni Mitchell, ritirarono per questo la loro musica dalla piattaforma musicale.
Il “The Rogan Experience” è diventato negli anni un format provocatorio, seguito proprio per questa sua irriverente caratteristica. Rogan è stato anche criticato per alcuni ospiti controversi, tra cui dei celebri sostenitori di teorie del complotto.
Nel 2022 negava ancora di essere un sostenitore di Trump affaermando di aver rifiutato più volte di averlo come ospite. Tuttavia, prima delle elezioni americane del 2024, lo ha intervistato esprimendo pubblicamente il suo appoggio per il tycoon.
Dalle canne alla politica
Nello show Rogan dà opinioni su temi diversi che non si collocano in modo netto a destra o a sinistra. In passato si è dichiarato favorevole, per esempio, alla legalizzazione delle droghe leggere.
Il format stesso nasce come provocazione: nelle prime puntate gli ospiti venivano invitati a commentare incontri sportivi, alludendo al fatto che fossero “fatti” durante le dirette.
Lo stesso Elon Musk venne invitato al podcast, suscitando grandissimo interesse e scandalo, poiché Rogan gli pose domande molto politiche ben prima della “discesa in campo” del magnate di Tesla a fianco di Trump.
Nel settembre 2018, durante l’episodio n. 1169 del podcast, Rogan gli offrì una canna, e Musk, dopo aver detto che di solito non fuma, ne fece un tiro, osservando che in California era legale.
L’episodio ebbe conseguenze. Il titolo Tesla calò in borsa il giorno dopo, e la scena fece discutere anche perché Musk era allora al centro di polemiche per altre vicende.
I fan di Rogan sostengono, ad oggi, che il podcast sia un luogo di conversazione libera e non un programma di informazione, che l’ospitare opinioni controverse non equivalga ad approvarle e che molte critiche mirino a farlo tacere.
In realtà queste critiche non fanno che rafforzarne la popolarità, facendone la cifra stilistica dello show. Una cifra che potremmo per analogia riconoscere in Italia nello stile provocatorio e irriverente della Zanzara di Cruciani.
Un fenomeno che divide e funziona!
Il rinnovo dell’accordo con Spotify conferma insomma che “The Joe Rogan Experience” non è soltanto un podcast di successo, ma un modello che funziona e che ha cambiato il modo di fare intrattenimento e informazione.
Lunghe conversazioni senza filtri, politicamente scorrette con ospiti di ogni genere e una libertà di espressione che qualche anno fa non avremmo immaginato potesse raggiungere platee così ampie.
Che lo si voglia o no, Rogan ha fatto scuola trasformando un programma nato quasi per gioco in un’industria da centinaia di milioni di dollari. Le polemiche, dal Covid alle uscite razziste del passato fino all’appoggio a Trump, non ne hanno incrinato il seguito.
Per i detrattori, un pubblico così vasto comporta una responsabilità che la formula del “sono solo chiacchiere” non basta a cancellare. Per i fan, invece, la forza dello show sta proprio nel non offrire risposte preconfezionate.
Resta il fatto che ogni discussione, favorevole o contraria, contribuisce ad alimentarne la fama.
Con un accordo non esclusivo e una presenza su tutte le principali piattaforme, Rogan si conferma una delle voci più influenti dell’ecosistema mediatico americano.
Resta da vedere se il suo modello, in Italia come altrove, saprà trovare imitatori all’altezza o resterà un caso isolato.




