Beppe contro Giuseppe. Così la comunicazione di Grillo si è mangiata i 5 Stelle

Di il 22 Settembre, 2026
Grillo gioca con Conte come il gatto col topo: la forza comunicativa del comico ligure è tale che un suo status su WhatsApp adombra l'intera kermesse pentastellata. E 80 minuti di podcast silenziano persino il nuovo programma votato dagli iscritti
Immagine di copertina: Beppe Grillo. Fonte: Flickr

Beppe come Jep, il protagonista de La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, colui che non voleva “solo partecipare alle feste”, voleva infatti “il potere di farle fallire”.

E Beppe Grillo, con i suoi 80 minuti ospite di Fedez e Mr. Marra a Pulp Podcast, sembra proprio puntare al medesimo obiettivo.

Non lancia quel nuovo partito che i “bimbi e le bimbe di Conte” oggi interni al vecchio Movimento 5 Stelle temevano, ma con le due dichiarazioni è chiaro che intende assestare nuovi colpi – possibilmente fatali – a ciò che oggi resta della sua intuizione politica.

Resa dei conti

Beppe contro Giuseppe, l’avvocato del popolo oggi nella retorica grillina è “l’uomo che sussurrava ai cavilli”, come sibila velenoso il comico genovese.

Ne ha per tutto il Movimento (“di progressista ha solo la paralisi della mente… progressiva. Non hanno un’idea”), ma il suo bersaglio prediletto è Conte, che ha la colpa di esserne ancora leader e ha avuto l’ardire di sottrargli il simbolo su cui ancora si litiga a suon di carte bollate.

Roba da avvocati per cause che si rischia di perdere per un cavillo, appunto.

Non a caso lo punzecchia, chiamato a più riprese “reverendo Jones” anche sul simbolo del Movimento, che suggerisce di cambiare in vista della prossima corsa elettorale: “Io lo farei anche per dare valore al reverendo Jones, lui dovrebbe avere il suo simbolo, con il suo stemma”.

Grillo ormai fatica a riconoscere la sua creatura politica: “qua parliamo di uno spirito che non c’è più, spirito diverso, di felicità”.

E allora si comprende che il cambio del proprio status su WhatsApp (un Movimento Zero Stelle) che ha creato non pochi mal di pancia nell’ultima settimana tra gli attuali 5 Stelle – dato che pareva prodromico alla fondazione di un nuovo partito – era in realtà un’aspra critica ai valori d’un tempo oggi a suo dire tramontati.

Del resto, con la pomposa retorica che lo contraddistingue, il cabarettista ligure ricorda: “Non ci siamo mai candidati, io e Casaleggio, non lo abbiamo neanche mai pensato. Il 4 ottobre, il giorno di San Francesco, abbiamo fondato il Movimento. Uno vale uno non significa che siamo tutti uguali, ma che a tutti va data la stessa possibilità di partenza, questo è il principio, e la democrazia dal basso”.

E più parla del passato più è chiaro che prende le distanze dal presente.

Vecchio contro Nova

La data di uscita di Pulp Podcast è perfetta per Grillo perché si posiziona in coda a Nova 2026, la kermesse del Movimento 5 Stelle che s’è tenuta a Milano nel weekend mentre, sempre in Lombardia, un altro partito teneva la propria festa da assediato in casa: la Lega di Matteo Salvini, ormai destinata a giocare in difesa rispetto alle sortite dell’ex leghista, oggi futurista, Roberto Vannacci.

In entrambi i casi entrambi i partiti, che peraltro hanno somiglianze che partono da lontano (i “vaffa” di Umberto Bossi riecheggiavano in quelle valli ben prima di quelli di Grillo), provano a riscoprire loro stessi per evitare la cannibalizzazione degli ex alleati.

Il motto leghista dell’edizione 2026 di Pontida è stato “non passa lo straniero” per sottrarre il tema a chi fa campagna elettorale parlando solo di remigrazione; parallelamente a Nova c’è stato il voto degli iscritti sulla bozza programmatica, articolata in 20 paragrafi.

Naturalmente attraverso Internet, anche se la piattaforma non è più da tempo quella di Rousseau utilizzata dal 2016 al 2021, quando il M5S e Grillo vennero sfrattati “per morosità” da Davide Casaleggio, figlio del cofondatore Gianroberto.

Giuseppe Conte. Fonte: Flickr

Il gatto col topo

La data, appunto, ha giocato solo a favore di Grillo, mai come quest’anno convitato di pietra alla kermesse pentastellata che ha costretto Conte e le altre figure di primo piano ad asserragliarsi, consapevoli che nei giorni successivi quotidiani e telegiornali avrebbero parlato solo del podcast di Fedez.

O meglio, delle sparate di Grillo. Che infatti non si risparmia, pur non dicendo nulla che non avesse già detto.

Di certo Grillo intende, come il gatto col topo, far macerare malignamente i pentastellati nel dubbio, perché se in un primo tempo pare respingere ogni possibilità di fondare un nuovo partito che rottami il vecchio (“Come faccio a fondare un partito, a organizzarlo? Non ho il potere di farlo, non ho le facoltà. Posso dare degli input a delle idee sulle cose”) poi sibillino lascia socchiusa la porta a qualsiasi eventualità: “Mi hanno detto che sono stato polverizzato ma nella polvere ci sono anche i semi di qualcosa…”.

Parole che hanno ancora più eco e risonanza grazie all’assist servito involontariamente da Giuseppe Conte, che non ha mai saputo bucare lo schermo e nemmeno evitare di essere verboso: “M5S, Giuseppe Conte a Nova: È tempo di politica progressista e scelte risolutive”, titola per esempio SkyTg24, “Nova, Conte: Il mandato è chiaro: no al riarmo. Non sono disposto a vivacchiare”, il taglio dato dal Corriere della Sera.

L’ex presidente del Consiglio, oggi 62enne, pare vecchio e stantio rispetto a Grillo, 78 anni compiuti in estate, la maggior parte passati sui palchi del cabaret.

Una esperienza che torna utile oggigiorno soprattutto per fare politica.

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Carlo Terzano
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Carlo Terzano è un giornalista politico ed economico, con la passione per le nuove tecnologie e l'automotive. Già caporedattore di StartupItalia, ha collaborato e collabora oltre che con Mediatrends anche con Start Magazine, Wired, Radio 24, R101, Formiche, Corriere Innovazione e Lettera43.it.