Siamo stufi della politica dell’inciviltà? Come va la polarizzazione su YouTube

Di il 09 Ottobre, 2026
I canali che sono cresciuti a botta di polemiche e sussulti, subiscono un rallentamento, mentre cambiano le metriche di misurazione delle piattaforme. Secondo questi dati, cerchiamo più fatti e meno urla
Immagine di copertina generata con Chat Gpt.

La polarizzazione politica su YouTube non funziona più come prima.

Kyle Tharp dall’inizio del 2025 monitora trimestralmente gli oltre 400 (quattrocento!) maggiori canali YouTube politici statunitensi caratterizzati da un orientamento partitico.

Il rallentamento registrato in questo trimestre è particolarmente significativo: nel complesso, i principali canali politici di YouTube hanno ottenuto circa il 67% di nuovi iscritti netti in meno rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, il terzo trimestre del 2025, e circa il 20% in meno rispetto al trimestre precedente, il secondo del 2026.

La politica sui media

Sappiamo che, come confermato dagli ultimi report del Reuters Institute, i social network e i content creator siano diventati una fonte di informazione accreditata e, soprattutto, capace di convogliare l’attenzione di un pubblico sempre più ampio.

Secondo il Pew Research Center, un adulto su cinque negli Stati Uniti si informa tramite creator o influencer, il 37% dei quali ha meno di 30 anni; YouTube e Substack si affermano come nuove piazze digitali.

Gli Stati Uniti hanno visto una corsa forsennata ai canali YouTube.

I democratici hanno cominciato a cercare donazioni sui nuovi media, lanciando su YouTube un briefing quotidiano. La Democracy Alliance, rete di finanziatori di orientamento progressista, ha deciso di indirizzare le proprie risorse verso una campagna mediatica piuttosto ambiziosa.

A un certo punto, Facebook ha reso possibile, e più facile, monetizzare attraverso i contenuti politici.

Il successo di questi format dipende anche dalla capacità di adattarsi alle logiche delle piattaforme: linguaggi emotivi, contenuti polarizzanti e una comunicazione capace di raggiungere pubblici frammentati, spesso al di fuori dei tradizionali spazi dell’informazione. 

Noi ci siamo chiesti se il modello americano potesse essere importato in Italia, soprattutto dopo il fenomeno Fedez e Pulp, con Davide Marra che ci ha raccontato che in Italia non esiste a tutti gli effetti il podcaster.

Forse, forse non ancora.

Come si spiega?

Rimane una differenza che spesso si trascura nei commenti e negli articoli. Ci sono i podcast delle testate, poi ci sono quelli dei giornalisti (molti fuoriusciti dalle testate), poi ci sono quelli dei content creator, in una confusa baraonda che abbiamo chiamato “era dell’infocreation”. E poi, ma in casi davvero rari, ci sono i politici che si fanno lo YouTube tutto loro (in Italia i casi sono rari, per esempio Carlo Calenda ha il suo Magna Magna, ma come gli altri è molto più spesso ospite di altri podcast).

Ora, secondo Kyle Tharp, gli youtuber politici che negli ultimi due anni hanno registrato una crescita record degli abbonati si trovano ora ad affrontare una nuova realtà, più difficile. Se finora, come ha ricordato Stefano Massini nel suo ultimo monologo a Piazza Pulita, l’algoritmo ha fino ad ora favorito la polarizzazione.

E se non fosse più così? Non importa se a destra o a sinistra, nemmeno persino un polarizzante trasformismo centrista: è una questione di stile, di voce, di rumore.

Secondo Tarp, i nuovi dati relativi al terzo trimestre del 2026 sui canali YouTube politici e di argomento politico mostrano che alcune delle voci più rumorose e schierate della piattaforma hanno faticato a far crescere il proprio pubblico negli ultimi tre mesi. È il caso di Benny Johnson o di Candace Owens, ma anche di Megyn Kelly, sul fronte repubblicano; dall’altro lato, MeidasTouch, che linka linka linka, ha avuto una flessione: da + 320k a +70k, e lo stesso rallentamento per The Bulwark o Jack Cocchiarella.

Meno polemica, più inchieste

Il 2025 è stato un anno eccezionale per le personalità dei social media che hanno puntato su una forte contrapposizione tra schieramenti politici. Prima la rabbia contro Donald Trump anche in seguito all’attentato; poi l’assassinio di Charlie Kirk che ha contribuito a portare gli account di destra a nuovi livelli di popolarità. Negli ultimi mesi, al contrario, non si sono verificati eventi politici di portata paragonabile in grado di alimentare l’attacco partigiano e la tifoseria da stadio.

In vista delle elezioni di midterm del novembre 2026, l’ecosistema dei new media politici statunitensi sta attraversando una trasformazione. I podcast conservatori vicini a Donald Trump registrano un calo delle menzioni del presidente e crescenti divisioni interne, legate anche alle scelte dell’amministrazione in politica estera. I democratici, al contrario, cercano di strutturare una rete di creator progressisti, investendo in formati brevi e piattaforme come TikTok per raggiungere gli elettori più giovani. 

Sembrano essere particolarmente apprezzati i contenuti esplicativi, di ricostruzione: More Perfect Union, piattaforma video di stampo progressista, è stato il canale di contenuti politici con la crescita più rapida nell’ultimo trimestre, crescendo fino a raggiungere Turning Point USA. Particolarmente apprezzato il video “I Tracked Down the Company Ruining Fruit”, dedicato alle pratiche scorrette e alla corruzione nel settore ortofrutticolo e in particolare dei frutti di bosco.

Sono cresciuti anche alcuni creator di entrambi gli schieramenti che adottano uno stile simile, basato sull’inchiesta e sul “citizen journalism”, su un giornalismo inteso come sorveglianza cittadina (con una serie di questioni deontologiche e di responsabilità su cui prima o poi bisogna tornare con serietà). Da guardare nei prossimi mesi:  Tyler Oliveira, Benn Jordan, Johnny Harris e Channel 5, il progetto di Andrew Callaghan.

Alcuni importanti canali politici hanno addirittura perso iscritti. Ben Shapiro, influencer conservatore, ha registrato un’ulteriore perdita di 50.000 iscritti dal mese di luglio, mentre il suo media, The Daily Wire, ne ha persi 10.000 sul canale principale. Anche il comico conservatore Russell Brand, al centro di controversie, ha subito una contrazione significativa, con oltre 40.000 iscritti in meno.

La politica dell’inciviltà

Il rallentamento potrebbe però avere una spiegazione più semplice: gli spettatori di entrambi gli schieramenti potrebbero avere una capacità limitata di interesse per contenuti costruiti su notizie dell’ultima ora riguardanti Trump, presentate in chiave rabbiosa e con uno stile percepito come datato. Molti creator potrebbero quindi aver raggiunto questo limite prima del previsto.

Un’altra novità importante riguarda il modo in cui YouTube calcola le visualizzazioni pubbliche. Ad agosto, la piattaforma ha annunciato una modifica immediata del criterio utilizzato: in precedenza, una visualizzazione richiedeva almeno 30 secondi di visione; ora è sufficiente una singola impressione.

Questo significa che i numeri saranno complessivamente più elevati, ma sempre meno indicativi di un ingaggio reale, cioè di un coinvolgimento effettivo degli utenti: dati a disposizione della piattaforma e dei singoli creator.  

L’inciviltà come risorsa strategica della politica non è nuova, ma è stata acuita dal funzionamento dopaminico delle piattaforme. Come dice Sara Bentivegna, gli attori che sanno fare spettacolo politico sono particolarmente agevolati da queste innovazioni.
Ma, con Byung-Chul Han, è possibile che ci stiamo ricordando che garbo, educazione e formalità non sono orpelli inutili, ma il prerequisito del dialogo e, dunque, della democrazia.

Il cui ingaggio reale dovrebbe sempre essere misurato in presenza, e in partecipazione.

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Ludovica Taurisano
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Ludovica Taurisano, PhD in Global History and Governance presso la Scuola Superiore Meridionale di Napoli con un progetto di ricerca sull’editoria popolare e l’informazione politica negli anni Sessanta e Settanta. È spin doctor e consulente di comunicazione politica. Da ricercatrice, si occupa di processi di costruzione dell’opinione pubblica, pratiche deliberative e artivismo. Ha lavorato con il Senato, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, The European House-Ambrosetti, Triennale Milano. Caporedattrice di Birdmen Magazine e melomane, ogni tanto fa cose sul palco.