Midterm e la mutazione dei new media americani

Di il 01 Ottobre, 2026
Un'analisi del Wall Street Journal registra il calo delle menzioni al presidente da parte dei podcaster conservatori mentre Crooked Media investe sui creator progressisti per conquistare gli under 30
Immagine di copertina: il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Fonte: Wikimedia Commons

Da agosto, Donald Trump ha ripetuto più volte lo stesso messaggio agli elettori in vista delle elezioni di metà mandato: ‘Immaginate che ci sia io sulla scheda elettorale’, richiamando alle presidenziali del 2024 e al suo successo.

Secondo il leader del movimento MAGA, allora era stato il suo nome a portare gli elettori alle urne, e lo stesso dovrebbe accadere a fine ottobre.

Un calcolo che però trascura diversi fattori. Uno in particolare è stato decisivo nel 2024 e oggi sembra sottovalutato dallo stesso Trump: i podcast.

Se ne sono accorti i media americani, che nelle ultime settimane hanno analizzato lo stato dei new media vicini al mondo MAGA per capire se, come due anni fa, riusciranno a trainare il voto repubblicano o meno.

Podcaster in rivolta contro Trump

Il Wall Street Journal ha pubblicato un’inchiesta basata su un’analisi condotta tramite intelligenza artificiale su quasi 70.000 ore di podcast conservatori, per mappare i temi affrontati dai principali commentatori di destra.

Il risultato è netto: i riferimenti a Trump sono in forte calo.

Secondo i dati ripresi da The Daily Beast, le menzioni al presidente sono passate da circa 40 all’ora durante le elezioni del 2024 a circa 12, una diminuzione di quasi il 70%.

Intervistato da MS NOW, Charlie Sykes, commentatore conservatore, ha letto il calo come il segnale di una stanchezza generale verso quello che ha definito il ‘Trump Show’.

Secondo Sykes, i podcaster sono rimasti delusi dalla direzione presa dall’amministrazione, molto diversa da quella raccontata ai propri ascoltatori durante la campagna elettorale. Ora cercano un nuovo tema attorno a cui costruire il proprio racconto.

Una tendenza visibile ormai da mesi, almeno dall’inizio del conflitto in Iran a febbraio.

Alcuni commentatori, tra cui Tucker Carlson, hanno rotto pubblicamente con l’amministrazione. Altri hanno spostato gradualmente l’attenzione dalla figura di Trump al Partito Repubblicano nel suo insieme.

Sul fronte opposto, i podcast vicini all’area democratica hanno continuato a mettere il presidente al centro, con l’obiettivo di trasformare le midterm in un referendum sul suo operato.

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Tucker Carlson. Fonte: Wikimedia Commons

Un ecosistema diviso e frammentato

Non è la prima volta che la macchina mediatica MAGA dà segnali di rallentamento.

Già tra novembre 2024 e novembre 2025, i podcast che avevano avuto un ruolo centrale nella campagna avevano registrato un crollo del traffico.

Lo stesso dato è stato evidenziato dal New York Times già quest’estate.

Secondo la testata, alcune delle figure più importanti dei new media MAGA, come Benny Johnson, Dan Bongino e Megyn Kelly, non riescono più a ottenere la visibilità di cui godevano nel periodo elettorale.

Il calo non dipende però soltanto dall’impopolarità del presidente.

Il quotidiano newyorkese, infatti, sottolinea tra le cause anche una serie di fratture tra i creator, che hanno indebolito l’intero ecosistema. Una di queste risale all’assassinio di Charlie Kirk, figura che teneva insieme un mondo già molto frammentato.

Dopo la sua morte, le reazioni dei creator sono state diverse. C’è chi, come Candace Owens, ha dato spazio a teorie cospirazioniste, e chi si è limitato a salutare l’amico scomparso criticando gli altri per le reazioni poco rispettose nei confronti della vedova.

La decisione di Trump di intervenire in Iran ha quindi aggravato una crisi già in corso, aprendo un’ulteriore frattura tra i sostenitori dell’intervento e i critici.

Il caso più evidente è quello di Ben Shapiro.

Dopo essersi schierato a favore dell’intervento, il fondatore di The Daily Wire ha perso 60.000 iscritti su YouTube tra aprile e giugno. Allo stesso modo, le sue visualizzazioni settimanali sono scese da un picco di 24 milioni durante la campagna del 2024 a circa 4 milioni durante l’estate.

Invece, voci più critiche nei confronti del presidente, come Nick Fuentes e Candace Owens, hanno invece guadagnato pubblico.

Il problema è quindi strutturale: i vari podcast costituiscono una galassia di realtà frammentate, senza coordinamento o un’autorità centrale.

Ogni presentatore gestisce il proprio canale secondo una logica individuale, legata al proprio pubblico e ai propri numeri. Alla fine della giornata, il podcast viene prima del partito.

La risposta democratica

Mentre i new media MAGA attraversano una fase difficile, i democratici sembrano aver imparato dagli errori del 2024 e stanno costruendo un ecosistema in grado di competere con quello conservatore.

In prima linea c’è Crooked Media, la società fondata da ex membri dello staff di Barack Obama e nota per Pod Save America. L’obiettivo è puntare su podcast e creator online per riavvicinare i giovani elettori al Partito Democratico.

Da questa strategia è nata Crooked Ideas, organizzazione non profit che sostiene i creator progressisti e punta su formati come le videoinchieste di strada e i contenuti comici brevi.

Alla guida, come direttore esecutivo, c’è Kyle Tharp, stratega digitale e autore su Substack di Chaotic Era, newsletter lanciata alla vigilia dell’insediamento di Trump diventata un punto di riferimento per la comunicazione politica americana.

Kyle Tharp. Fonte: Chaotic Era

Una visione a 360°

Tharp ha spiegato a Semafor che l’organizzazione si concentrerà su temi che stanno a cuore agli under 30. Tra gli altri, intelligenza artificiale, potere delle big tech, cambiamento climatico, sanità e disuguaglianze di reddito.

Secondo Tharp, dopo le elezioni del 2024 i democratici hanno imparato la lezione e hanno puntato con decisione sui podcast. L’ecosistema che ne è nato parla però soprattutto a un pubblico di nicchia, già politicamente attivo e soprattutto più adulto.

Per aumentare la portata, Tharp ritiene necessario diversificare i formati, e di conseguenza gli ascoltatori. Per farlo però servono iniziative filantropiche come Crooked Ideas, perché questo tipo di contenuti difficilmente riesce a sostenersi sul mercato.

Già a dicembre 2025, in un’intervista al Guardian, Tharp aveva sottolineato questa differenza sostanziale tra commentatori Repubblicani e Democratici.

Nell’ecosistema conservatore molti new media sono sostenuti da iniziative filantropiche, mentre in quello progressista quasi tutti hanno una finalità commerciale e sono legati a grandi aziende come il New York Times.

Tharp, infine, insiste sull’importanza dei formati brevi. Podcast e interviste long form non bastano. Per generare engagement servono clip, interviste rapide e video su TikTok.

Le midterm come banco di prova

La macchina mediatica MAGA si è incartata. Alle prese con la frammentazione interna, i podcaster conservatori cercano nuovi temi per non ruotare più soltanto attorno a Trump.

I democratici, dall’altra parte, stanno costruendo un ecosistema più strutturato e compatto, avendo avuto modo di osservare da vicino gli errori dei rivali.

Le midterm di novembre offriranno i primi segnali da cogliere, anche se un giudizio sulla strategia democratica sarebbe prematuro.

Nel 2024 i podcast sono stati decisivi e hanno garantito ai repubblicani un vantaggio strategico. Resta da capire quale direzione prenderanno in vista delle presidenziali del 2028, e se quel vantaggio cambierà campo.

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Rocco De Carolis
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Rocco De Carolis è contributor per Mediatrends, dove scrive di comunicazione politica e dinamiche digitali dell'informazione. Studia International Security alla Paris School of International Affairs (PSIA) di Sciences Po, dopo la laurea conseguita in Global Humanitarian Studies all'UCL con First Class Honours. Ha conseguito un diploma in Global Security presso l'ISPI e cura il Substack del Council for Countering Online Disinformation. Ha partecipato a missioni umanitarie in America Latina. Studia in particolare il ruolo dei dati e della comunicazione nei processi politici, con attenzione al sistema politico e mediatico angloamericano.