Cosa nasconde la nuova comunicazione di Hunter Biden

Di il 23 Giugno, 2026
Dal podcast di Gavin Newsom alle scuse di Candace Owens, il figlio dell'ex presidente costruisce la propria narrazione sulla trasparenza assoluta
Immagine di copertina: Jill, Joe e Hunter Biden. Fonte: Wikimedia Commons

Il 19 maggio, in coincidenza con i sette anni di sobrietà, Hunter Biden, figlio dell’ex presidente Joe Biden, è tornato al centro dell’attenzione mediatica con un post su X: “Sono Hunter Biden e non avete mai veramente sentito cosa ho da dire”.

Da quel momento il figlio dell’ex presidente ha pubblicato senza sosta, portando il suo profilo X a quasi 800mila follower. È stato ospite di diversi podcast e, venerdì scorso, protagonista di una conversazione di novanta minuti con il governatore della California Gavin Newsom.

Newsom apre la puntata presentando Biden come il futuro candidato democratico alle presidenziali del 2028. Biden risponde, ironico, che accetterebbe solo come vicepresidente nel suo ticket.

Secondo il New York Times, l’intera puntata è un’operazione di ‘engagement farming’, in cui Newsom sfrutta il momento positivo di Biden, che ottiene in cambio accesso a una piattaforma ampia.

Oltre alla superficie, però, la puntata racconta un vuoto comunicativo del Partito Democratico e un appetito crescente per una comunicazione diretta ispirata a quella che ha portato Donald Trump allo Studio Ovale.

Il podcast che rompe il silenzio

Newsom chiede a Biden cosa lo abbia spinto ad “alzare la voce”, dopo che era finalmente uscito dal mirino degli avversari del padre e dal ciclone mediatico intorno alle sue vicende giudiziarie.

Biden racconta di essersi ispirato proprio al podcast di Newsom, dove il messaggio ricorrente è che nel campo progressista molti abbiano paura di parlare liberamente.

Così, ascoltandolo, si è reso conto di non avere né paura né nulla da perdere.

Per anni, infatti, gli osservatori politici lo hanno accusato di distrarre dall’agenda del padre con i suoi scandali. Biden nega quell’intenzione, dichiarando invece di essersi sempre tirato indietro per rispetto della Casa Bianca e del ruolo del padre.

Oggi, libero da quel vincolo, ha scelto di raccontare il proprio passato.

Sul suo profilo X alterna autoironia e autocritica, ammettendo di aver imbarazzato il padre, ma attribuendo i propri errori alla tossicodipendenza, non alla cattiveria.

Trasparenza come arma comunicativa

Il ritorno di Biden colpisce anche per il mezzo scelto. Infatti, X è una piattaforma sempre meno frequentata dai democratici e sempre più dominata dall’ultradestra americana.

Per anni Biden è stato il bersaglio preferito del movimento MAGA, senza mai aver reagito. Ora risponde, e lo fa con una strategia fondata sull’autenticità, che funziona soprattutto con il pubblico dei suoi critici.

Molti account legati a MAGA, infatti, rispondono inizialmente con altri attacchi, ma quando il figlio dell’ex presidente mostra la propria vulnerabilità, ammettendo il pentimento e il periodo buio vissuto, riceve empatia.

A questa trasparenza personale, Biden affianca una componente populista.

Nell’intervista di fine maggio con Candace Owens, concentra i suoi interventi sugli Epstein Files, sulla corruzione dell’amministrazione Trump e sull’isolamento dell’élite di Washington.

Le scuse di Candace Owens

L’intervista con Owens attira particolare attenzione. Per anni l’attivista conservatrice ha attaccato Biden, soprattutto sulla sua tossicodipendenza.

Ma nel corso della conversazione, Owens si è scusata.

Per molto tempo, ha dichiarato, ha trattato Biden come una caricatura più che come una persona, e si è resa conto, anche alla luce dell’esperienza della propria famiglia con la dipendenza, di aver sbagliato e di essere stata accecata da calcoli politici.

Owens chiede poi a Biden perché abbia scelto di esporsi in un ambiente che sapeva ostile. Biden risponde che bisogna continuare a confrontarsi anche con chi ha opinioni opposte, perché demonizzare gli avversari è un errore.

Aggiunge che la mancanza di confronto è il problema centrale della politica americana, paragonando l’iPhone a una nuova forma di dipendenza, capace di polarizzare la popolazione attraverso gli algoritmi dei social media.

Per questo si dice disposto a parlare anche con figure come Tucker Carlson e Nick Fuentes.

Su quest’ultimo critica i democratici per averlo etichettato semplicemente come nazista, offrendogli così più visibilità invece di smontarne pubblicamente le posizioni.

Il parallelo con Graham Platner

Per Biden la trasparenza è una strategia: chi mostra da sé le proprie debolezze toglie agli avversari la possibilità di usarle come arma.

Questo principio, secondo lui, vale anche per un altro nome emerso di recente nella politica americana, il candidato al Senato nel Maine, Graham Platner.

Quest’ultimo ha dichiarato, ospite del podcast The Interview del New York Times, che prima ancora di lanciare la campagna aveva intuito che il suo passato sarebbe diventato un problema.

Così, ha preso la decisione di anticipare i giornali, rendendo pubblici lui stesso i post controversi scritti su Reddit in un periodo difficile della sua vita, senza opporre resistenza alle domande sui propri errori.

Aggiunge però ai microfoni del New York Times che il pubblico e i media dovrebbero concentrarsi sui programmi politici, non su episodi personali estranei alla sfera pubblica.

Biden condivide questa lettura, e ricorda che Platner è un veterano tornato da Iraq e Afghanistan con un disturbo da stress post traumatico, un dettaglio biografico che per lui pesa più di qualunque post infelice.

Quando guarda a Platner, dice, guarda alle sue idee, non al suo passato.

Da qui Biden allarga il discorso: l’ossessione mediatica per la vita privata dei politici, sostiene, scoraggia le persone valide dal candidarsi e finisce per abbassare il livello complessivo della classe dirigente americana.

Trump non condivide questa visione.

Interpellato in conferenza stampa, risponde che le elezioni si decidono anche sul passato dei candidati, e che quello di Platner è comunque peggiore di quello di Biden, lasciando intendere che se il primo può farcela in Maine, anche il secondo potrebbe avere una possibilità. Biden ribatte che, paragonato al passato di Trump, il proprio e quello di Platner non contano nulla.

È in questo scambio che emerge la distinzione che Biden traccia tra autenticità e audacia.

Mentre si autodefinisce trasparente e autentico, attribuisce a Trump l’audacia di mentire e la capacità di adattarsi a ogni interlocutore, una qualità che il pubblico, a suo avviso, confonde con la sincerità.

Hunter Biden. Fonte: Flickr

La nuova ossessione per X

Biden descrive la propria attività sui social come una nuova dipendenza: pubblicare senza sosta i propri pensieri su X, una strategia che richiama il ‘flood the zone’ già utilizzato da Trump.

L’obiettivo, come rivelato in precedenza, è essere così trasparente da rendere inattaccabile il proprio passato. In questo modo può dirigere lui il dibattito, anzichè subire la comunicazione aggressiva degli avversari.

In chiusura dell’intervista, poi, annuncia anche due libri sulla presidenza del padre, che pubblicherà in formato seriale su Substack con un capitolo a settimana.

Uno dei due, racconta, avrà la struttura di un thriller, con Rudolph Giuliani e Steve Bannon come antagonisti. Secondo il figlio dell’ex presidente, infatti, i due sono stati personaggi chiave nelle sue vicende giudiziare, insieme al conglomerato mediatico di Rupert Murdoch.

Secondo The Atlantic, però, Biden rischia di sovraesporsi.

La popolarità social non equivale a competenza politica, e, nonostante la sua trasparenza sul suo passato, restano alcune zone d’ombra sulla sua attività imprenditoriale e sulla sua vicinanza a teorie cospirazioniste.

Costruire un’intera strategia comunicativa sull’onda di un momento favorevole rappresenta un rischio. Nell’era dei social media, infatti, lo stesso meccanismo che oggi premia Biden può rivoltarsi contro di lui al primo passo falso.

La partita di Newsom

È diverso, invece, il calcolo fatto da Newsom su questo momento.

Secondo Axios, infatti, il governatore della California corteggia da mesi l’ex presidente e la sua famiglia, mentre altri possibili candidati alle primarie del 2028 hanno preso le distanze criticandone il mandato.

La sua scommessa è che un endorsement di Biden possa avere un peso rilevante  nelle primarie democratiche, dove l’ex presidente resta popolare tra gli elettori neri e latinoamericani.

Secondo questa lettura, l’intervista al figlio sarebbe quindi frutto di una strategia politica che mira a stabilire un contatto diretto con l’ex presidente in vista del 2028.

Newsom e Hunter Biden finiscono così per muoversi nella stessa direzione, sfruttando lo stesso momento per obiettivi diversi: maggiore visibilità per uno, più peso politico nel partito per l’altro.

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Rocco De Carolis
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Rocco De Carolis è contributor per Mediatrends, dove scrive di guerra ibrida, comunicazione politica e dinamiche digitali dell’informazione. Studente di Global Humanitarian Studies presso UCL, ha una formazione in sicurezza internazionale e geopolitica, consolidata con un Diploma in Global Security presso ISPI. Ha partecipato a missioni umanitarie in America Latina e coordina programmi di mentoring nel Regno Unito per United Italian Societies. Scrive di disinformazione, propaganda, interferenze straniere, comunicazione politica e attivismo sui media digitali. È interessato alle fratture del presente: conflitti, potere, narrazioni e alle loro conseguenze sociali. Studia in particolare il ruolo dei dati e della comunicazione nei processi politici, con un’attenzione specifica al sistema politico e mediatico anglo-americano.