Instagram e YouTube vogliono diventare televisione, ma vale anche il contrario: nel tempo dell'anarchia creativa, l'importante è essere dappertutto
La creator economy è piena
Dopo l’annuncio di “Instagram for TV”, si pensa che è arrivata l’ora: la televisione sta incontrando la creator economy. Ma è improprio, perché le due sono mescolate da molto più tempo.
Innanzitutto, l’economia dei creator ha il sapore della novità perché si è originata nella new platform economy, ma di fatto ha in comune la produzione di content, con tutte le altre forme di intrattenimento, ivi compresa la televisione.
La seconda ragione è che il mercato si sta già riaggiustando. Tra le caratteristiche della creator economy c’era l’assenza di barriere all’ingresso: quanti influencer si sono ritrovati a essere tali senza accorgersene, subito dopo la pandemia?
È plausibile che questa libertà ed eguaglianza di opportunità si esaurirà molto presto, al netto di alcuni singoli fenomeni di creator nati veramente dal basso. Il mercato è già saturo, e il fatto che si replichino le dinamiche produttive della “vecchia televisione” implicherà sempre di più la cernita del materiale, tipicamente prodotto e distribuito da talent agency e case di produzione.
L’auspicio è che la qualità richiesta non sia tale da esigere già un budget importante per poter competere anche solo in entrata.
Del resto, la cosa migliore che ha prodotto la cultura dell’Internet probabilmente sono i meme: spontanei, fuori controllo, non incasellabili, brutti e trash.
Speriamo che l’esigenza di imbrigliare i contenuti nei format che si reputano più economicamente efficienti, non spenga i barlumi di frizzante disordine online.





