Media politics. Scommettere sulle parole

Di il 09 Giugno, 2024
scommettere sulle parole Arjun Appadurai
Arjun Appadurai ha studiato le crisi economiche, focalizzandosi sul ruolo del linguaggio nella finanziarizzazione della realtà. Nel 2016 pubblica Scommettere sulle parole, in cui sostiene che il collasso del sistema finanziario statunitense in quel biennio fatale sia stato, prima di tutto, un cedimento linguistico

La finanziarizzazione del mondo è stata oggetto di molti studi. A essa si è dedicato, nell’ultima fase della sua carriera di ricercatore, il sociologo Luciano Gallino, autore di tre libri che esplorano le complesse modalità con cui il settore finanziario estrae valore dall’economia reale, creando ricchezza fittizia. In Con i soldi degli altri, Gallino esamina la gestione del risparmio privato da parte di asset manager professionisti e la loro perniciosa visione degli investimenti a breve termine. In Finanzcapitalismo, descrive il sistema finanziario come una mega-macchina sociale che produce denaro solo per creare altro denaro. Infine, ne Il colpo di stato di banche e governi, analizza le crisi del 2007-2008 e la responsabilità di banche, fondi e regolatori per averle originate.

Anche l’antropologo statunitense di origine indiana Arjun Appadurai ha studiato queste crisi, focalizzandosi però sul ruolo del linguaggio nella finanziarizzazione della realtà. Nel 2016 pubblica Scommettere sulle parole, in cui sostiene che il collasso del sistema finanziario statunitense in quel biennio fatale sia stato, prima di tutto, un cedimento linguistico. Appadurai non nega che l’avidità, l’ignoranza, la mancanza di rigore normativo e un trattamento irresponsabile del rischio siano stati fattori decisivi. Tuttavia, ritiene che la condizione di possibilità di tutti questi vizi strumentali risieda nel nuovo ruolo che il linguaggio ha assunto nei mercati.

Questa tesi si riferisce soprattutto a quella che viene considerata la più importante innovazione finanziaria: i contratti derivati, in particolare i futures, le opzioni e i credit default swaps, basati su una scommessa relativa a un sottostante (una merce, un titolo azionario, un indice di borsa, eccetera). In particolare, i contratti derivati ribaltano il concetto di gestione del rischio per il quale erano nati (i futures servivano a fissare in anticipo il prezzo dei prodotti agricoli, storicamente fluttuante). Il contratto derivato, con il suo portato semiotico e linguistico, si fonda su una scommessa che si rinnova teoricamente all’infinito, un gioco a leva che rimanda sempre ad altro. Questo crea una funzione simbolica che supera il sistema capitalistico materiale, rendendo plausibile un sistema in cui il denaro aumenta la produzione di denaro senza passare per il sistema delle merci. In questo, c’è un forte collegamento con le tesi di Finanzcapitalismo di Gallino.

Appadurai confronta questa situazione con la concezione di Max Weber, per il quale l’attività imprenditoriale, sebbene incerta, viene “inverata” dal successo dell’uomo di affari, successo interpretato come segno divino di salvezza in accordo allo spirito calvinista.  L’incertezza ha invece fondato la mistica degli strumenti derivati, richiamando anche linguisticamente i riti dei trader e dei gestori speculativi: il loro successo è sempre retroattivo, non prevedibile, e viene scambiato per sapienza professionale in grado di padroneggiare strumenti sofisticati. Tuttavia, tali strumenti costituiscono promesse contrattuali che spesso non vengono rispettate, perché, per Appadurai, l’essenza della finanza speculativa si basa proprio sulla rottura del contratto tra agente e investitore. Per l’antropologo americano, questa narrazione e questa simbologia sono alla base di una crisi che ha sconvolto l’economia reale ma che è partita da una rappresentazione mentale e dalla costruzione di un linguaggio.

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Alberto Paletta si occupa di comunicazione e relazioni istituzionali presso un gruppo finanziario. Pur attratto dalla politica attiva, preferisce dedicarsi a quella contemplativa. Milanese d'adozione e di elezione, un po' come Stendhal.