Cosa succede a TikTok in America. Facciamo chiarezza

Di il 21 Aprile, 2024
Sicurezza nazionale, libertà di espressione e implicazioni geopolitiche di un divieto che pesa 24 miliardi di dollari

In un mondo sempre più interconnesso, la sicurezza dei dati personali e la sovranità digitale sono diventate questioni di estrema rilevanza geopolitica. Lo scorso sabato, negli Stati Uniti, la Camera dei rappresentanti ha approvato una legge che vieterebbe TikTok se ByteDance, casa madre dell’app dei video brevi, non dovesse vendere le proprie quote entro un anno ad un acquirente americano gradito al governo. Si tratta di una misura che, per accelerare i tempi (già il prossimo martedì il Senato potrebbe approvare la legge), è stata inserita all’interno del pacchetto di aiuti per Ucraina, Israele e altri alleati americani, nota priorità per il presidente Joe Biden. Il meccanismo proposto per il divieto punterebbe sui grandi distributori digitali come Apple e Google, minacciando sanzioni qualora continuassero a distribuire o aggiornare l’app.

Non si tratta di un episodio isolato. La legge si inserisce in un’escalation di tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina riguardo al controllo e alla gestione dei dati degli utenti, con TikTok nel mirino a causa della sua enorme popolarità e del suo coinvolgimento in questioni di privacy e sicurezza dei dati. Già lo scorso marzo la Camera aveva approvato un disegno di legge della stessa portata, che tuttavia si era arenato in Senato. Senza dimenticare che nel febbraio 2023 la Casa Bianca aveva ordinato alle agenzie federali di eliminare TikTok dai dispositivi governativi (ordine seguito da più di 30 stati americani e la città di New York) e, il mese successivo, la Camera ha interrogato l’amministratore delegato di TikTok, Shou Chew, sulla proprietà dell’app e sulla potenziale influenza della Cina.

Il legislatore americano, insieme a quello di altre nazioni occidentali come il Canada e i membri dell’Unione Europea, esprimono preoccupazioni crescenti sul fatto che ByteDance possa essere costretta a consegnare dati sensibili al governo cinese. Timore accentuato dalle leggi cinesi che potrebbero costringere le aziende a collaborare con il governo per fini di intelligence. L’eco di queste preoccupazioni si è sentita forte anche durante eventi di grande tensione geopolitica, come la guerra tra Israele e Hamas, dove la gestione delle raccomandazioni dei contenuti da parte di TikTok ha sollevato interrogativi sulla possibile diffusione di disinformazione. Motivo per cui in India il divieto è già in vigore da quattro anni mentre altri paesi ed enti governativi – tra cui la Gran Bretagna e il suo Parlamento, l’Australia, il Canada, la Commissione europea, la Francia e il Parlamento della Nuova Zelanda – hanno bandito l’app dai dispositivi ufficiali. Recentemente, anche Il ministro degli affari digitali di Taiwan ha definito TikTok un prodotto pericoloso che rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale.

Nonostante TikTok abbia negato ripetutamente queste accuse e tentato di distanziarsi dalla sua società madre, la pressione per una soluzione radicale è culminata con il voto dello scorso sabato alla Camera dei rappresentanti. La situazione si complica ulteriormente, da un lato, con l’approccio “vendi o vieni bandito”, che ha già sollevato speculazioni sui possibili acquirenti, tra cui un gruppo di investitori riuniti dall’ex segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, e gruppi di private equity. Dall’altro lato, il Dipartimento di Giustizia ha aperto un’indagine su TikTok per presunta sorveglianza dei giornalisti americani, indagine innescata dalla confessione di ByteDance sull’accesso illegittimo di alcuni dei suoi dipendenti ai dati di giornalisti americani.

La questione della legalità di un divieto completo dell’app dei video brevi è complessa e potrebbe finire in tribunale. Esperti hanno sollevato preoccupazioni riguardo la fattibilità di un tale divieto, data la prevalenza di TikTok nella cultura digitale americana e il suo utilizzo da parte di organi di informazione e politici per comunicare con il pubblico. La libertà di espressione, protetta dal Primo Emendamento, potrebbe rendere un divieto totale particolarmente problematico da giustificare.

Ma come sta reagendo TikTok? Già nel 2022, l’app cinese aveva presentato un documento dettagliato di 90 pagine al governo americano che delineava il piano operativo dell’azienda, volto a mitigare le preoccupazioni americane sulla sicurezza nazionale. Un’iniziativa che rifletteva il tentativo di TikTok di navigare tra le richieste di conformità e la volontà di mantenere la propria operatività e popolarità.

Oggi il social cinese sta intensificando le attività di lobbying, cercando di mobilitare il supporto popolare contro il divieto. La piattaforma ha definito le recenti iniziative legislative “teatro politico”, nel tentativo di difendere la presenza nel mercato americano e di influenzare la legislazione a suo favore. “È un peccato che la Camera dei rappresentanti stia utilizzando la copertura di importanti aiuti esteri e umanitari per agevolare ancora una volta un disegno di legge che calpesterebbe il diritto alla libertà di espressione di 170 milioni di americani, devasterebbe 7 milioni di imprese e chiuderebbe una piattaforma che genera 24 miliardi di dollari all’economia americana, ogni anno”, ha dichiarato un portavoce di TikTok.

In tutto questo caos, TikTok rimane comunque una piattaforma influente anche nella sfera politica americana. La campagna per la rielezione di Biden ha fatto ricorso all’app cinese per raggiungere l’elettorato più giovane, pubblicando video che lo ritraevano in modo informale e considerando dunque la piattaforma uno strumento di comunicazione essenziale e influente, soprattutto tra i giovani elettori.

Non manca, come spesso accade nei grandi dibattiti pubblici, una divisione all’interno della società americana e globale, tra chi vede il divieto come un passo necessario per proteggere la sicurezza nazionale e chi lo interpreta come un attacco alla libertà di espressione su internet, con potenziali ripercussioni sulla posizione degli Stati Uniti come campione di una rete aperta e libera. Il dibattito su TikTok non è solo una questione di sicurezza dei dati, ma anche un simbolo più ampio delle tensioni tra libertà digitale e controllo governativo. Più la situazione evolve più sarà fondamentale osservare come le decisioni prese oggi influenzeranno la geopolitica di domani e come i singoli paesi negozieranno il delicato equilibrio tra sicurezza e libertà nell’era digitale.

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