Le elezioni si vincono al centro… o su Instagram?

Di il 04 Luglio, 2026
Con la legislatura agli sgoccioli le nuove politiche si giocheranno sempre più sui social e Instagram pare dirimente. Gli influencer (che vogliono influenzare) non mancano
Fonte immagine di copertina: Pexels

Un vecchio adagio politico recita che in Italia le elezioni si vincessero al centro: chi tra i due schieramenti fosse riuscito a prendere più voti tra i moderati avrebbe portato a casa il risultato elettorale.

Nel 2026, con il fiorire di influencer politicizzati, viene da chiedersi se il campo in cui piantare bandierine siano i social, in particolare Instagram, piazza virtuale sempre più disputata tra centrodestra e centrosinistra, spesso nelle loro declinazioni maggiormente estremiste.

L’importanza di presidiare Instagram

“Forse Instagram non è ancora indispensabile per assicurarsi una vittoria elettorale – ragiona a Mediatrends Francesco Giubilei, uno dei volti più freschi del centrodestra italiano – ma gioca un ruolo sempre più importante: lo ha anche dimostrato in occasione della vittoria referendaria del No alla riforma della Giustizia” proposta dal governo di Giorgia Meloni.

“Anche se peccheremmo di eccessiva semplificazione nel dire che è stato un risultato determinato solo dal voto dei giovani, credo si possa affermare che la comunicazione del centrosinistra sui social sia stata più diretta anche veicolando messaggi che reputo non veri e poco nel merito della riforma ma che sono arrivati” ai destinatari “con più facilità” ed efficacia.

La proliferazione di pagine che fanno (qua e là) propaganda

Per Giubilei, presidente del think tank Nazione Futura, giornalista ed editore, i social sono cruciali. Non a caso, lo scorso marzo ha inaugurato Ribalta, webzine online che su Instagram conta oltre 360mila follower e che non nasconde di seguire pedissequamente le orme dell’ormai “vecchio” Will fondato ai tempi che furono da Imen Jane e Alessandro Tommasi, un’era fa nel convulso mondo dei social.

“Credo molto nella comunicazione integrata e crossmediale – spiega – i media classici come i giornali conferiscono autorevolezza, la televisione ti permette di raggiungere una platea main stream ma solo i social consentono di arrivare ai giovani che non leggono i quotidiani e la sera non guardano la tv”.

Francesco Giubilei

La rincorsa della destra

Per Giubilei la destra deve correre per colmare un ritardo.

“In Italia la comunicazione di destra è arrivata in ritardo sui social. Ed è un duplice paradosso – prosegue nell’analisi – sia perché negli USA il battage sulle piattaforme mediatiche del mondo MAGA è stato determinante per riportare Donald Trump alla Casa Bianca, sia perché a livello politico i singoli capi di partito di destra sono sempre stati più bravi a comunicare sui social” rispetto agli omologhi della controparte.

“Penso alla ‘Bestia’ dei tempi di Matteo Salvini o all’ottimo lavoro svolto da Tommaso Longobardi nella comunicazione social di Giorgia Meloni”.

La strategia in vista delle elezioni

“A mio avviso – spiega ancora Giubilei – il centrosinistra insiste molto su Instagram, il social più usato dai quarantenni in giù e lo fa avvalendosi di una moltitudine di pagine di informazione solo all’apparenza super partes, ma che in realtà tra il post sul caldo e quello sugli animali infilano propaganda progressista su temi come l’immigrazione e le droghe leggere”.

Il centrodestra dovrà replicare col medesimo apparato? “Credo proprio possa essere la strategia migliore: l’egemonia culturale e la formazione di opinioni nel 2026 non avviene più solo a scuola, nelle università, sui libri ma anche sui social, perciò è fondamentale esserci”.

La proliferazione di influencer che vogliono influenzare politicamente

Non è del tutto d’accordo (e ci sorprenderemmo del contrario) l’attivista digitale Matteo Hallissey che nonostante da un anno sia presidente di +Europa, essendo nato nel 2003 non solo fa apparire Giubilei, classe 1992, come un decano della comunicazione politica, ma non può nemmeno ancora candidarsi alla Camera dei Deputati.

Per questo attualmente porta avanti le proprie battaglie fuori dai Palazzi, soprattutto sui social.

“Esistono diverse pagine afferenti alla galassia di destra che veicolano con grande efficacia messaggi propagandistici molto efficaci – racconta a Mediatrends – mi riferisco per esempio a Esperia o a Siete dei poveri comunisti.

Quelle di sinistra mi paiono molto meno organizzate. Quel che è certo è che noi, come mondo radicale, dobbiamo fare autocritica perché siamo ancora più indietro”.

Striscia ha fatto scuola social?

E infatti Hallissey porta avanti le sue battaglie quasi in solitaria ed è ormai noto al grande pubblico soprattutto per i suoi blitz a favore di smartphone sulle spiagge italiane nei quali viene puntualmente malmenato dal popolo dei balneari che non ama che venga ricordata la situazione di favore data dal perdurare dello stallo in fatto di concessioni demaniali.

Video concitati, di denuncia, che appassionano anche per gli spintoni e i colpi sotto la cintola che l’attivista ogni volta incassa porgendo l’altra guancia.

Intendiamoci, niente che Antonio Ricci non trasmettesse su Striscia la Notizia da almeno tre decadi.

Anche lo stile si barcamena tra quello di un Valerio Staffelli o de Le Iene, a riprova del fatto che i social, alla fine della fiera, non sono poi così innovativi.

Matteo Hallissey

Una battaglia lessicale

E se Hallissey alla vigilia della competizione elettorale per le prossime politiche non è affatto certo che la sinistra sia in vantaggio almeno nella comunicazione social, è invece convinto che debba emanciparsi della destra a livello lessicale.

“Pensiamo a parole come ‘clandestino’, ‘utero in affitto’ o ‘remigrazione’: non appartengono al dizionario di un progressista eppure nel dibattito politico vengono spesso usate da esponenti del centrosinistra. Questa è la prova provata di quanto sia forte la destra su quei temi. Come radicali, per esempio, Filippo Blengino [Segretario nazionale del partito ndR] ha scritto un libro, La Repubblica della Paura, come l’emergenza diventa sistema che mira a dimostrare che quando si parla di sicurezza esistono idee alternative anche a quelle di Fratelli d’Italia e della Lega. O di Vannacci”.

Attenzione alle pagine ambigue

Hallissey apprezza il lavoro svolto su YouTube da Michele Boldrin (leader del partito Ora! che per evidenti questioni anagrafiche è escluso a priori da questa carrellata incentrata sui più giovani) e Ivan Grieco, che i più conosceranno per il suo programma La miniera.

“Preferirei non assistere da qui alle elezioni – dice il presidente di +Europa – a una proliferazione di pagine propagandistiche: ben venga quando nascono in modo genuino e autonomo, ma bisogna sempre diffidare quando sono eterodirette o si rischia solo di dar vita a un ecosistema digitale artificiale. Soprattutto, meglio guardarsi dalle pagine che propagandano idee estreme in modo velato: potrebbero essere pericolose quanto l’uso dei bot cui fanno ricorso soprattutto le potenze straniere per inquinare il dibattito elettorale e avvelenare il clima politico”.

Piccoli scoop crescono

“Quel che è certo – chiosa Hallissey – è che la nascita di pagine e giovani influencer politici è un fenomeno da salutare con ottimismo perché, anche coi ‘dissing’ che scoppiano tra fazioni opposte, possono permettere ai più giovani di interessarsi a temi politici che altrimenti verrebbero ignorati se restassero confinati sui media tradizionali” come televisioni e quotidiani.

Del resto questi giovanissimi content creator sono arrembanti e agguerriti. Anche nella realizzazione degli scoop, veri o costruiti che siano, come quello realizzato dal forzista Marco Gaetani, conduttore di Radio Atreju, nel cui salotto online la giornalista Claudia Conte ha rivelato la propria relazione col ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, facendo sudare freddo per qualche ora l’intero esecutivo.

Laureato in Scienze politiche con una tesi su Donald Trump, riportano dal Foglio, Gaetani ha fatto uno stage come collaboratore del sottosegretario pugliese alla Salute Marcello Gemmato diventando in fretta una delle nuove leve a cui Fratelli d’Italia ha affidato la propaganda social.

Referendum e Gaza temi caldi per i giovani

Insomma, è un mondo effervescente quello degli influencer, tanto più a destra.

Alla chiamata di Giubilei per il quale “L’area filogovernativa ha bisogno di recuperare il tempo perso con un maggior numero di pagine schierate” in modo da solleticare anche il giovane elettorato conservatore pare avere già risposto Esperia Italia.

Una realtà che lo scorso 4 ottobre, prendendo di mira Maria Elena Delia, portavoce della Global Sumud Flotilla (l’organizzazione pacifista che voleva spezzare l’assedio di Gaza da parte di Israele) ha colpito proprio uno dei nervi scoperti su cui, sempre a detta di Giubilei, si focalizza maggiormente l’attenzione dei giovani sui social: le atrocità commesse dal governo di Benjamin Netanyahu.

Si muove Esperia

Il post in questione ha avuto una eco mediatica tale che persino una testata come Wired ha deciso di capire cosa sia questa pagina e quali messaggi stia veicolando.

Si tratta di un reportage articolato e profondo che vi consigliamo di recuperare in fretta (anche perché con la fine delle pubblicazioni italiane non è dato sapere se resterà raggiungibile) per poter avere qualche coordinata in più mentre si naviga nel mare magnum dei social, esposti come non mai ai richiami invitanti di sirene fortemente politicizzate.

A prescindere da come la si pensi, la Esperia di Gino Zavalani è senz’altro agguerrita. Soprattutto nell’ultimo periodo ha deciso di menare colpi a destra e a manca – bersagliando quasi esclusivamente a manca – tra i content creator “della galassia social progressista” come Socialisti Gaudenti, Meme della Terza Repubblica e “della cosiddetta divulgazione”, dice con scherno Zavalani mostrando l’avatar di Raffaele Giuliani, che qualche mese prima l’Espresso aveva incoronato “nuovo leader che resiste all’algoritmo”.

Nel lungo video in questione di scoop giornalistici manco l’ombra, s’intende, ma l’elenco – a tratti verboso – permette di avere contezza di tutte quelle pagine che, non piacendo a chi propaganda idee di destra, si collocano allora per forza di cose sul fronte opposto.

L’egemonia culturale della sinistra sopravvive ai social?

Chiudiamo questa rassegna con il più televisivo degli influencer, ovvero Edoardo Prati, 22enne presenza fissa nel salotto che ancora odora di RaiTre, per lo più frequentato da teste canute, di Fabio Fazio.

È una firma di Repubblica e a differenza degli altri creator che affollano le praterie digitali lascia che a parlare non sia l’ideologia ma la poesia.

A volerla vedere poeticamente rappresenta quella “rivincita dei nerd” vista solo in qualche filmotto americano degli anni ’80 (perciò ben più vecchio di tutti i personaggi citati fin qui) ma mai nella realtà.

A volerla vedere con maggiore dose di sarcasmo si potrebbe invece dire che passano gli anni, cambiano i volti e i mezzi, ma la cultura continua a essere strumento saldamente in mano alla sinistra, molto spesso monopolio di certi ambienti imborghesiti e radical chic che negli anni del berlusconismo hanno avuto la massima espressione proprio nelle trasmissioni di RaiTre.

E forse è per quello che il buon Prati non piace a destra e nemmeno al centro, come dimostra un irsuto articolo del Foglio che s’è meritato persino la replica de Linkiesta.

Ma probabilmente non sta nemmeno troppo simpatico a sinistra. Piccoli Fazio crescono?

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Carlo Terzano
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Carlo Terzano è un giornalista politico ed economico, con la passione per le nuove tecnologie e l'automotive. Già caporedattore di StartupItalia, ha collaborato e collabora oltre che con Mediatrends anche con Start Magazine, Wired, Radio 24, R101, Formiche, Corriere Innovazione e Lettera43.it.