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Negli ultimi mesi si parla spesso del fatto che la prima serata nella tv lineare inizi sempre più tardi. Si tratta, in realtà, di una tendenza nata molti anni fa e di un problema che gli addetti ai lavori conoscono da tempo.
Oggi il cosiddetto prime time inizia intorno alle ore 22. È il caso di Canale 5, dove La Ruota della Fortuna tutte le sere (sabato escluso) con Gerry Scotti sfora fino alle 21.55, minuto più, minuto meno.
Il prime time, come si legge nel glossario di Auditel, la società che rileva gli ascolti della tv italiana, è “l’orario ‘di punta’ della televisione”: “in Italia, il Prime Time inizia ufficialmente alle 20:30:00 e termina alle 22:29:29. Tuttavia, si è andato progressivamente diffondendo l’uso del “Prime Time” compreso tra le 21:00:00 e le 22:59:59”.
Una definizione molto teorica che cozza con la realtà.
Il ritardo della prima serata della tv generalista si è accentuato dallo scorso settembre.
Tutta ‘colpa’ de La Ruota della Fortuna
L’elemento di svolta è stato rappresentato dall’exploit de La Ruota della Fortuna, che nell’estate 2025 ha sfruttato il vuoto lasciato in palinsesto da Rai1 nel cosiddetto access prime time (la fascia che segue il tg della sera e precede la prima serata), dove le repliche camuffate da Techetechetè sono state surclassate dal ritorno dello storico quiz Mediaset.
Il programma di Gerry Scotti, tornato ufficialmente in onda nel pieno dell’estate, il 14 luglio, è partito con un formato di 55 minuti circa, arrivando in pochi mesi a superare i 70.
L’allungamento è presto spiegato: ascolti progressivamente in crescita e molto positivi (con frequente sorpasso – insperato alla vigilia – nei confronti del diretto competitor, Affari tuoi, che, ripartito a settembre dopo la pausa estiva, è riuscito faticosamente a prendere le contromisure, limitando i danni soprattutto negli ultimi tempi) ottenuti peraltro con un prodotto che nel rapporto costo/ore di lavoro è molto vantaggioso.
L’aspetto economico è centrale: come ricostruito da ItaliaOggi, leggendo i listini della concessionaria di pubblicità di Mediaset Publitalia, “gli spot all’interno del gioco condotto da Gerry Scotti costano 132mila euro nella posizione Primissima e 114 mila euro in rotazione (all’interno del break) nel periodo 28 settembre-25 ottobre. Nel 2024, con Striscia la notizia in access dal 23 settembre, quegli spazi erano venduti a 114mila euro (Primissima) e 97.500 euro (rotazione) tra il 29 settembre e il 26 ottobre”.
Insomma, ora conviene investire nell’access prime time. Con tanti saluti alla prima serata, che una volta era occupata da costosi varietà e show, oggi sempre più anacronistici.

Gerry Scotti. Fonte: Wikimedia Commons
La scelta della Rai
L’altro snodo importante è arrivato a fine ottobre 2025, quando il direttore dell’Intrattenimento Prime Time Rai, Williams Di Liberatore, ha annunciato: “Affari tuoi riduce la sua durata per consentire alla prima serata di Rai1 di iniziare prima”.
Una scelta “esclusivamente orientata al rispetto dei telespettatori al fine di poter godere della programmazione in orari più accessibili a tutti”.
In questa circostanza Di Liberatore ha reso pubblico un auspicio: “Spero che tale decisione possa essere funzionale ad adottare meccanismi virtuosi, anche da parte degli altri editori, per consentire di anticipare ulteriormente tutti lo start delle prime serate nel rispetto del pubblico”.
Da quel momento in effetti il game di Stefano De Martino su Rai1 non è praticamente mai andato oltre le 21.45. E Mediaset? Ha fatto orecchie da mercante, rendendo lo sforo de La Ruota della Fortuna una regola.
Canale 5: sforare è una regola, non un’eccezione
Basti pensare che lo scorso 16 aprile, quando lo sciopero dei giornalisti ha costretto il Tg5 della sera ad andare in onda in versione ridotta (edizione da 10 minuti, un terzo della durata tradizionale), La Ruota ha strabordato, superando gli 84 minuti complessivi di messa in onda, facendo partire, quindi, la prima serata alle 21.53.
Cioè solo 7 minuti prima rispetto al giorno successivo, quando il telegiornale ha regolarmente informato i telespettatori per ben 36 minuti totali.
Altro esempio che spiega bene come lo slittamento della prima serata alle 22 sia ormai diventata una strategia (senza dubbio efficace nell’immediato, ma chissà quanto lungimirante) da parte del Biscione, è emerso con I Cesaroni, la cui prima puntata, lunedì 13 aprile, è iniziata alle 21.55 solo perché è stato eliminato il consueto break pubblicitario che va in onda al termine de La Ruota (71 minuti).
A nulla è valso, in questo senso, la richiesta – tra il serio e il faceto – del regista e protagonista della fiction di Canale 5 Claudio Amendola, che ospite proprio nel quiz di Scotti, aveva stuzzicato il conduttore sul tema, chiedendo uno ‘sconto’ di 5 minuti, ricevendo come risposta un diplomatico “se me lo chiedete, vado più corto”.
Lo slittamento della prima serata di Rai1 e Canale 5 ha un impatto anche sulle altre reti generaliste, costrette a prevedere strategici scorporamenti (denominati ‘Anteprima’, ‘Presentazione’ o simili) dei programmi che iniziano regolarmente tra le 21.15 e le 21.45.
Una soluzione per evitare che la media di ascolto del prodotto sia penalizzata dalla concorrenza di Affari tuoi e La ruota della Fortuna. Persino il Festival di Sanremo a febbraio scorso, per limitare la sovrapposizione con il quiz di Scotti, ha ampliato rispetto al 2025 il segmento denominato Sanremo start, facendo partire la misurazione Auditel vera e propria della serata soltanto a partire dalle 21.45.
Il rispetto per il pubblico
Il fantomatico ‘rispetto per il pubblico’, che negli ultimi giorni rimbalza nelle lamentele social di alcuni osservatori e di molta gente comune, ha trovato ospitalità anche in interventi mirati di addetti ai lavori.
Luciana Littizzetto nella puntata di Che tempo che fa di domenica 19 aprile su Nove ha fatto un vero e proprio appello “a nome mio e di un sacco di persone che incontro per la strada”: “Potete fare iniziare la prima serata ad un’ora decente? Se si chiama prima serata vuol dire che si deve fare nella prima parte della serata! O forse pensano che la gente la mattina non abbia niente da fare?”.
Pochi giorni prima Carlo Degli Esposti, che con la sua Palomar ha prodotto serie di successo come Il Commissario Montalbano, in un’intervista concessa a Tv Sorrisi e Canzoni era uscito allo scoperto: “Ridateci la prima serata, in modo che le persone possano seguire le storie fino alla fine e andare a dormire a un orario umano. Il pubblico a cui la fiction parla è la gente che lavora e i ragazzi che vanno a scuola. La prima serata ideale dovrebbe iniziare non oltre le 21.20-21.30”.
Il caso Braccialetti Rossi
Degli Esposti è anche il produttore di Braccialetti Rossi, serie teen di Rai1 che dal 2014 ha raccontato le vicende di bambini e ragazzi ricoverati in un ospedale. E proprio quella fiction dieci anni fa fu ‘vittima’ del ritardo della prima serata.
Il 28 giugno 2016 il direttore generale Rai Antonio Campo Dall’Orto e quello di Rai1 Andrea Fabiano annunciarono lo stop agli sfori di Affari tuoi (all’epoca condotto da Flavio Insinna) e l’inizio della prima serata anticipato alle 21.15.
Il primo assicurò: “L’unico vero obiettivo è dare al pubblico la sensazione di essere rispettato: se dico nove e un quarto, è nove e un quarto”.
Il secondo confermò quella che lui stesso definì “un’idea folle”: “Le nostre prime serate partiranno alle ore 21.15 dal lunedì al venerdì e il sabato e la domenica direttamente dopo il Tg della sera, questo è un segnale forte di rispetto verso il pubblico”.
Il proposito fu mantenuto per soli 37 giorni, con la prima serata di Rai1 che piano piano tornò ad essere ritardata, fino alle 21.30.
Ad ottobre di quello stesso anno, alla vigilia della partenza della terza stagione di Braccialetti Rossi, il direttore della prima rete pubblica spiegò che i nuovi episodi sarebbero partiti alle 20.35 per “fare in modo che il più ampio pubblico possibile possa guardarlo dall’inizio alla fine senza che questo possa avere un impatto anche sulla propria vita, visto che poi il lunedì mattina c’è qualche impegno da parte dei ragazzi, soprattutto”.
L’esperimento fu fallimentare. La promessa fu mantenuta per una sola puntata, perché gli ascolti furono deludenti (16,5% di share e 4.135.000 telespettatori). Così, il secondo episodio, previsto domenica 23 ottobre 2016, venne trasmesso a partire dalle 21.25/30.
Una situazione che portò Striscia la notizia ad attaccare i vertici Rai, evidenziando che le parole di Dall’Orto e Fabiano erano state smentite dai fatti. Il bue diceva cornuto all’asino, visto che lo stesso tg satirico di Canale 5 chiudeva sempre in ritardo rispetto a quanto previsto dal palinsesto ufficiale di Mediaset (nel dettaglio, in quella stagione, alle 21.30 circa, invece che alle 21.10, come segnalato in tutte le guide tv dell’epoca).

Una coppia che guarda Netflix. Fonte: Pexels
Il ruolo delle piattaforme
Rispetto a 10 anni fa, oggi c’è un altro elemento rilevante da considerare: le piattaforme streaming rappresentano un’alternativa sempre più importante per il pubblico che in passato usufruiva della televisione in maniera statica.
Le OTT hanno fatto presa soprattutto sui fruitori dei titoli che una volta venivano trasmessi nella fascia della seconda serata, ormai praticamente sparita o ad appannaggio di piccoli programmi di approfondimento in onda a notte inoltrata.
Insomma, non è cambiato solo il palinsesto, è cambiata la televisione. E finché ascolti e introiti pubblicitari conteranno più del rispetto dei tempi e del pubblico, la prima serata continuerà a iniziare sempre più tardi.




