Giornali, dopo i nuovi editori la sfida dei ricavi

Di il 24 Ottobre, 2026
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La Stampa e Repubblica cercano nuovi lettori all’estero, il Sole 24 Ore guarda all’audiovisivo, QN punta su firme e autorevolezza. Strategie diverse, ma una sfida comune: trasformare visibilità e prestigio in un modello economico sostenibile
Fonte immagine di copertina: Canva

Passata (o quasi) la stagione delle compravendite, per i giornali italiani comincia quella delle verifiche industriali. I cambi di proprietà e le riorganizzazioni degli ultimi mesi stanno prendendo forma in prodotti, nomine e investimenti.

La Stampa e Repubblica guardano oltreconfine, il Sole 24 Ore prepara una nuova guida che suggerisce un’accelerazione multimediale, Quotidiano Nazionale cerca un posto più autorevole nel mercato dell’opinione.

Quattro direzioni diverse che però hanno in comune il tentativo di trasformare il valore di una testata in ricavi capaci di sostenere il giornalismo.

Il riassetto ha separato destini che fino a poco tempo fa appartenevano allo stesso gruppo. Repubblica è passata con Gedi da Exor al gruppo greco Antenna, mentre La Stampa è approdata al gruppo Sae.

Leonardo Maria Del Vecchio ha rilevato le testate oggi riunite in QN Media. Al Sole il passaggio riguarda invece la guida giornalistica. Non tutte le operazioni hanno dunque la stessa natura, ma tutte cercano una risposta alla contrazione del mercato tradizionale: tagliare i costi permette di guadagnare tempo, costruire nuovi prodotti dovrebbe servire a trovare una prospettiva.

La campagna americana

La Stampa USA, online dal 13 ottobre, è un portale in inglese con una redazione a New York. L’obiettivo è raccontare l’Italia agli americani e alla comunità italoamericana, intrecciando cultura, attualità, economia e Made in Italy.

Il progetto promosso da Sae ha però anche una dimensione di relazioni economiche: mettere in contatto imprese, valorizzare opportunità di investimento e interscambio, offrire visibilità alle aziende italiane.

L’intesa con Sace indica questa direzione. La testata diventa così anche una piattaforma intorno alla quale costruire rapporti e possibili servizi per il mondo produttivo.

Repubblica Europe, inaugurata il primo ottobre, sceglie un’impostazione più direttamente giornalistica. La sezione in inglese vuole raccontare l’Italia ai lettori stranieri e proporre uno sguardo italiano sulle vicende internazionali.

L’offerta annunciata comprende reportage, interviste, analisi e storie del Paese, con un presidio continuativo. Il riferimento europeo definisce un’identità e una collocazione culturale, coerenti con l’ingresso in un gruppo internazionale. La scommessa è ampliare il pubblico potenziale di contenuti e firme già riconoscibili, dando loro una circolazione oltre il mercato linguistico domestico.

Il problema è che un mercato giornalistico europeo non esiste ancora e la stampa italiana non è mai stata considerata un interlocutore forte sul mercato internazionale.

Per entrambe, tuttavia, l’internazionalizzazione appare oggi soprattutto una scelta di posizionamento, prima ancora che un motore economico dimostrato. Pubblicare in inglese abbatte una barriera di accesso, ma non crea automaticamente una domanda pagante.

La concorrenza è enorme e conquistare lettori richiede distribuzione, marketing e continuità editoriale. Per La Stampa la componente rivolta alle imprese può aprire entrate da partnership, eventi o servizi; per Repubblica la sfida riguarda anche la disponibilità a sottoscrivere un abbonamento. Sono possibilità da verificare: prestigio internazionale e fatturato internazionale restano due risultati distinti.

Fonte: Wikimedia Commons

Le trasformazioni del Sole 24 Ore

Al Sole 24 Ore il segnale più significativo viene dalla designazione di Giuseppe De Bellis, che dal 7 dicembre assumerà la direzione responsabile del quotidiano, di Radio 24, di Radiocor e delle altre testate del gruppo.

Fabio Tamburini resterà direttore editoriale. Il percorso di De Bellis a Sky rende plausibile leggere la scelta come un investimento nell’integrazione fra linguaggi e piattaforme. È un’interpretazione industriale della nomina: il comunicato non annuncia un nuovo piano televisivo. Il gruppo dispone però già degli elementi sui quali costruire un’offerta audiovisiva più forte.

Radio 24 è un marchio consolidato con un buon successo; IlSole24OreTV, dal giugno scorso sul canale 63 del digitale terrestre, è una presenza ancora in costruzione, con un’offerta da rendere più riconoscibile.

Proprio qui potrebbe esserci un margine di sviluppo: trasformare competenze economiche, informazione finanziaria e accesso ai protagonisti in programmi e video capaci di circolare fra televisione, sito e piattaforme.

L’audiovisivo può ampliare il pubblico e l’offerta pubblicitaria, valorizzando contenuti già prodotti. Richiede però investimenti e capacità produttiva: riutilizzare le competenze non significa ottenere una televisione competitiva a costo zero.

Va detto peraltro che il Sole 24 Ore ha già provato a costruire una televisione di informazione economica andando però incontro a pesanti perdite.

Questa volta la parte televisiva sembra più orientata a svolgere un ruolo multipiattaforma che ad operare nel mercato televisivo in senso stretto.

Cosa succede in casa Del Vecchio

QN Media tenta invece un trading up editoriale. Il debutto dei nuovi giornali è fissato al 5 novembre: con Mario Orfeo alla direzione editoriale e Agnese Pini alla direzione responsabile, il nazionale punta a rafforzare inchieste, analisi e opinioni, mentre Resto del Carlino, Nazione e Giorno mantengono la loro funzione territoriale.

L’ambizione è fare di QN una testata capace di pesare nel dibattito nazionale, sostenuta da nuove firme e da una diversa organizzazione. La strada è ambiziosa: l’autorevolezza si costruisce nel tempo e la competizione per commenti e approfondimenti è già affollata. Il patrimonio locale dovrà alimentare il progetto, continuando a ricevere risorse.

Fonte: Pexels

La sostenibilità economico – finanziaria

Per tutti, la linea di sopravvivenza passa comunque da un’edizione digitale e da un sito ricco, aggiornato, attrattivo e capace di attrarre il pubblico. Quando la diffusione fisica di molte testate si misura in decine di migliaia di copie, il web consente una copertura altrimenti irraggiungibile e mantiene il giornale dentro la conversazione pubblica.

Ma la scala da sola non paga le redazioni. Occorre trasformare una parte dei visitatori in abbonati, offrendo contenuti e servizi che rendano conveniente tornare e restare. Conta il ricavo nel tempo, al netto degli sconti iniziali e degli abbandoni, più del numero delle sottoscrizioni annunciate.

Qui si concentra l’equilibrio più delicato: un sito troppo aperto fatica a farsi pagare, uno troppo chiuso riduce la scoperta dei contenuti e l’acquisizione di nuovi lettori.

Il Corriere della Sera appare relativamente ben posizionato: Rcs dichiarava a giugno 792 mila abbonamenti digitali attivi, comprendendo edizione digitale, membership e offerte mobile. A questo si aggiungono le sinergie con La7 nell’ecosistema Cairo, fra visibilità delle firme, contenuti e offerta commerciale.

Per i nuovi progetti la prova sarà tenere insieme riconoscibilità, diffusione e ricavi ricorrenti. Le nuove proprietà hanno ridefinito le ambizioni; ora dovranno dimostrare che esiste un pubblico disposto a finanziarle.

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Marco Gambaro
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X: @MaGambaro Marco Gambaro è professore di Economia dei Media presso l’Università degli Studi di Milano. I suoi interessi di ricerca riguardano le industrie della comunicazione, le piattaforme digitali e le industrie culturali. Ha lavorato come consulente di direzione con i principali gruppi di comunicazione, con organismi di regolamentazione e con grandi aziende italiane ed estere sui temi delle piattaforme digitali, dell'industria televisiva, della pubblicità, dell’antitrust sul mercato della comunicazione.