Il giornalismo universitario come presidio democratico: l’esempio americano

Di il 23 Ottobre, 2026
Proprio negli Stati Uniti, dove le redazioni locali stanno scomparendo, ci pensano gli studenti a scriversi i propri giornali, facendo palestra di democrazia e offrendo uno spiraglio per il futuro
Immagine di copertina: la facciata del Colby College nel Maine, Stati Uniti. Fonte: Flickr

Il giornalismo universitario magari non è investigativo o d’inchiesta, non copre la geopolitica o gli ultimi aggiornamenti, ma ha innumerevoli altri pregi.

Il Colby College, ad esempio, è un istituto d’élite con un programma di studi umanistici all’avanguardia, ma non offre corsi di giornalismo nel suo piano di studi. Ma i suoi studenti, regolarmente, fanno uscire un numero del giornale universitario ogni settimana. Il caso non è isolato, perché negli Stati Uniti ci sono oltre mille giornali universitari, che nascono come pratiche spontanee svincolate dai corsi di laurea: alcuni esempi pregevoli sono l’Harvard Crimson o il Michigan Daily.

Forse manca della preparazione teorica, ma certo non si può dire che vi sia una lacuna di esperienze sul campo. I redattori si impegnano anche a garantire la sostenibilità economica del progetto, pensano alla linea editoriale, ai contenuti e infine alla sua distribuzione nel campus: a costo di svegliarsi all’alba ogni giovedì.

Si impara facendo

Quello del giornalista è certamente uno di quei mestieri che, con particolare necessità, si impara facendo. C’è chi racconta di aver imparato le basi leggendo altri giornalisti, o manuali di scrittura, ma poi la vita di redazione è soprattutto esperienza comunitaria e di gestione delle relazioni interpersonali.

Si può imparare tanto sul campo, ma a patto di avere alcune strutture, dei canoni, un bagaglio che si può trasmettere ai più giovani. Nel giornalismo universitario spontaneo la formazione può essere una questione piuttosto critica, perché bisogna essere fortunati abbastanza da trovare qualcuno disposto a insegnare, magari facendosi affiancare nell’attività di individuazione delle notizie e conduzione delle interviste.

È una trasmissione di competenze con dei punti forti ma che ci pone anche davanti a un quesito: sarebbe il caso che nozioni di giornalismo entrassero, ad esempio, nei percorsi curricolari umanistici di tutti i tipi, almeno come opzione?

Una palestra di partecipazione civica

Per gli studenti, l’esperienza del giornalismo universitario non fa da precursore alla professione: è una palestra civica di per sé. La redazione è una dimensione collegiale in cui portare istanze, curiosità, anche dilemmi etici, e il giornale – nonostante la compresenza delle firme delle singole penne – rappresenta una linea comune, che spesso si traduce nei contenuti a firma “redazionale”.

È uno sforzo di organizzazione di gruppo, ed è la manifestazione di un interesse ad affrontare questioni civico-politiche, più vicine alla propria dimensione di vita, ma anche di attivarsi per riflettere su eventi e proteste di scala più grande. Ed è un atto di fiducia e di ibridazione, perché le opinioni possono essere diverse, ma il metodo sempre condiviso.

E il metodo, in una redazione, è intrinsecamente orientato al dibattito e al confronto, due cardini dello spirito democratico. È un esempio a tutti gli effetti di spill-over del senso di appartenenza comunitaria: una piccola comunità che si fa carico di indagare temi e urgenze di comunità di riferimento più ampie, nel rispetto del pluralismo e della serietà professionale, che è un’attitudine, e non solo un titolo formale.

Il giornale universitario nelle scuole

Il paradosso è che circolarmente la crisi della democrazia è anche una crisi informativa, causata dalla diminuzione della fiducia attribuita ai giornali tradizionali.

Allo svilimento del ruolo del giornalista si salda un problema di sostentamento economico, che deperisce ancora di più le risorse a disposizione del buon giornalismo, e così l’asimmetria informativa diventa tale per cui divulgazione, propaganda, informazione si mescolano. E soprattutto, venendo a cadere i centri di aggregazione, dunque del confronto, l’opinione si forma singolarmente, e resta un atto solipsistico mai sottoposto al vaglio dello sguardo dell’altro fuori da noi.

Le nuove generazioni, gli studenti e le studentesse, non sono solo facinorosi che occupano le piazze: sono i cittadini che si prendono in carica la salute della comunità di domani. Ed è dunque con speranza che, soprattutto negli Stati Uniti che hanno patito la scomparsa delle redazioni locali, si guarda al giornalismo nei college.

E se l’istruzione e la cultura sono una leva di Archimede di lungo periodo, un’esperienza come quella in una redazione di un giornale universitario dovrebbe forse diventare una prassi nell’offerta del nostro sistema di istruzione, che ha a sua volta bisogno di sostegno, mentre è il primo a sostenere la salute della democrazia nel paese.

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Ludovica Taurisano
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Ludovica Taurisano, PhD in Global History and Governance presso la Scuola Superiore Meridionale di Napoli con un progetto di ricerca sull’editoria popolare e l’informazione politica negli anni Sessanta e Settanta. È spin doctor e consulente di comunicazione politica. Da ricercatrice, si occupa di processi di costruzione dell’opinione pubblica, pratiche deliberative e artivismo. Ha lavorato con il Senato, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, The European House-Ambrosetti, Triennale Milano. Caporedattrice di Birdmen Magazine e melomane, ogni tanto fa cose sul palco.