Immagine di copertina: Eurovision. Fonte: Wikimedia Commons
Il 14 maggio 2011 l’Italia tornava in gara all’Eurovision Song Contest dopo 13 anni d’assenza: la finale andò in onda su Rai 2 guidata da Raffaella Carrà, commentatrice e madrina della manifestazione canora che fino a quel momento la tv pubblica aveva snobbato.
Quattro anni dopo, nel 2015, da vice direttore di Rai1 Andrea Fabiano propose al direttore Giancarlo Leone, che voleva puntellare il palinsesto del 2016 prevedendo ogni mese un evento, di promuovere sulla rete ammiraglia la finale dell’Eurovision.
“La mia proposta – racconta a Mediatrends Fabiano, che nel frattempo ha lasciato la Rai e attualmente è Chief Content Officer della società di produzione Blu Yazmine – fu subito accolta con favore da tutta l’azienda.
L’idea era di valorizzare la manifestazione, costruendone l’attesa e rendendola popolare e trasversale, coinvolgendo anche il pubblico più giovane che poco frequentava quella rete. Era ed è l’evento televisivo non sportivo più importante e associarlo a Rai1 era una grande opportunità. A maggior ragione in considerazione dell’esigenza di palinsesto di allora, tra l’altro riuscendo così a coprire il sabato sera, che è una fascia sempre particolare”.
Pochi mesi dopo Fabiano divenne direttore di Rai1 e si ritrovò, dunque, a gestire in prima persona l’Eurovision 2016 a Stoccolma.
“Nicola Caligiore, all’epoca capo della delegazione italiana all’Eurovision Song Contest (anche lui ha ormai lasciato l’azienda pubblica, ndr), fu fondamentale per farmi capire l’Eurovision. E poi fu decisivo viverlo in loco perché da spettatore a casa uno spettacolo così lo apprezzi, ma vederlo dal vivo è tutt’altra cosa. È una macchina potente e perfetta: i cambi palco continui si esauriscono in 45 secondi, senza sbavature”.

Andrea Fabiano
I numeri dell’Eurovision in Italia
Da quel momento l’Eurovision Song Contest è diventato un vero e proprio evento televisivo in Italia. Dal 2016 la finale dell’Eurovision viene trasmessa su Rai1, mentre le semifinali dal 2023 sono state promosse da Rai4 a Rai2 (nel 2022, invece, tutte le serate dell’edizione, organizzata a Torino, furono proposte sulla rete ammiraglia).
Claudio Fasulo, vice direttore dell’Intrattenimento Prime Time Rai, ha recentemente ricordato che “è il secondo titolo per riscontro di share e di ascoltatori del parco Rai dopo il Festival di Sanremo”
“Da almeno tre anni – ha spiegato Fasulo, che insieme a Fabiano e Caligiore, è stato protagonista in prima linea della costruzione televisiva intorno all’Eurovision – fa oltre il 30% di share regolarmente. Da 10 anni lavoriamo sodo sul format: dieci anni fa il direttore Andrea Fabiano fece una scommessa, portando la finale su Rai1 con il 17% di share. Anno dopo anno è diventato una realtà di eccellenza, anche perché la squadra che ci lavora è la squadra di Sanremo, quindi livello di professionalità top”.
La finale di Eurovision 2026, con la vittoria della Bulgaria firmata da Dara con la canzone Bangaranga (il nostro Sal Da Vinci è arrivato quinto), andata in onda sabato 16 maggio ha raggiunto la media di 5.033.000 e il 36% di share.
Un anno fa le ‘teste’ erano state 4.756.000, per una share del 33,89 (entrando ampiamente nella top ten dei programmi tv più visti nel 2025). Nel 2024 5,3 milioni di telespettatori e quasi il 36% di share. Il record è datato 2022, quando l’edizione organizzata a Torino toccò la media di 6.590.000 per il 41,9% di share.
Il confronto con Sanremo
L’Eurovision “è un prodotto nazional-popolare”, risponde convintamente Fabiano, quando gli chiediamo se questo evento regga il confronto con il Festival di Sanremo che soprattutto negli ultimi anni ha ritrovato totale centralità nel nostro Paese.
“I dati Auditel lo dimostrano, ma basta osservare quanto se ne parla. È chiaro che l’Eurovision rispetto a Sanremo in Italia viaggia su un livello diverso, ma considerando il punto di partenza e il tipo di prodotto – con poche concessioni rispetto a musica e competizione – aver raggiunto quei numeri, ma anche la centralità mediatica e nell’opinione pubblica, è la certificazione del suo essere nazional-popolare”.
La ‘resa’ di Maria De Filippi
La forza televisiva di Eurovision in Italia – aiutata di recente da due elementi non certamente secondari – la vittoria dei Måneskin nel 2021 e l’onere/onore di organizzare la successiva edizione in casa, a Torino – è comprovata da una banale, ma emblematica questione di controprogrammazione: la resa di Maria De Filippi.
Negli ultimi anni la regina della tv preferisce far slittare la finale del suo popolarissimo Amici per evitare di andare in onda proprio contro l’Eurovision Song Contest (quest’anno, per esempio, l’ultima puntata del talent show di Canale 5 è stata trasmessa domenica 17 maggio, invece che sabato 16), a maggior ragione visto che i target di pubblico di riferimento presentano ampie sovrapposizioni.
Tornando al confronto Sanremo, Fabiano osserva che “i due eventi hanno connessioni importanti e noi in Italia abbiamo lavorato per aumentarle. La possibilità di partecipazione all’Eurovision dà ulteriore prestigio alla vittoria del Festival, la campagna di comunicazione per l’Eurovision parte proprio a ridosso della finale del Festival.
Ma dal punto di vista del rapporto con la cultura del nostro Paese è tutta un’altra storia. Il Festival è parte del nostro immaginario da decenni, è l’espressione dell’Italia, è centrale per il Paese e comprende non solo la parte musicale”.
“L’Eurovision conviene”
Sull’ipotesi di aggiungere ulteriori meccanismi che rafforzino il collegamento tra Sanremo e l’Eurovision per potenziare quest’ultimo evento, Fabiano esprime prudenza (“rischierebbe di essere solo una complicazione, la formula attuale è semplice ed efficace”).
L’ex direttore Rai, però, sottolinea un punto cruciale, spesso ignorato: l’Eurovision, con quella magnetica e potentissima formula finale dello svelamento dei risultati delle votazioni, è un affare dal punto di vista della convenienza economica.
“Sanremo è una macchina imponente, l’Eurovision è una macchina ancora più imponente, ma la differenza è che ha alle spalle EBU, tutti i broadcaster europei e l’Australia. Le spese quindi sono in capo a EBU e al broadcaster del Paese che ha vinto l’edizione precedente, ma – spiega Fabiano – per tutti gli altri non sono così alte.
La Rai paga, come tutti, una quota per partecipare e per trasmettere, ma questo costo – a cui va aggiunto quello dell’organizzazione locale, per esempio i commentatori (quest’anno erano Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini, ndr) – è più basso rispetto ad una normale prima serata tv. Insomma, economicamente il discorso è molto interessante. L’Eurovision costa poco per quello che produce come impatto”.
Prima dimenticato, ora un successo
Per Fabiano il bilancio dell’operazione Eurovision, che la Rai ha trasformato in evento di successo investendo nella copertura mediatica e avvicinandosi progressivamente al linguaggio del pubblico giovane, per esempio attraverso l’integrazione con i social media, è più che positivo.
“L’obiettivo era duplice. Da una parte arricchire Rai1 e farla lavorare anche su altre fasce di pubblico, dall’altra portare sulla rete più importante del Paese l’evento non sportivo più importante che esista al mondo.
Dopo Sanremo è televisivamente il prodotto che ottiene maggiori riscontri anche come impatto sull’industria musicale italiana. La vittoria è aver lavorato bene su tutti i fronti, anche quello della comunicazione, è aver preso un evento che per anni era stato dimenticato e che era stato poi riproposto in Italia con timidezza e trasformato in un successo importante”.




