Immagine di copertina: Pier Silvio Berlusconi, Ceo Mfe-Media for Europe. Fonte: ufficio stampa Mediaset
I network italiani hanno svelato nei giorni scorsi, tra Milano, Roma e Ancona, i palinsesti della prossima stagione tv, al via dopo l’estate.
L’elemento comune è la staticità. Sul piano dei nomi, il telemercato – come il calciomercato della Serie A ormai da qualche tempo – non ha offerto guizzi.
L’unico passaggio degno di nota ha riguardato Milo Infante – non certamente il più popolare tra i volti televisivi – traslocato da Rai a Mediaset (Rete 4).
Anche l’altro ‘colpo’ ha coinvolto una giornalista, Selvaggia Lucarelli, in uscita da Ballando con le stelle e promossa a conduttrice dall’azienda di Cologno Monzese per l’Isola dei famosi che andrà in onda su Canale 5 a cavallo tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.
Giornalismo is the new spettacolo: non a caso pure il terzo nome televisivo chiacchierato in questo periodo appartiene al mondo del giornalismo: Federica Sciarelli ha lasciato la conduzione di “Chi l’ha visto?”, ma in futuro potrebbe continuare a lavorare nell’azienda pubblica da pensionata.
Le reti generaliste appaiono le più stagnanti sul fronte della nuova offerta. Rai e La7 in primis non osano, seguite a stretto giro da Mediaset.
Il corto circuito innescato dall’immobilismo delle lineari è completato dal fatto che le piattaforme scelgono quasi sempre prodotti larghi, perché la raccolta pubblicitaria necessita di entrare in contatto con una massa critica di telespettatori.
Cercasi novità nella tv lineare
La Rai si affida, ancora una volta, a Roberto Benigni con l’annuncio ad effetto (che non fa più effetto) di uno show-evento dedicato a San Francesco, in onda il 4 ottobre sulla rete ammiraglia, a 800 anni dalla morte del patrono d’Italia.
Per il resto i palinsesti delle tre reti generaliste sono stati praticamente confermati in blocco, salvo marginali eccezioni su Rai2 (per esempio, “Formidabile” con Elenoire Casalegno), con grande attenzione al nuovo Festival di Sanremo diretto e condotto da Stefano De Martino.
Ancora più lineare la situazione dalle parti di La7 dove Urbano Cairo rende il concetto con “squadra che vince non si cambia”. E così l’unica novità riguarda l’acquisizione da Sky della serie “M – Il figlio del secolo e la nascita in autunno” – con grande ritardo rispetto ai competitor – della piattaforma La7 Play.
La stagione appena conclusa (14 settembre 2025/13 giugno 2026) ha segnato per la tv del Gruppo Cairo Communication i migliori ascolti di sempre, confermando una crescita costante nelle ultime quattro annate televisive (dal 2022/2023) e distinguendosi come il network generalista con l’incremento più significativo rispetto alla stagione precedente: il totale giorno (07.00/02.00) si attesta infatti al 5,0% (+3%).
Tra le generaliste la più attiva – forse meglio dire la meno passiva – appare Mediaset, a maggior ragione tenendo in considerazione il contesto economico e geopolitico che non concede grandi margini di movimento.
Il trend di ascolti è positivo, grazie soprattutto all’impatto – sopra ogni aspettativa – de “La Ruota della fortuna”, che dalla scorsa estate ha destabilizzato la tv italiana (riportando al centro del dibattito il tema dell’inizio ritardato della prima serata e della possibile nuova modulazione del palinsesto, strettamente legati proprio all’exploit dello storico gioco di Mike Bongiorno riproposto da Gerry Scotti).
L’annunciato arrivo su Canale 5 del celebrity show spagnolo “El Desafio” conferma la tendenza generale consolidatasi nell’ultimo decennio dell’adattamento di alcuni format internazionali.
L’altro filone protagonista dei palinsesti degli ultimi anni è rappresentato dai remake di titoli storici.
L’elenco è infinito e coinvolge tutte le emittenti: dalla già citata “Ruota della fortuna” a “Canzonissima”, da “Portobello” al “Karaoke”, da “La Corrida” a “Lingo”, da “Giochi senza frontiere” al “Rischiatutto”.
E ora è aggiornabile con “Passaparola” e “Ok”, il prezzo è giusto, che Mediaset proporrà nel corso della prossima stagione (lo ha confermato Pier Silvio Berlusconi, pur precisando che al momento non sono state definite le modalità di messa in onda). A
Altro che ambizione e innovazione, lo sguardo della tv italiana è sempre più rivolto al passato all’insegna di un consolidamento che garantisca ascolti e profitti senza grandi rischi.

Alessia Marcuzzi. Fonte: ufficio stampa Prime Video
Le piattaforme
Sky, che attraverso Tv8 (arriva la coppia Caressa-Parodi, con “Italia per due – Consigli disordinati di viaggio”) ha una ricaduta in chiaro, e Prime Video giocano un campionato a parte.
Lo si capisce dai budget a disposizione per le produzioni originali di Sky: come svelato da Italia Oggi, per la seconda stagione della serie sugli 883 sono stati investiti 22,5 milioni di euro, altrettanti per le due stagioni di “Avvocato Ligas”, 18 milioni per la serie Gucci affidata a Gabriele Muccino, quasi 10 per “Fuori Menù – Una brigata dietro le sbarre”, 10 per la seconda stagione di “Piedone”, 5 per i nuovi episodi de “I delitti del Barlume”.
Per intenderci, le più recenti puntate di “Don Matteo” (andate in onda a gennaio scorso) alla Rai, che può contare sui fondi pubblici del canone, sono costate 19,4 milioni.
La forza di Sky non è una notizia: d’altronde, se si può permettere come testimonial (in aggiunta ad Alex Del Piero) il nuovo talento italiano e mondiale della Formula 1 Kimi Antonelli…
Parallelamente, Prime Video, che festeggia dieci anni in Italia, ha annunciato nuove produzioni locali, tra cui i film “Come distruggere l’ex” e “Un’altra madre”, le serie “Bro”, “Due cuori in affitto”, “Il giorno perfetto” e “Ingorgo”, lo speciale “Love Me Love Me… More” e i rinnovi degli show “The Traitors Italia” e “The 50”.
In comune le due piattaforme hanno lo sport, sebbene con proporzioni nettamente diverse. Su Sky oltre 15.000 ore live e più di 3.000 eventi, su Prime Video la Champions League (una partita a turno) e l’NBA.
Per quanto concerne Warner Bros. Discovery, al momento non sono in calendario eventi per presentare i palinsesti. Nelle ultime settimane sono però state annunciate tre novità: per il Nove fuori Amadeus e raddoppio di Fabio Fazio il mercoledì, per Hbo Max docu-serie originale “Seveso – Il disastro della diossina”, a cinquant’anni dalla più grande catastrofe ambientale italiana.
Si attendono news anche da Netflix, pilastro nella industry italiana della serialità, almeno a giudicare dai grandi investimenti del recente passato: nel 2024 ha speso 45 milioni di euro per la serie sul “Gattopardo”, altri 23 per “Il Mostro” (di cui è stata confermata la seconda stagione).
Completano il quadro Paramount+ e Disney+, che ad oggi occupano una posizione defilata in termini di impatto sull’industria televisiva nostrana.

Fonte: ufficio stampa Sky
I big fuori dai giochi
Tornando ai nomi, restano ancora fuori per un altro giro Alessandro Cattelan, Barbara d’Urso e Myrta Merlino.
Il primo, che si è dato ai podcast, dopo aver rotto con la Rai un anno fa, ha frequentato gli studi Mediaset per il serale di “Amici”, ma non ha ancora trovato un titolo forte che lo riporti, da protagonista, nella tv che conta, nonostante un oggettivo talento e un’esperienza pari a quella dei ‘vecchi’.
La seconda è ferma al palo: niente accordo con la Rai (Piersilvio Berlusconi ha smentito che ci sia il suo zampino) e una disputa legale con Mediaset che entrerà nel vivo nei prossimi mesi.
La terza è sotto contratto con il Biscione ma dopo l’esclusione da “Pomeriggio Cinque” di dodici mesi fa è stata retrocessa a ospite/opinionista di programmi altrui.
A loro si aggiungono Amadeus (dopo il flop su Nove, come ricordato poco fa, ha lasciato con due anni di anticipo Warner Bros. Discovery ed è quindi tornato sul mercato), Simona Ventura (che un anno fa aveva scelto di lasciare la Rai per condurre il Grande Fratello) e Teo Mammucari (il cui impegno con la Rai ha subito un brusco stop a seguito della poco convincente esperienza a “Domenica In”).
Come diceva il saggio, chi si ferma è perduto.




