I Cinque. Gli articoli da ricordare questa settimana (25-31/05)

Di il 01 Giugno, 2024
notizie della settimana
Gli articoli da ricordare questa settimana: lo stile di Berlinguer, viaggio a Tangeri, la destra cambia l’Europa, l’Europa cambia la destra, Atene brucia

Categoria: storia di copertina

Berlinguer ti vogliamo bene. Il Venerdì di Repubblica, 31 maggio 2024

La foto in copertina, in bianco e nero: Enrico Berlinguer, scomparso l’11 giugno di quarant’anni fa, tiene per mano i figli Maria e Marco, che a sua volta tiene per mano Laura. Non c’è Bianca, la quarta figlia.

Siamo a Roma nel 1974, alla Festa dell’Unità. Berlinguer indossa uno spezzato; la giacca è chiara, chiusa a coprire il gilet e la cravatta. Non una figura grigia né severa, ma lo sguardo del segretario del Partito Comunista Italiano è comunque serio. All’interno, il supplemento riporta un’intervista alla figlia Maria, la più schiva dei quattro, della quale non esistono foto da adulta.

Per la prima volta racconta dell’uomo politico e del padre, del dramma della sua morte per un ictus occorsogli durante un comizio a Padova. Ricorda alcuni particolari che possono sorprendere, o forse no: l’amore per i bambini, per i quali organizzava tornei di calcio insieme al trotzkista Livio Maitan, la passione per la filosofia e il poker, curiosamente intrecciati (con i soldi vinti a poker si comprava i testi di filosofia).

A corredo dell’intervista c’è un articolo di Michele Serra, che scrive: “Berlinguer viene rimpianto perché incarna, con un’esattezza impressionante, ciò che temiamo la nostra comunità nazionale abbia perduto per sempre: la compostezza (…) Lo stile di Berlinguer si manifestava in una misura umana, in un ritegno personale, in un autocontrollo retorico, in una mancanza di ruffianeria che già mezzo secolo fa faceva spicco”.

Categoria: reportage letterario

Viaggio a Tangeri, terra di fughe, scrittori e peccatori. Di Vittorio Bongiorno, Il Foglio del 25 e 26 maggio 2024

Truman Capote scrisse che prima di venire a Tangeri bisognerebbe vaccinarsi contro il tifo, prelevare i risparmi e salutare gli amici che potremmo non rivedere più, perché Tangeri è “una conca che non vi lascia andare”.

Tangeri è una città del Marocco che nel ‘900 è diventata mito letterario e crocevia di artisti e scrittori in fuga. Di qui sono passati o hanno a lungo vissuto Paul Bowles e sua moglie Jane Auer, Henri Matisse, Jean Genet, Tennessee Williams, Gore Vidal, Bob Dylan, i Rolling Stones e tanti, tanti altri. Ma è stato Paul Bowles lo scrittore che più ha contribuito al mito di una città “dove nulla è vero e tutto è permesso”, con il meraviglioso Il tè nel deserto, trasposto da Bernardo Bertolucci in un bel film con John Malkovich, dove compare in un cameo lo stesso Bowles.

Il romanzo, in parte autobiografico, “tratteggia alla perfezione quell’idea romantica di approdo a un eden proibito alle porte d’Europa, con le spalle al deserto e all’Africa, senza appartenere né all’uno né all’altro continente”. Nel suo appassionato reportage, Bongiorno arriva a Tangeri per incontrare e intervistare un misterioso avventuriero, soprannominato l’Americano, che è stato dirigente d’azienda, musicista, giocatore d’azzardo, marinaio, contrabbandiere, fotografo, redattore di riviste, consulente governativo.

Un altro fuggiasco, però contemporaneo, con il quale Bongiorno visita la città e fa rivivere i fantasmi letterari che l’hanno abitata. Alla fine del viaggio, si chiede cos’abbia realmente visto e che ne sia stato dell’Americano, se mai sia esistito se non nella sua fantasia di scrittore suggestionato da una città.

Categoria: politica internazionale 

L’estrema destra è il vero mainstream. E piace ai poteri forti. Di Lorenzo Castellani, Domani del 29 maggio 2024

ll presidente della JP Morgan, Jamie Dimon, in occasione dell’ultimo World Economic Forum di Davos ha dato ragione a Donald Trump su una serie di dossier politici ed economici, compresi quelli internazionali.

Allo stesso modo, molti report finanziari che analizzano gli scenari delle elezioni europee non vedono più quello che fino a poco tempo fa era identificato come “il pericolo populista”. Cosa è successo per determinare questo cambiamento? È successo, innanzitutto, che i democratici americani e i centristi europei hanno di fatto “assorbito” le politiche populiste per fronteggiare la pandemia del Covid e le guerre in Ucraina e in Medio Oriente (deficit di bilancio, protezionismo, sussidi, stretta sull’immigrazione).

Nello stesso tempo, le forze populiste sono diventate meno radicali, in particolare nei confronti dell’Europa, e si sono rapidamente istituzionalizzate. Fratelli d’Italia è forse il caso più eclatante di questo processo, mentre un esempio di convergenza tra finanza e destra è rappresentato dai dubbi sul Green Deal, sul quale ormai hanno espresso perplessità anche partiti politici più centristi.

Per Castellani, che già nel 2014 era stato coautore di un pamphlet sull’evoluzione della destra (Pensare per governare. Appunti per una destra globale), il cambio di paradigma potrebbe riverberarsi sugli assetti che scaturiranno dalle elezioni europee, e di conseguenza sulle singole policy adottate.

Venuta meno la conventio ad excludendum che ha colpito i partiti sovranisti e populisti, ora questi possono lecitamente vantarsi di non essere cambiati ma di avere cambiato gli altri.

Categoria: editoriale

Un’Europa più sicura. Di Tito Boeri, Eco di maggio 2024

Negli ultimi 15 anni, l’Europa è stata colpita da una serie di crisi economiche, originate per lo più al di fuori dei suoi confini. Anche il prossimo shock potrebbe essere esogeno e provenire dal mare. Potrebbe essere determinato dal dirottamento del traffico al di fuori del Canale di Suez a seguito degli attacchi dei ribelli Houthi, ma anche dal blocco dello stretto di Hormuz in caso di estensione del conflitto in Medio Oriente, cui si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico sulla percorribilità del Canale di Panama. L’Europa è quindi ancora troppo fragile di fronte alle minacce esterne, e lo è anche l’Italia, dove il reddito pro capite è ancora al di sotto di quello del fatidico 2007.

Boeri spiega che la vulnerabilità dell’Europa è il grande tema che attende la classe politica che uscirà dalle prossime elezioni e sintetizza i dossier trattati da Eco, giunta al secondo numero: la difesa europea e il suo coordinamento, le politiche commerciali e, in particolare, quelle nei confronti della Cina (molti sono gli interrogativi sul Chips Act, mentre l’Artificial Intelligence Act è all’avanguardia mondiale), la gestione delle grandi immigrazioni e, nel caso italiano, il welfare e la sua riduzione, il dissennato Pnrr.

Viene anche documentato come votare i partiti sovranisti sia stato, e possa essere ancora, un voto inutile, perché essere sovranisti in una comunità di Stati non paga. Infine, in un momento in cui il governo italiano sta proponendo una riforma che impedisca l’elezione di governi tecnici, una ricognizione sui governi di Giuliano Amato, Mario Monti e Mario Draghi: tutti e tre hanno fatto uscire l’Italia da gravi crisi economiche.

Categoria: sociologia/sport

L’acropoli dello sport, rivalità, coppe e scontri, Firenze scopre Atene. Di Claudio Cucciatti, la Repubblica del 28 maggio 2024

La Fiorentina sta per giocare ad Atene la finale di Conference League contro l’Olympiacos, squadra del Pireo. L’Olympiacos è nemico giurato dell’altra squadra di Atene, il Panathinaikos, i cui tifosi andranno allo stadio per tifare contro. Ma la partita si giocherà nello stadio della terza squadra di Atene, l’Aek, con il rischio che diventi il crocevia di tifoserie accese da un odio che, anche per chi è abituato agli ultrà italiani, diventa difficile comprendere.

Nel 2016 la finale di Coppa di Grecia fu annullata per il lancio di seggiolini; due anni dopo, il presidente del Paok entrò in campo con una pistola dopo un goal annullato. Le origini dell’odio tra Panathinaikos e Olympiacos sono anche fondate sulla lotta di classe: quella tra la popolazione portuale e operaia della seconda e la borghesia del centro cittadino della prima. Sullo sfondo, la situazione di un Paese che sta lentamente riprendendosi dopo il default del 2009.

I neonazisti di Alba Dorata e gli anarchici, rafforzati dalla crisi economica generata dalle imposizioni della Troika di Bruxelles, hanno trovato terreno fertile negli stadi. Questi movimenti si inseriscono nelle curve e ultimamente i neonazisti si sono ritagliati un piccolo spazio tra gli ultrà dell’Olympiacos. (Ndr: la partita si è poi svolta senza incidenti, con la sconfitta della Fiorentina. Il calcio non è che la continuazione della politica con altri mezzi).

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Alberto Paletta si occupa di comunicazione e relazioni istituzionali presso un gruppo finanziario. Pur attratto dalla politica attiva, preferisce dedicarsi a quella contemplativa. Milanese d'adozione e di elezione, un po' come Stendhal.