La strategia di Condé Nast per restare competitivo nel mondo nuovo

Di il 07 Marzo, 2026
L'editore, per anni guidato da Anna Wintour, sta rivedendo il business model, tra compromessi con l'IA, nuove app, grandi eventi. Ma "all'indipendenza non si rinuncia", sottolinea l'ad Roger Lynch
 Immagine di copertina: la sede di Condé Nast a Times Square. Fonte: Wikimedia Commons

La strategia di Condé Nast per affrontare il nuovo mondo digitale passa anche da un accordo con Google.

A causa del cambiamento travolgente introdotto dall’intelligenza artificiale generativa, infatti, i riassunti che compaiono su Google stanno erodendo ancora di più il traffico verso giornali e riviste.

Un colpo mortale anche per une editore forte e internazionale, che ora prova ad aggiustarsi su un orizzonte inevitabile.

“Partiamo dal presupposto che il traffico dalla ricerca continuerà a diminuire drasticamente, fino al punto che tra un paio d’anni non sarà più un motore significativo del nostro traffico”, ha dichiarato l’amministratore delegato Roger Lynch al Financial Times.

Come sta performando Condé Nast

Condé Nast ha già siglato accordi di licenza con aziende di IA tra cui OpenAI e Amazon.

Con Google la situazione è più complessa perché se gli editori vogliono impedire che i contenuti siano utilizzati per generare riassunti con  l’IA, devono rinunciare alla presenza nei risultati di ricerca di Google.

Secondo il Wall Street Journal, il traffico digitale di Vogue è sceso del 5% a 16,6 milioni di utenti a settembre 2025 rispetto all’anno precedente.

Il traffico di Vanity Fair e Glamour è invece crollato di quasi il 40%, a 6,5 milioni e 6,4 milioni rispettivamente nello stesso periodo.

Ma Condé Nast è un attore forte nel panorama internazionale, e al pari del New York Times, che si è appena guadagnato la fiducia di Warren Buffett, ha resistito alla diminuzione del traffico riuscendo a diversificare le attività e anche ad aumentare i ricavi nel 2025.

Non tutto rose e fiori

La ristrutturazione dell’azienda, tuttavia, ha comportato tagli al personale e tensioni interne, ma Lynch ha ribadito che non si è trattato di un’operazione per aumentare i profitti, ma di una ristrutturazione aziendale.

Sul piano della gestione delle risorse, Lynch ha sostituito alcuni ruoli tradizionali di direttore responsabile con la figura di “responsabile dei contenuti editoriali”.

Nel frattempo, Them, piattaforma di proprietà di Condé Nast dedicata alla community LGBTQ+, è stata acquistata da Equalpride, che possiede Out e The Advocate.

Secondo Hollywood Reporter, però, quest’acquisto arriva dopo tagli e licenziamenti anche in casa Equalpride, a testimoniare una generale stanchezza verso i contenuti DEI.

Una copertina di The New Yorker del 2023 dedicata all’IA. Fonte: Flickr.

Ristrutturare l’azienda sul mondo nuovo

Da quando il modello di business non può più basarsi sulla pubblicità tradizionale, cartacea o sul web, gli editori stanno puntando su eventi spettacolari, paywall e altre fonti di ricavo, oltre che sulla diversificazione dei contenuti sulle piattaforme social.

Per esempio, Vette è la piattaforma di acquisto online lanciata dall’editore per aggirare la procedura dei “link affiliati” per i content creator, che hanno così la possibilità di creare direttamente un proprio marketplace.

Condé Nast può contare sulle performance di testate come Vogue, ma anche Vanity Fair, GQ, Wired, New Yorker, e altre testate minori come Glamour, per cui sta cercando la via di partnership o licenze.

Vogue, poi, ha sempre dettato l’agenda culturale nell’ambito dello stile e del design, ed è la risorsa di avanguardia dell’editore.

Il suo evento annuale di punta, Vogue World, che lo scorso anno si è celebrato a Hollywood, quest’anno si svolgerà a Milano, ed è in grado di convogliare l’attenzione su di sé al pari di eventi come il Super Bowl e di generare ricavi per decine di milioni di dollari.

Ma secondo Lynch la strategia di Condé Nast è possibile per una condizione: il sostegno della famiglia Newhouse che tutela l’azienda da pressioni esterne, soprattutto politiche, che stanno caratterizzando il panorama mediatico statunitense.

Come a dire, va bene adattarsi al mondo nuovo, ma certi principi non si devono lasciare indietro.

Condé Nast ha alle spalle una storia culturale molto importante, come reso evidente anche dalla mostra Chronorama. Tesori fotografici del XX secolo, inaugurata a Palazzo Grassi a Venezia nel 2023, che ha poi dato vita a contenuti multipiattaforma come un podcast.

L’editore sta riuscendo nell’impresa di adattare i propri modelli economici al nuovo, forte di una storia prestigiosa di standard di qualità e di approfondimento culturale.

Caratteristiche che non deve perdere se vuole restare trendsetter, dato il cultural turn che si percepisce imminente anche nella genZ, che comincia ad avvertire segni di stanchezza e insofferenza verso la velocità e la superficialità a tutti i costi.

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Ludovica Taurisano
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Ludovica Taurisano, PhD in Global History and Governance presso la Scuola Superiore Meridionale di Napoli con un progetto di ricerca sull’editoria popolare e l’informazione politica negli anni Sessanta e Settanta. È spin doctor e consulente di comunicazione politica. Da ricercatrice, si occupa di processi di costruzione dell’opinione pubblica, pratiche deliberative e artivismo. Ha lavorato con il Senato, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, The European House-Ambrosetti, Triennale Milano. Caporedattrice di Birdmen Magazine e melomane, ogni tanto fa cose sul palco.