Immagine di copertina: Andrea Moccia. Fonte: ufficio stampa Ciaopeople
“No, Geopop non ha nessuna responsabilità rispetto alla iper-semplificazione e banalizzazione che imperversano sui social.
Però, attenzione alla definizione di ‘pop’: può significare commerciale in senso negativo, ma può avere anche un’accezione positiva, inteso come popolare, cioè che arriva a chiunque. Facendo un parallelismo con la musica: il pop nobile è Sting, è Stevie Wonder, sono i Queen.
Vogliamo dire che questi artisti non sono di qualità? Ecco, noi di Geopop facciamo pop valoriale, abbiamo una missione alta: semplificare – non banalizzare – i concetti, con i tempi che servono. Senza rincorrere la tendenza di oggi all’iper-sintesi. L’approfondimento sarà uno dei valori più grandi nel prossimo futuro”.
Ne è convinto Andrea Moccia, geologo e manager napoletano quasi 41enne che dal 2018 racconta sui social, su YouTube (quasi 3 milioni di iscritti), in teatro e in giro per l’Italia il perché e il come delle cose a un pubblico trasversale.
È il fondatore, il direttore editoriale, il volto e l’anima di Geopop, il progetto di divulgazione scientifica del gruppo editoriale Ciaopeople che spiega le scienze nella vita di tutti i giorni.
Mediatrends lo incontra in un colloquio telefonico per commentare la notizia degli ultimi giorni: Geopop approda in televisione. Da settembre, in prima serata sul Nove, il canale del gruppo Warner Bros. Discovery, in una serie di quattro appuntamenti speciali dal titolo ‘Geopop racconta’.
“Siamo molto felici, ma la tv non è un traguardo, è solo un altro inizio. La tv per me e per Geopop non è un bisogno, è al massimo un desiderio artistico. La televisione rappresenta un luogo di enormi competenze – tecniche e artistiche – che il web non ha. Per il nostro team quindi rappresenta un’opportunità per imparare nuove dinamiche”.

Andrea Moccia. Fonte: ufficio stampa Ciaopeople
E per imparare anche un nuovo linguaggio? Oppure Geopop resterà uguale a sé stesso anche in tv?
“Quello che vedrete sul Nove a settembre sarà Geopop allo stato puro”.
È la prima volta che la tv vi cerca?
“No, in questi ultimi anni ci sono state possibilità televisive, ma poiché per noi non è mai stata una necessità – né aziendale né economica – non abbiamo accettato perché non era il posto giusto. Invece con Nove ci siamo trovati in sintonia dal punto di vista editoriale. In tv vedrete Geopop, non un qualcosa pensato solo per inserire il brand Geopop in tv”.
Quali temi affronterete sul Nove?
“Dall’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre all’esplosione del reattore di Chernobyl, dal meltdown della centrale nucleare di Fukushima fino al naufragio del Titanic. Le nostre ricostruzioni dei disastri sono state sempre molto apprezzate”.
Saranno documentari di Geopop?
“I documentari, della durata di 120-140 minuti ciascuno, sono di Nove e sono stati rivisti e riformulati con il nostro supporto. Abbiamo girato nei nostri studi a Milano. Insomma, è una co-produzione. In ognuno dei docu ci sarà spazio per l’aspetto scientifico, ma anche per quello umano e sociale”.
I modelli di riferimento di Geopop quali sono?
“Quando ho iniziato da solo nel 2018 la reference era Marco Montemagno, che postava un video al giorno di due-tre minuti. Oggi ci sono tanti creator, tante realtà territoriali che producono contenuti molto snack, rapidi, reel da un minuto. Non tutto è così. Geopop negli ultimi 4 anni ha avuto una naturale tendenza ad allungarsi: i nostri video durano 20-25 minuti. Quasi tempi televisivi. I player tv se ne sono accorti. Siamo autori, raccontiamo storie e chi racconta storie vuole andare in profondità, vuole curare regia e direzione artistica di cose complesse. Le faccio un esempio”.
Prego.
“Proprio in questi giorni stiamo lavorando alle pre-sigle dei documentari di Nove. Avranno un impatto cinematografico, con soluzioni tecnologiche all’avanguardia: un misto di animazione 3D, animazioni basate sull’AI molto avanzata e girato reale. Abbiamo un team interno che se ne occupa e costi di produzione estremamente bassi”.
Il salto dai social alla tv come lo considera?
“Un salto naturale. Geopop era già televisione. Per me, noi facciamo tv già da anni”.
Anche Vincenzo Schettini de “La Fisica Che Ci Piace” è sbarcato in televisione, addirittura salendo sul palco del Festival di Sanremo a febbraio scorso. La differenza con Geopop è che nel suo caso forse è più corretto parlare di creator che migra in tv e non del format?
“Conosco Vincenzo, ci rispettiamo e ci stimiamo. Per quanto riguarda noi, sì, è Geopop che va in tv. Non è solo Moccia. Io rappresento qualcosa di molto più grande. Io sono il narratore, ma la narrazione è Geopop”.
Moccia, lei rischia di diventare il nuovo Alberto Angela, lo sa?
“Lui e il papà Piero hanno scritto la guida per fare divulgazione nel nostro Paese. Qualunque divulgatore ha questi riferimenti. Io continuo ancora oggi a rivedere e studiare vecchie puntate di Superquark o Ulisse. C’è tanto da imparare: la scrittura, i tempi, i ritmi. Spero un giorno di conoscere Alberto e, perché no, di collaborare con lui. Sarebbe un grande onore”.

Andrea Moccia. Fonte: ufficio stampa Ciaopeople
Geopop di Moccia brand televisivo come Quark degli Angela?
“Sarebbe fantastico. Ma la casa principale di Geopop è il web. Oggi e nel futuro. Certamente possiamo contribuire anche con la televisione alla nostra missione: innalzare, anche solo di un millimetro, il livello culturale del Paese. I telespettatori, anche i meno giovani, hanno voglia di sapere”.
Insomma, non esclude un futuro prettamente televisivo…
“Non escludo nulla. Neanche di fare un film e di portarlo a Hollywood. Lo sto cominciando a scrivere”.
Sta scrivendo un documentario per il cinema?
“No, proprio un film. La tv è un primissimo step per raggiungere la maturità che serve per il cinema”.
Per il suo modo di fare divulgazione ha modelli esteri di riferimento?
“Christopher Nolan (ride, Ndr). Seguo poco del mondo della divulgazione”.
Lasciamo perdere un attimo il cinema. Moccia, dica la verità: arrivare in tv significa fare soldi?
(ride, Ndr) “In questa prima esperienza televisiva l’aspetto economico è irrilevante”.
Cosa intende?
“In termini di tempo, sul web lavoriamo molto meno e guadagniamo di più. Le ripeto: a spingerci a fare tv non è certamente l’elemento economico. Poi, certo, so che in tv girano budget importanti e che se li avessimo a disposizione potremmo fare cose incredibili. Magari arriveranno in futuro”.
State seguendo il percorso dei The Jackal, che condividono con Geopop l’editore Ciaopeople: dal web alla tv.
“Sì, anche se lavoriamo in due settori diversi, loro sono comici e attori straordinari. E poi il percorso loro lo hanno fatto per davvero e lo hanno consolidato, noi ancora no”.
I The Jackal hanno lavorato molto sulle piattaforme tv. Che, sulla carta, ragionando sul seguito che avete tra i più giovani, sembrerebbero l’ambiente ideale anche per Geopop, considerando che la tv lineare è invece seguita soprattutto dagli anziani.
“Con le piattaforme abbiamo avuto dei contatti, ma niente di particolare. Questi grandi player si muovono di solito quando vedono un interesse economico, che evidentemente non ravvisano in Geopop. Secondo me, però, l’interesse economico c’è. Geopop muove l’interesse di tante persone… un mega documentario su Netflix lo faremmo girare in tutto il mondo! Non abbiamo fretta, magari arriverà”.
MrBeast, lo youtuber più seguito al mondo (oltre 500 milioni di iscritti), è approdato su una piattaforma (su Prime Video sono disponibili le prime due stagioni di Beast Games).
“Probabilmente stiamo sbagliando qualcosa noi oppure il nostro approccio non interessa alle piattaforme. Amen”.
Come spiegherebbe Geopop a un telespettatore che non abbia mai incrociato un vostro video sui social?
“Gli direi che Geopop è il Superquark del web. Ovviamente Superquark è su un altro piano, lo so bene. Ecco, diciamo che Geopop è qualcosa che dopo che lo hai guardato esclami: “Ahhh, ora ho capito!””.




