CNN Creators e la trappola dell’indipendenza

Di il 25 Aprile, 2026
I grandi editori tradizionali stanno coinvolgendo creator nelle loro redazioni per inseguire un pubblico più giovane, ma il caso CNN in Qatar suggerisce perché questa strategia potrebbe non funzionare
Immagine di copertina: insegna CNN. Fonte: Flickr

A settembre 2025, la CNN ha inaugurato i suoi nuovi studi nella Media City Qatar di Doha. Contemporaneamente, il colosso mediatico americano ha annunciato il lancio di CNN Creators, che avrebbe fatto base proprio in quegli studi.

L’iniziativa consiste in un programma settimanale condotto da quattro giornalisti che adottano uno stile simile a quello dei news influencer, pensato per raccontare tecnologia, arte, cultura e sport con un linguaggio da social media. Insieme al programma settimanale, i creator coinvolti aggiornano il proprio pubblico tramite brevi video, post sui social media e notizie flash sul sito del programma.

L’obiettivo è intercettare un pubblico più giovane, consolidare la presenza nella regione del Golfo e modernizzare il formato giornalistico.

Per ora, il programma non ha prodotto risultati significativi in termini di audience, ma ha generato una questione più profonda, che riguarda l’indipendenza editoriale e i rapporti tra grandi media e governi stranieri.

Un programma, due problemi

Il lancio di CNN Creators ha suscitato due critiche distinte all’interno della redazione e tra gli ex dipendenti della rete.

La prima riguarda la qualità dei contenuti. Il programma è stato giudicato poco professionale, privo di un vero taglio giornalistico e più vicino a un’operazione promozionale che a un prodotto editoriale.

La seconda è più sostanziale e riguarda i legami tra la CNN e il governo qatariota.

Bijan Hosseini, uno dei creator del programma, ha dichiarato apertamente che CNN Creators ha molti legami con il governo del Qatar, che fornisce informazioni alla redazione.

Con l’inizio del conflitto in Iran, Hosseini ha iniziato a raccontare la vita quotidiana a Doha e la risposta del governo agli attacchi drone, descrivendo il suo lavoro come un servizio informativo rivolto agli stranieri nel Paese, e soprattutto ai turisti, su come le autorità stanno gestendo la situazione.

Una funzione che assomiglia più a quella di un ufficio stampa che a quella di un giornalista.

I legami con Doha

Non è un caso che CNN Creators faccia base a Doha. Infatti, da sempre la CNN ha una forte presenza in Medio Oriente e da anni ha consolidato stretti rapporti con il Qatar.

Tre anni fa, la rete aveva già lanciato CNN Business Arabic, in collaborazione con IMI, il fondo sovrano qatariota.

IMI è lo stesso fondo che ha tentato, senza successo, di acquisire il Telegraph insieme a RedBird Capital. Operazione successivamente bloccata dal governo britannico per i dubbi sull’influenza di uno stato sovrano sul panorama mediatico.

Rani Raad, ex presidente della CNN che aveva coordinato la partnership con IMI, è stato CEO del fondo dal 2023 al giugno 2025.

La CNN gestisce anche una CNN Academy ad Abu Dhabi, in partnership con l’autorità per i media del Qatar.

In seguito al lancio di CNN Creators, a dicembre 2025, la celebre rete televisiva ha sponsorizzato il Doha Forum, la conferenza annuale sul Medio Oriente organizzata dal governo qatariota.

Di fronte a queste sovrapposizioni, la rete ha assicurato di mantenere il pieno controllo editoriale e che ogni contenuto sponsorizzato sarà etichettato in modo trasparente.

È tuttavia difficile valutare quanto questa dichiarazione reggerà in un Paese in cui la Freedom House assegna un punteggio di 1 su 4 per la libertà di stampa, al di sotto di paesi come Pakistan e Iraq.

Cnn Atlanta Foto Flickr free

Fonte: Flickr

Il caso Washington Post e una tendenza più ampia

CNN Creators non è un episodio isolato. Secondo un’analisi di Digiday, grandi editori come Yahoo, Future e Bustle Digital Group hanno tutti avviato programmi simili nel corso del 2025.

Anche il Washington Post ha lanciato WP Creator, una rete che include Verified, una newsletter sulla creator economy ospitata su Beehiiv, e una serie di video con creator freelance, in cui i creator mantengono la proprietà dei contenuti, producono con le proprie attrezzature e ricevono una quota delle entrate pubblicitarie.

L’iniziativa ha scatenato polemiche dal momento che è arrivata poche settimane dopo il licenziamento di circa un terzo della redazione.

Tuttavia, Sara Kehaulani Goo, ex editor-in-chief di Axios ora a capo del progetto, ha sostenuto che la WP Creator era in cantiere da mesi prima dei tagli e che si tratta di una divisione separata dalla redazione principale.

La contraddizione strutturale

La logica che spinge i grandi editori verso i creator è comprensibile.

Il traffico da referral è in calo strutturale, gli algoritmi delle piattaforme cambiano continuamente e i pubblici più giovani seguono persone, non testate.

Il divario nei numeri è già evidente: creator come “News Daddy” contano oltre 15 milioni di follower su TikTok, contro i 2,9 milioni del New York Times e gli 1,9 del Washington Post.

Mentre la stampa sta vivendo una crisi di fiducia (ed economica), la creator economy americana cresce quattro volte più velocemente dell’industria media tradizionale.

Il problema è che questa strategia contiene una contraddizione fondamentale. Ciò che rende un creator efficace è la voce propria, l’autonomia editoriale, il rapporto diretto con il pubblico.

Tutto questo è esattamente ciò che un editore tende a compromettere nel momento in cui cerca di controllare qualità e brand.

Il caso BuzzFeed, pioniere di questo formato nel 2018, lo dimostra: i grandi conglomerati dei media funzionano da incubatori di talento che, una volta cresciuti abbastanza, escono e costruiscono business indipendenti.

Nel caso della CNN in Qatar, la contraddizione assume una forma ancora più specifica.

Integrare creator in un contesto editoriale condizionato da una stretta collaborazione con un governo a libertà di stampa limitata non produce giornalismo di qualità né comunicazione credibile. Produce invece un contenuto a metà tra promozione e informazione, che indebolisce la credibilità del creator e allo stesso tempo della testata.

Così la CNN fallisce nell’adottare una strategia editoriale innovativa e allo stesso tempo compromette la propria immagine.

I creator che fanno informazione sono efficaci perché percepiti come indipendenti. Se i grandi media non partono da questo punto, il risultato sarà un pubblico più giovane che continuerà a seguire i creator, ma non le testate che li hanno assunti.

 

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Rocco De Carolis
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Rocco De Carolis è contributor per Mediatrends, dove scrive di guerra ibrida, comunicazione politica e dinamiche digitali dell’informazione. Studente di Global Humanitarian Studies presso UCL, ha una formazione in sicurezza internazionale e geopolitica, consolidata con un Diploma in Global Security presso ISPI. Ha partecipato a missioni umanitarie in America Latina e coordina programmi di mentoring nel Regno Unito per United Italian Societies. Scrive di disinformazione, propaganda, interferenze straniere, comunicazione politica e attivismo sui media digitali. È interessato alle fratture del presente: conflitti, potere, narrazioni e alle loro conseguenze sociali. Studia in particolare il ruolo dei dati e della comunicazione nei processi politici, con un’attenzione specifica al sistema politico e mediatico anglo-americano.