A Sanremo 2026 non è successo nulla, ma il Festival è ancora l’evento più forte e ricco dello spettacolo italiano

Di il 02 Marzo, 2026
Ascolti in calo, raccolta pubblicitaria in aumento, spettacolo tv e musicale modesto. E Carlo Conti che passa il testimone a Stefano De Martino
Immagine di copertina: Teatro Ariston. Fonte: Mediatrends

Il Festival di Sanremo appena concluso ha confermato la sua centralità nel sistema mediale italiano.

Non è stato un flop, ma nemmeno un trionfo clamoroso. È stato un successo industriale, ma non è riuscito a costruire una storia potente da raccontare.

Ma partiamo dai numeri.

Sanremo 2026: i dati

I dati Auditel dicono che poco meno di 10 milioni di telespettatori hanno seguito in media le cinque serate con il 62,5% di share.

Il calo in termini di teste rispetto all’anno scorso è oggettivo (per esempio, alle 2.13, nella notte tra sabato e domenica, al momento della proclamazione del vincitore, su Rai1 c’erano 7 milioni di spettatori, praticamente due milioni in meno nel confronto con il 2025) ed è spiegabile con una serie di fattori tecnici.

In primis l’offerta concorrenziale è mutata (si pensi a La Ruota della fortuna, andata in onda regolarmente per tutta la settimana nell’access prime time di Canale 5, e alle partite decisive di Inter e di Juventus in Champions League – in particolare quella dei bianconeri era in esclusiva su Prime Video, piattaforma non misurabile da Auditel).

Inoltre, la platea televisiva si è ridotta. In questo senso è stato determinante lo spostamento in avanti nel calendario della messa in onda del Festival, da inizio febbraio alla fine del mese, per la concomitanza con le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

Un dato destinato ad aprire interessanti dibattiti nel prossimo futuro è il calo dei consumi on demand (per esempio RaiPlay) che sono misurati da Auditel a favore dei consumi sui social, non rilevati dalla società che raccoglie i dati di ascolto.

Insomma, l’utente preferisce sempre più la visione immediata e rapida di un contenuto su una piattaforma social nella quale è già loggato invece che la “fatica” del doppio click che lo conduce su un terreno esterno. E quindi tutto questo come si può monetizzare? Bella domanda. E come tutte le belle domande, non ha risposta.

A proposito di social, i dati più clamorosi sono il miliardo e 200 milioni di visualizzazioni in totale (di cui il 33% è stato generato dagli account della Rai) e i 150 milioni di interazioni (anche qui, il 30% generato dagli account della tv pubblica) che hanno fatto diventare Sanremo 2026 l’evento più commentato al mondo dopo il SuperBowl, come rilevato dalla direttrice di RaiPlay e Digital Elena Capparelli.

La raccolta pubblicitaria, in base ai dati ufficiali forniti da Rai Pubblicità, ha toccato quota 72 milioni di euro, con crescita superiore al 10% rispetto all’anno scorso. Una cifra monstre che ribadisce il fatto che Sanremo è un (redditizio) unicum nell’industria dello spettacolo nostrano.

Sul piano più prettamente musicale, al netto dei giudizi soggettivi (in generale il livello è comunque parso medio-basso), si può osservare il trend più preoccupante: per la prima volta negli ultimi cinque anni, nessuna delle canzoni in gara ha superato il milione di stream su Spotify Italia nel giorno successivo al debutto.

La televisione di Carlo Conti

Sanremo 2026 è stato un micidiale mix di tradizionalismo e paternalismo, con un effetto complessivamente anestetizzante.

È la televisione di Carlo Conti, l’uomo medio per eccellenza, che ha annacquato ogni tipo di polemica (la più forte, quella sul comico Pucci, è stata antecedente alla messa in onda, per il resto ci siamo dovuti accontentare di “mamma d’oro” per la campionessa olimpica Francesca Lollobrigida) con una comunicazione quasi impeccabile all’insegna di ostentata serenità e saggezza e con una conduzione ritmata, elegante, ma senza guizzi artistici, in alcuni momenti apparsa quasi rinunciataria.

Uno dei rarissimi inciampi di Conti è arrivato nel corso della finale, mentre sui nostri piccoli schermi lo scrolling social sanremese veniva “disturbato” dalle spaventose immagini dell’aeroporto di Dubai colpito dai droni e dal video appello di Big Mama.

Ad un certo punto il Dominus del Festival ha pronunciato, rivolgendosi alla moglie Francesca Vaccaro seduta in prima fila, una battuta a proposito dei jeans molto strappati e attillati indossati da una ballerina sul palco: “Senti, mogliettina mia, siccome so che ti piacciono i jeans, quel modello che aveva la signorina, non lo comprare, va bene? Grazie. È pura gelosia!”.

Pochi minuti dopo in scena è stato il momento di Gino Cecchettin, il papà di Giulia, la 22enne uccisa dal suo ex fidanzato Filippo Turetta a novembre 2023, e le sue parole hanno creato un cortocircuito da brividi: “La violenza sulle donne inizia molto prima di quello che pensiamo. Inizia quando scambiamo il controllo con l’amore, quando pensiamo che la gelosia sia necessaria per la nostra relazione, quando non educhiamo il rispetto, quando nei silenzi lasciamo passare quelle battute, quelle battute sessiste, quando usiamo violenza nelle nostre parole. E se ci focalizziamo sull’ultimo atto, perdiamo tutto quello che avviene prima”.

In un evento durante il quale non è successo praticamente niente, la famiglia è stata una specie di fil rouge: le mamme di Sayf e Samurai Jay sul palco, Serena Brancale, diretta dalla sorella, ha cantato per la mamma scomparsa indossandone un abito, Tredici Pietro ha duettato con il papà Gianni Morandi, Gianluca Gazzoli si è commosso nel giorno che coincideva con il compleanno della madre che non c’è più.

Teatro Ariston. Fonte: Mediatrends

Cercasi censura

Il caso della (non) censura del bacio tra Levante e Gaia nella serata del venerdì dedicata alle cover è emblematico: la censura non c’è mai stata, ma il fatto che l’ipotesi sia apparsa plausibile spiega non soltanto l’impazienza di un certo frettoloso dibattito social, ma soprattutto il basso livello di fiducia dell’opinione pubblica nei confronti della Rai, dalla quale – per dirla terra terra – ci si può aspettare davvero di tutto.

D’altronde è la stessa azienda pubblica che ha nascosto Ghali non nominandolo mai durante la (disastrosa) telecronaca della cerimonia di apertura di Milano-Cortina – per iniziativa dell’ormai ex direttore di RaiSport Petrecca, non di un passante.

Il Festival, battezzato alla vigilia al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e vinto “dal basso” da Sal Vinci, consegna l’immagine di un’Italia ancora alle prese con gli eterni dualismi: Napoli Vs resto del mondo, televoto Vs sala stampa, viralità Vs qualità.

Stefano De Martino, il nuovo che avanza

Un fatto storico è stato il passaggio di testimone tra conduttori/direttori artistici andato in scena nella platea del teatro Ariston.

Da Carlo Conti a Stefano De Martino, dal vecchio al giovane, dal radiofonico di lunga data e volto televisivo consolidato al personaggio che deve una buona parte della sua popolarità al gossip, dall’usato sicuro al nuovo che avanza.

Un nuovo che avanza spedito e protetto. Protetto dalla Rai, in primis, che un anno e mezzo fa ha investito su di lui blindandolo con un contratto milionario con opzione per il Festival. E dalla sua squadra: il presentatore napoletano fa parte della scuderia di Beppe Caschetto, l’agenzia più importante nel nostro Paese insieme alla Arcobaleno Tre di Lucio Presta, e sarà aiutato da un team artistico, capeggiato con tutta probabilità dal direttore musicale Fabrizio Ferraguzzo.

L’annuncio di De Martino ha prevedibilmente suscitato un immediato effetto di polarizzazione, a discapito (almeno parzialmente) della gara. Le prime scaramucce polemiche tra stampa e azienda pubblica su meritocrazia e competenze musicali e il richiamo alle voci del passato sulla presunta (smentita da ambo le parti) amicizia con Arianna Meloni sono il prezzo che la Rai ha deciso di pagare per dare il via con larghissimo anticipo alla narrazione che servirà per accompagnare e dare sostanza all’ex ballerino di Amici nella sua avventura sanremese.

Per la prima volta negli ultimi dieci anni non sarà il conduttore a rafforzare Sanremo, ma Sanremo a legittimare il suo nuovo timoniere. E non è detto che, per il pubblico, sia un limite.

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Massimo Galanto
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Giornalista, pugliese di nascita, romano d'adozione, scrive di televisione, media e spettacoli, ama il sarcasmo, detesta chi è privo di ironia. Lavora per RTL 102.5 e collabora con il quotidiano Il Messaggero.