Dal Canada a Google, uno studio su quanto possiamo fidarci delle notizie riportate dall’IA

Di il 17 Aprile, 2026
Non tutte i modelli si comportano allo stesso modo con le fonti e le allucinazioni: dipende dall'architettura della piattaforma. Quello che sembra un problema di business di giornali, è in realtà una questione di governance
Foto di copertina: l’università McGill a Montreal. Fonte: Flickr

Tra IA e giornalismo, di nuovo, non corre buon sangue.

Non sorprenderà che i quattro modelli, sia nella versione gratuita che a pagamento (e cioè ChatGpt, Claude, Gemini e Grok) molto di rado citano le testate giornalistiche nell’articolare le risposte.

Taylor Owen, che insegnata Media, etica e comunicazione alla McGill University, ha condotto uno studio sul Canada, e la conclusione a cui è giunto è quasi solenne: i tools di IA hanno “assimilato” il giornalismo canadese, come riporta NiemanLab.

Sono infatti abili a sintetizzare le notizie, ma quasi raramente esplicitano la fonte, a meno che non sia richiesto.

Inoltre, anche la copertura è asimmetrica, e privilegia il giornalismo in lingua inglese a quello francese.

Le fatiche del giornalismo canadese

Il rapporto tra IA e giornalismo è teso da molti anni ormai.

In principio è stato il New York Times, a cui hanno fatto seguito numerose altre testate, alcune delle quali hanno poi trovato degli accordi con le tech.

In Canada, risale al novembre 2024 il primo caso in cui OpenAI è stata citata in giudizio da un gruppo di testate, tra cui la Cbc canadese e The Canadian Press. 

Come spiega Owen, pubblicando il paper per il Center for Media, Technology and Democracy, i modelli testati hanno mostrato un’estesa conoscenza dei fatti di politica interna ed estera, collegandosi spesso a siti di notizie canadesi, ma solo nel 28% viene nominata la fonte.

Le percentuali variano a seconda dei modelli, che però tendono tutti a dare un resoconto sintetico, ma spesso molto esaustivo, degli articoli: i tassi di copertura sono infatti molto elevati, mentre quelli di attribuzione sono risicati.

C’è inoltre un divario tra le fonti coperte nella redazione delle risposte.

Tra le testate in lingua inglese, CBC, CTV e Global News — tutte accessibili gratuitamente — ottengono la maggiore visibilità nei sistemi di IA. Il Globe and Mail si comporta relativamente bene, ma Toronto Star e Financial Post sono marginali nonostante la loro importanza per il territorio.

I giornali locali di Postmedia, che coprono ad esempio Ottawa o Vancouver, sono praticamente assenti, andando a incrementare un già preoccupante fenomeno di desertificazione delle notizie.

Tra le testate in lingua francese, Radio-Canada e La Presse dominano, con Le Devoir molto distaccato al terzo posto. Il Journal de Montréal, uno dei quotidiani più letti del Québec, ha ricevuto solo 48 menzioni complessive.

Copertura e attribuzione di notizie nel giornalismo in Canada, per modello di IA. Fonte: Policy Brief – AI, Canadian Journalism, and Paths for Policy Action.

..E non solo

Lo studio è interessante perché le stesse dinamiche che valgono per il giornalismo in Canada sono in atto altrove e le conseguenze del porre le domande all’IA, rispetto al traffico delle testate, hanno già suscitato preoccupazioni.

AI Overviews ha infatti contribuito a trasformare Google in un vero e proprio editore.

Secondo il New York Times, che ha svolto una ricerca con la startup Oumi,  su 4.326 ricerche i risultati sono stati accurati nell’85% dei casi con Gemini 2 e nel 91% con Gemini 3.

I risultati vanno tuttavia sempre verificate, perché tra le fonti analizzate ci sono spesso Facebook e Reddit, a cui gli editori stanno guardando, ma in cui la produzione degli utenti mescola fatti privati a conoscenza spesso inaccurate.

E questo accade proprio perché i sistemi di IA funzionano per probabilità matematiche, per cui a volte Google identifica fonti affidabili ma ne interpreta male il contenuto, oppure aggiunge delle informazioni – non richieste dall’utente – scorrette.

In alcuni casi, queste allucinazioni hanno conseguenze irrisorie, bisogna ammetterlo. In altri, è stato rilevato che ChatGpt può anche aumentare il traffico verso i siti di informazione.

Ma sistematicamente questi effetti vanno considerati perché generano una disabitudine al senso critico e all’approfondimento, oltre a evidenziare un divario nella rappresentanza (territoriale, linguistica, economica e culturale) delle fonti.

Fonte: Unsplash

La governance dell’IA

L’architettura delle piattaforme non va mai considerata come predeterminata o assoluta. Le differenze rilevate dallo studio sul rapporto tra IA e giornali dimostrano che, ad esempio, la frequenza delle allucinazioni dipende dal modello economy implementato dalla piattaforma.

ChatGpt menziona le notizie più recenti, ma è anche il chatbot che produce più allucinazioni; Claude cita le testate più spesso degli altri e si rifiuta di inventare e rimescolare notizie; Gemini è il più reattivo e in grado di sostituirsi alle fonti; Grok fa emergere meglio i nomi delle testate, ma è spesso inaccurato nelle notizie di approfondimento.

È una precisa scelta di design: ogni azienda privata compie decisioni di progettazione algoritmica che influenzano la sfera pubblica, le decisioni, i comportamenti.

La rivoluzione è arrivata con tempi di inusitata rapidità, ma ora la produzione di conoscenza sui nuovi strumenti comincia a crescere, e dovrà essere messa a servizio della governance.

Non tutta la regolamentazione nasce per soffocare l’innovazione. E non tutto l’avanzamento tecnologico coincide necessariamente con il progresso.

Basta intendersi, collettivamente, sulla direzione che vogliamo prendere.

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Ludovica Taurisano
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Ludovica Taurisano, PhD in Global History and Governance presso la Scuola Superiore Meridionale di Napoli con un progetto di ricerca sull’editoria popolare e l’informazione politica negli anni Sessanta e Settanta. È spin doctor e consulente di comunicazione politica. Da ricercatrice, si occupa di processi di costruzione dell’opinione pubblica, pratiche deliberative e artivismo. Ha lavorato con il Senato, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, The European House-Ambrosetti, Triennale Milano. Caporedattrice di Birdmen Magazine e melomane, ogni tanto fa cose sul palco.