Foto copertina: Matthew Prince, CEO di Cloudfare. Fonte: Wikimedia Commons
Secondo Cloudflare, uno dei principali provider mondiali di infrastrutture internet, il traffico dei bot e degli agenti AI ha superato per la prima volta nella storia quello prodotto dagli utenti umani. Un traguardo che, secondo il CEO Matthew Prince, è arrivato molto prima del previsto e che conferma la velocità con cui l’intelligenza artificiale sta trasformando il web.
“È successo più velocemente di quanto avessi previsto”, ha scritto il CEO Matthew Prince in un post pubblicato su X. “Pensavo sarebbe accaduto alla fine del 2027, ma il traffico agentico sta crescendo così rapidamente che i bot hanno ormai superato gli umani online per la prima volta nella storia di Internet”.
Attenzione, bot in transito
Quando usiamo un software di Intelligenza Artificiale, e vediamo il segnale di caricamento, che cosa sta accadendo di preciso?
Ebbene, quel tool sta navigando, raccogliendo informazioni e transitando sui siti, a una velocità impressionante e impensabile per un umano: migliaia contro quanti? Quattro, cinque siti che avremmo potuto controllare noi nel frattempo?
I dati sono ancora più eclatanti perché, riferisce Prince, tra il 2015 e il 2025 il web aveva attraversato una fase di contrazione. Un fenomeno confermato anche da una ricerca del Pew Research Center, secondo cui il 38% delle pagine web esistenti nel 2013 non era più accessibile dieci anni dopo a causa di siti eliminati o link inattivi.
Negli ultimi sei mesi, però, lo scenario sarebbe cambiato radicalmente.
E ha coinciso con il momento in cui abbiamo tutti cominciato a capire che in un modo o nell’altro, per una funzione o un’altra, l’IA poteva esserci di supporto.

Immagine creata con Gemini.
Internet può morire?
La “Dead Internet Theory” è la teoria secondo cui Internet sarebbe destinato a trasformarsi in uno spazio popolato principalmente da bot che interagiscono tra loro, relegando gli esseri umani a un ruolo marginale.
È una visione cyber-pessimista che non considera che l’architettura di propagazione del bot ha una matrice umana.
Prendiamo ad esempio la famosa Internet Research Agency, l’agenzia di disinformazione russa che, tra gli altri, ha influenzato notoriamente le elezioni statunitensi del 2016.
Ben prima dell’IA a basso costo e largo consumo, già c’erano i troll che avevano significativamente ridisegnato la qualità dello spazio sul web: in questo caso specifico, generando centinaia di pagine e centinaia di migliaia di interazioni per diffondere fake news.
Dall’altro lato, i cyber-ottimisti intravedono nel traffico dei bot una democratizzazione dello spazio sul web: tutti possono ora avere più facilmente accesso a tool di design e programmazione, o alle traduzioni, o a una spinta in più per scrivere le cover letter (che, spoiler, sempre meno recruiter ora guardano).
Ma le ambiguità e gli equivoci sono dietro l’angolo.
Magari può collassare
L’aumento del traffico automatizzato apre anche una questione cruciale per l’economia digitale: il modello di business del web.
I bot non spendono, non guardano le pubblicità, non fanno la skincare.
Per questo Cloudflare sta valutando modelli alternativi, tra cui la possibilità di far pagare ai bot l’accesso ai contenuti digitali prodotti da editori, creator e piattaforme.
Secondo Prince, se questa transizione verrà gestita correttamente, il web potrebbe entrare in una nuova fase di sviluppo.
Altro che morte, per il CEO ci si avvicina all’età dell’oro di Internet.
Ma intanto la domanda scottante e sottostante resta: la fa con coraggio, ad esempio, Esther Paniagua, che pronostica il collasso della rete delle reti, e di automatizzazione della discriminazione e della censura proprio tramite i bot.
Uno scenario orwelliano, come si usa dire, che alla pari delle conseguenze climatiche, per ora è solo dei fanatici, o degli artisti.

Un billboard sulla serie distopica Westworld. Fonte: Flickr
Se l’IA fa arte, allora può suicidarsi
Per l’agentic AI vale la legge del mercato, in una dinamica simile a quella che è accaduta con le piattaforme di broadcasting: prima si genera il bisogno, poi si fa il prezzo.
In questo senso, se l’uso dell’IA pone una soglia minima di efficacia sotto la quale ad esempio non si potrà scendere per essere competitivi nelle performance lavorative, allora l’ingresso di modelli a pagamento rappresenta potenzialmente un fattore discriminatorio nient’affatto trascurabile.
Il traffico dei bot potrebbe essere un segnale dell’appiattimento dei processi e dei contenuti.
Perché l’IA risponde a una logica di rapidità, velocità, del contenuto a qualunque costo. È una logica di mercato: né sociale, né culturale, né pedagogica o etica.
Per questo, ad esempio, l’IA non si può suicidare. E per questo, allora, non vale la pena chiedersi se non può creare un prodotto d’arte davvero originale?
Ogni forma di produzione, nella fattispecie quella culturale, da un lato diventerà più accessibile, e dall’altro più immediatamente interscambiabile.
Una cosa vale l’altra, nel flusso ininterrotto dei contenuti. Niente viene riconosciuto come specifico, dunque tutto (e quindi tutti) è sacrificabile.




