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È l’Unione europea a mordere Apple o è Apple a mordere la Ue?
Finora il gioco delle parti era stato chiaro: esattamente un anno fa, del resto, la Commissione europea ha multato Cupertino per 500 milioni di euro in base al Digital Markets Act, il regolamento comunitario che mira a limitare il potere delle Big Tech estere, per lo più statunitensi, per favorire la concorrenza nel mercato tra i Ventisette.
Da allora i rapporti tra i due lembi dell’Atlantico non sono certo migliorati. E non a caso lo scorso agosto era infatti intervenuto a gamba tesa l’irrequieto l’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, con un post sul suo social “Truth” nel quale attaccò duramente le “tasse digitali, leggi, norme o regolamenti” a suo dire studiate appositamente per colpire e danneggiare “le nostre incredibili aziende” del digitale, minacciando dazi doganali a qualsiasi paese avesse osato stabilire limiti normativi all’operatività delle Big Tech a stelle e strisce.
L’aggressiva comunicazione di Cupertino
Riavvolto il nastro fino alle ultime ore, in settimana si è tenuta la Worldwide Developers Conference di Apple – meglio nota con l’acronimo WWDC 2026 – durante la quale l’azienda guidata da Tim Cook (almeno fino all’estate, a settembre gli succederà John Ternus) ha finalmente presentato quella Siri potenziata dall’AI promessa da anni (i filmati della Wwdc 2024 immortalano ancora feature che non si sono mai concretizzate) e persa rovinosamente per strada.
Ormai del resto è chiaro a tutti che Cupertino è parecchio in ritardo sul fronte dell’intelligenza artificiale (“Apple unveils long-awaited AI Siri after years of delays” titola il Financial Times).
Con l’arrivo di Siri “pompata” dagli algoritmi moderni (peraltro di Google perché in quel di Cupertino non sembrano essere riusciti a cucinare una propria soluzione ‘in house‘) la telenovela Apple sulle difficoltà di arrivare a una propria intelligenza artificiale pareva destinata a concludersi. Tutt’altro.
La Big Tech americana coglie tutti di sorpresa con un post sul proprio blog dal titolo evocativo: “A causa del DMA, ritardato l’arrivo nella Ue di Siri AI su iOS 27 e iPadOS 27”.
“Negli ultimi mesi – l’accusa di Apple -, i regolatori della Ue non hanno accettato nessuna delle soluzioni proposte da Apple per portare Siri AI nell’Unione europea e al contempo supportare in modo sicuro altri assistenti virtuali”.

Tim Cook. Fonte: Flickr
Tutta colpa della Ue?
Per questo, spiegano da Apple, “Quando iOS 27 e iPadOS 27 verranno lanciati più avanti nel corso dell’anno, gli utenti nella Ue non avranno accesso a Siri AI e alle sue funzioni avanzate […] annunciate alla WWDC26”.
L’atto di accusa è ulteriormente rafforzato da un virgolettato di Craig Federighi, Senior Vice President of Software Engineering del Gruppo: “Siamo profondamente dispiaciuti che i nostri utenti nell’Unione europea non potranno usare Siri AI”, ha detto aggiungendo che “La nostra speranza è di riuscire alla fine a portare” l’algoritmo smart anche nel Vecchio continente “e continueremo a collaborare con i regolatori della Ue per definire un percorso in questa direzione”.
In cauda venenum dicevano gli antichi. E infatti il messaggio si conclude con un: “Il loro rifiuto di confrontarsi in modo costruttivo su soluzioni che tutelino la privacy e la sicurezza fa sì che al momento non possiamo prevedere una data per la disponibilità”.
L’Europa non ci sta a passare per la cattiva
Mentre Apple, con la sua curiosa comunicazione, sembra tendere mano al legislatore comunitario a patto però che rinsavisca e accetti di scendere a patti con l’azienda, Bruxelles replica per le rime, innescando un curioso botta e risposta che sorvola l’oceano.
Se già il j’accuse di Cupertino alla Ue stupisce per tenore e portata, la replica comunitaria si è rivelata ancora più sorprendente e permette di cogliere l’esistenza di uno scontro carsico in atto da tempo: “Abbiamo visto le dichiarazioni di Apple e qui dobbiamo rimettere le cose in chiaro: la decisione di non utilizzare Siri AI nell’Ue appartiene ad Apple e solo ad Apple: non c’è nulla nel Dma che proibisca ad Apple di introdurre nuovi prodotti nel mercato Ue”, ha detto a denti stretti il portavoce per i servizi digitali della Commissione, Thomas Regnier, rispondendo ai giornalisti durante il briefing quotidiano per la stampa.
A proposito di scontri carsici, lo stesso portavoce fa sapere: “Posso confermare che abbiamo avuto dei contatti con Apple su questo. Ma Apple semplicemente non è stata in grado di sviluppare soluzioni di interoperabilità adeguate a rispettare le norme Ue essenziali per la tutela della privacy e della sicurezza. Invece di cercare di trovare una soluzione adatta in conformità” con le regole europee.
Per la Commissione Ue “Apple ha semplicemente richiesto di essere esonerata dagli obblighi di interoperabilità del Dma. E lo ha fatto da almeno 18 mesi”.

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Il destinatario del messaggio
Non è la prima volta che Bruxelles si scontra con le Big Tech americane (memorabili gli scontri tra la Commissione e Microsoft, quando alla Concorrenza c’era l’italiano Mario Monti), ma sul fronte AI finora era successo esattamente l’opposto, ovvero era stata l’Autorità della privacy del Vecchio continente a fermare il lancio di Meta AI, come ricorda questo post sul blog di Menlo Park in cui l’azienda di Mark Zuckerberg esprimeva tutto il proprio disappunto.
“Siamo delusi dalla richiesta della Commissione irlandese per la protezione dei dati […] di ritardare la formazione dei nostri modelli linguistici di grandi dimensioni utilizzando contenuti pubblici condivisi su Facebook e Instagram”.
La Cnbc lo scorso aprile aveva contato ben 7 miliardi di multe che l’Unione europea ha inflitto alle Big Tech americane solo negli ultimi due anni. Una situazione che ha fatto montare la rabbia delle aziende statunitensi come pure quella di Donald Trump, che lega il realizzarsi di quella fantomatica “golden age” promessa a più riprese in campagna elettorale proprio al settore dell’innovazione (non solo: le Big Tech hanno pure finanziato la sala da ballo che il tycoon sta realizzando alla Casa Bianca).
L’inedito modo in cui Apple ha voluto presentare all’utenza europea ritardi tecnici e mancanze sul fronte normativo rischia perciò di esacerbare lo scontro. E forse il destinatario finale del messaggio di Cupertino, più che i suoi clienti nel Vecchio continente, potrebbe proprio essere l’inquilino della Casa Bianca.




