Spot tv durante le partite dei Mondiali 2026: un’americanata che “non può avere futuro”

Di il 21 Marzo, 2026
Le emittenti potranno trasmettere pubblicità nelle nuove pause. Ne parliamo con il telecronista per antonomasia, Sandro Piccinini: "C'è un limite, non si può stravolgere il calcio"
Immagini di copertina: Sandro Piccinini

Lo scorso dicembre la Fifa, l’organizzazione che gestisce il calcio mondiale, aveva annunciato che tutte le partite dei Mondiali maschili di calcio, in programma in Messico, Canada e Stati Uniti dall’11 giugno al 19 luglio 2026, avranno due pause obbligatorie da 3 minuti, a metà del primo e del secondo tempo.

Un cambiamento storico, una rivoluzione per il gioco del calcio.

La novità storica

Negli ultimi giorni è arrivata una ulteriore novità: in base a quanto rivelato da The Athletic del New York Times, la Fifa ha dato il via libera ai vari broadcaster per interrompere la trasmissione della partita con degli spot pubblicitari durante queste pause, che avverranno dopo 22 minuti di gioco e che verranno introdotte indipendentemente dalla temperatura e dal fatto che si giochi all’aperto o in uno stadio coperto.

Dunque, quello che inizialmente sembrava essere nato per tutelare i calciatori – una sorta di evoluzione del cooling break, la pausa concessa quando la temperatura supera i 32 gradi – tende prevedibilmente a trasformarsi in una nuova occasione di monetizzazione per televisioni e organizzatori.

Soldi, soldi, soldi

Almeno in questa prima fase, che si potrebbe definire sperimentale, sono state indicate dalla Fifa alcune regole. Per esempio, alle emittenti è stato comunicato che la pausa pubblicitaria non deve iniziare entro 20 secondi dal fischio dell’arbitro che ferma il gioco e che devono tornare alla diretta del match almeno 30 secondi prima della ripresa del gioco. Il che si traduce col fatto che la finestra a disposizione per trasmettere pubblicità sarà di circa 2 minuti e 10 secondi netti.

Le emittenti non sono obbligate a mandare in onda spot. In questo nuovo spazio possono anche tornare a collegarsi con lo studio televisivo per l’analisi della partita da parte di commentatori e opinionisti oppure possono restare con le telecamere sul terreno di gioco. Ma la sensazione è che difficilmente i broadcaster non sfrutteranno un assist così invitante della Fifa per fare soldi, più di quelli che già fanno con il gioco del pallone, sempre più commercializzato.

Sandro Piccinini a Mediatrends: “Va bene incassare soldi, ma va salvaguardato il prodotto calcio”

È una novità pensata ad hoc per gli americani, abituati ai quattro tempi, basti pensare al basket o al football. È un tentativo di americanizzare la partita di calcio. Allungano il cooling break per fare un favore alle televisioni, visto che entreranno due minuti e dieci di pubblicità”.

Sandro Piccinini, 67 anni, decano dei telecronisti in Italia, attualmente voce della Champions League su Prime Video, dopo una vita passata a Mediaset e una breve parentesi da opinionista a Sky, non ha dubbi: si tratta di una soluzione che “non può avere futuro, il calcio non è lo sport giusto per questo tipo di interruzione” perché “spezzetta molto il gioco e il pubblico europeo non è abituato”.

A maggior ragione oggi che i tifosi si lamentano per le continue interruzioni durante i match: “La pausa di tre minuti è lunga, il calcio è fatto di fluidità, noi telecronisti facciamo i complimenti all’arbitro quando lascia giocare – continua, ironico, Piccinini.

Questa soluzione non può essere applicata a tutti i campionati. Non si può ogni volta andare dietro alle esigenze esterne. Si parla spesso dei giovani che non seguono tutta la partita perché hanno una soglia di attenzione bassa… e allora riduciamo i tempi a 30 minuti?

Non si possono stravolgere le regole di un gioco che ha più di 100 anni e che funziona ancora, essendo il più praticato nel mondo. Altrimenti si va fuori strada. C’è un limite che non si può superare. Altrimenti il pubblico si allontana”.

Insomma, va bene incassare quattrini, ma salvaguardare il prodotto deve essere la priorità: “È vero che le televisioni vivono di pubblicità, ma – osserva Piccinini – vivono anche di ascolti. Non si può impoverire il prodotto dal punto di vista della tensione emotiva e poi metterci più pubblicità. Così i conti non tornano. Serve equilibrio tra introiti commerciale e qualità del prodotto proposto. A forza di spremere, poi non rimane nulla”.

C’erano una volta “i mini-spot per noi”

Maestro di giornalismo, ha rivoluzionato la telecronaca sportiva dando vita ad un modo moderno ed efficace di raccontare le partite di calcio utilizzando formule ormai diventate storiche, da “sciabolata morbida” a “mucchio selvaggio”, da “non va” a “proprio lui”, Piccinini non avrà a che fare direttamente con questa novità, visto che Prime Video non trasmetterà le partite dei Mondiali (in Italia saranno visibili su Dazn e sulla Rai).

Ma di pubblicità durante i match se ne intende: “Nei primi anni Duemila i mini-spot erano un incubo per me; arrivai a doverne mandare in onda fino a 15 a partita, 7 per tempo. Un dramma, perché dovevano andare per forza nelle pause – un infortunio, una punizione – non durante il gioco.

Il mio stress all’epoca era proprio nel cercare il momento giusto per mandare i mini-spot, che duravano sei-sette secondi. Un paio di volte mi capitò di mandare mini-spot al momento sbagliato, quando il gioco era già ripreso. E il garante multò Mediaset. Per fortuna i mini-spot durarono solo due anni, poi li vietarono”.

Da qualche tempo alcuni broadcaster hanno ripreso a trasmettere brevi spot pubblicitari durante le partite, ma nessun telecronista osa utilizzare l’iconica e riuscitissima formula “mini-spot per noi” coniata da Piccinini, preferendo usare parole chiave, soprattutto al momento delle sostituzioni (“cambi”) quando la regia sa che deve trasmettere la pubblicità.

Tornando alla novità introdotta dalla Fifa per i Mondiali 2026, sono ipotizzabili ripercussioni anche sul fronte degli ascolti. Certo non è l’aspetto più allarmante, ma, fa notare Piccinini, “c’è il rischio che la gente cambi canale”: “Bisognerà vedere le curve degli ascolti, così si rischia di alimentare la distrazione del pubblico, la cui soglia di attenzione è sempre più bassa.

Le persone con il telecomando se ne vanno e non è detto che tornino dopo tre minuti, soprattutto se dall’altra parte trovano qualcosa di interessante. Attenti, basta poco per innamorarsi del tennis (ride, Ndr)”.

Calcio moderno = Spettacolarizzare tutto

Il calcio moderno prevede ormai lo sfruttamento e la spettacolarizzazione di praticamente tutti gli elementi in gioco. Le telecamere da tempo hanno invaso anche i luoghi una volta considerati sacri e inviolabili come gli spogliatoi. Dai documentari che seguono per un’intera stagione le vicende di un club ai pochi (quasi sempre inutili) secondi di immagini pre-match.

Al processo di espansione narrativa ha contribuito l’evoluzione della tecnologia: non solo droni e camere di ultimissima generazione per una regia sempre più cinematografica, ma anche l’intelligenza artificiale applicata in tempo reale, per dare vita a Prime Vision (già attivo in Regno Unito e Irlanda, a ottobre 2025 è giunto in Italia con Prime Video), un feed alternativo che consente, tra le altre cose, ai tifosi di guardare la partita come farebbe uno staff tecnico, visualizzando in tempo reale le posizioni di tutti e 22 i giocatori in campo e osservando quindi come una squadra si dispone in fase di non possesso per evitare le ripartenze avversarie oppure come un esterno offensivo tiene alto il pressing restando largo sulla fascia.

Con la RefCam anche l’arbitro è diventato un attore del racconto televisivo del calcio. D’altronde il direttore di gara è sempre più al centro dello show, grazie all’introduzione del Var e al meccanismo della revisione di alcuni episodi discussi (l’arbitro che, dotato di microfono, spiega a tutto lo stadio la decisione appena assunta). In Italia Open Var, il format in onda su Dazn, fa ascoltare i dialoghi tra arbitro e sala Var e tra arbitro e calciatori.

L’elemento arbitrale si è infilato persino nelle telecronache, con alcune importanti emittenti – in Italia lo fanno Dazn e Prime Video – che si affidano ad ex arbitri per chiarire in tempo reale gli episodi più dubbi, una sorta di moviola in campo, per la gioia del compianto Aldo Biscardi.

Per non parlare del bordocampo, sempre più valorizzato nel racconto televisivo del calcio. Basti pensare all’altro riuscitissimo format Dazn, Bordocam, che ogni settimana propone immagini e audio di quanto accade nei pressi delle panchine e in campo con una prospettiva originale e in alcuni casi inedita.

Il futuro del calcio è sui social?

Anche la distribuzione del calcio – con un calendario sempre più affollato – sta cambiando, Il futuro è sui social? La risposta non è così banale, come potrebbe apparire, in quanto non è stato ancora individuato il modo con il quale ‘piegare’ la natura gratuita dei social alla necessità di monetizzare da parte degli organizzatori delle manifestazioni.

Di certo, il calcio ha da tempo mostrato interesse verso l’universo social. Il primo club europeo a trasmettere una partita attraverso Facebook Live fu la Roma, che il 17 luglio 2016 propose in diretta l’amichevole precampionato contro il Terek Grozny. Il club giallorosso è stato anche il primo italiano a mandare in onda una partita in diretta integrale su Twitter. Anche in quel caso si trattava di un’amichevole precampionato, Roma-Latina del 14 luglio 2018.

A proposito di X (ex Twitter), il Real Madrid – primo club di calcio internazionale – ha recentemente annunciato il suo ingresso nell’universo dei contenuti social-first con ‘Real Talks’, serie originale esclusiva di X Originals, la divisione di produzione audiovisiva della piattaforma social di Elon Musk.

Con 10 episodi, la serie accompagnerà i tifosi durante la stagione 2025/26: ogni puntata presenterà uno dei protagonisti delle squadre maschile o femminile, annunciato poco prima della pubblicazione direttamente su X. I fan potranno inviare domande e curiosità ai loro idoli: le migliori verranno selezionate e incluse nelle puntate, con l’obiettivo di creare un formato altamente interattivo e partecipativo.

Più di recente, il calcio ha ‘scoperto’ TikTok. Nel 2022 la Liga spagnola ha trasmesso la diretta integrale di Real Sociedad e Real Betis, in formato verticale per smartphone. Per il Mondiale 2026, la Fifa ha annunciato che proprio su TikTok verranno pubblicati momenti delle partite in tempo reale e contenuti dietro le quinte, ma non le gare complete.

Al netto delle iniziative fin qui ricordate, per il calcio, lo schermo social manterrà ancora per molti anni un ruolo complementare, di commento, rispetto a quello televisivo: “Il calcio – chiosa Piccinini – rimarrà un tipico prodotto televisivo. Per carità, anche a me capita di vedere mezza partita sul telefonino se sono in viaggio, ma il calcio resterà sempre tv. Magari oggi molte persone vedono la partita e nel frattempo hanno in mano il telefonino, ma i social restano una nicchia”.

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Massimo Galanto
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Giornalista, pugliese di nascita, romano d'adozione, scrive di televisione, media e spettacoli, ama il sarcasmo, detesta chi è privo di ironia. Lavora per RTL 102.5 e collabora con il quotidiano Il Messaggero.