Tutti i motivi per cui Neal Mohan è il CEO del 2025 per il Time

Di il 03 Gennaio, 2026
L'amministratore delegato ha due ossessioni: le figlie, e la piattaforma video. Con numeri da capogiro, si prepara a farla diventare la nuova Hollywood globale.
Foto copertina: Neal Mohan, nominato dal Time CEO del 2025. Fonte: Wikimedia Commons.

Il Time ha nominato Neal Mohan CEO del 2025.

La ragione si può intuire: gestisce YouTube, la piattaforma che sta registrando numeri da capogiro.

Ma questo non basta. Ad esempio, l’Economist ha scelto i suoi CEO solo in base ai ricavi, includendo personaggi come Armin Papperger, signore dell’industria bellica.

Wired Italia, invece, per le sue persone dell’anno, ha stilato una lista piuttosto variegata, includendo molti leader d’avanguardia nel campo dell’intelligenza artificiale.

La scelta del Time riflette un riconoscimento dovuto a una strategia più sottile e di lungo periodo.

In un’industria dei  media instabile e cangiante, YouTube – che ha compiuto quest’anno il suo ventesimo compleanno – resiste, adattandosi ma fino a un certo punto.

La forza di Mohan è stata proprio questa: restare riconoscibile in alcune caratteristiche molto specifiche.

E alcune di queste forse dipendono anche dalla sua personalità.

Identikit di un CEO di successo

Il Time ha nominato Mohan CEO del 2025, descrivendolo come pacato, parsimonioso con le parole, uno che non si scompone mai e che divide il suo tempo tra le figlie e YouTube.

Da quando Mohan ha preso il timone dell’azienda nel 2023, dopo che la sua mentore Susan Wojcicki si è dimessa,  la piattaforma ha aumentato il suo dominio dell’economia dell’attenzione contro una concorrenza considerevole.

Mohan, appassionato di Star Wars sin da piccolo, ha manifestato subito grandi capacità di adattamento e rigore nell’apprendimento.

Trasferitosi dal Michigan all’India, ha imparato hindi e sanscrito, sviluppando qualità che ha poi investito anche nella programmazione informatica.

Tornato a Stanford per gli studi, e dopo un luttuoso evento in famiglia per la perdita improvvisa del fratello, si è dedicato alla consulenza con NetGravity, per aumentare le possibilità di monetizzazione tramite pubblicità su internet.

Con presentazioni da 400 slide, dice il Time, ha convinto tutti: da DoubleClick a Google, che gli ha garantito un pacchetto retributivo di 100 milioni di dollari per non andarsene a quello che all’epoca era Twitter.

Quando Wojcicki, che oltre a essere in capo alle pubblicità per Google era anche sua amica, è passata a YouTube, ha voluto Mohan vicino a sé.

Dati per gli Stati Uniti nel 2024. Fonte: YouTube’s Impact in the U.S. in 2024.

Tutti i dati della crescita

YouTube, che ha mosso i suoi primi massi in un universo internet molto diverso, è stato capace di adattarsi non solo ai trend, ma anche all’evoluzione dei dispositivi tecnologici.

Al pari di social come Instagram e TikTok, concorre nella forma breve e a scorrimento verticale: YouTube Shorts ha almeno 2 miliardi di utenti mensili registrati, numeri simili ai Reels di Meta.

Ma è anche un competitor efficace dello streaming, potendo fornire intrattenimenti di lunga durata e per gli schermi più grandi: il tempo di visione di contenuti YouTube sul grande schermo è cresciuto di oltre il 30% rispetto all’anno precedente. 

Sempre di più questi contenuti si ispirano ai format della tradizionale televisione, come versioni aggiornate dei Late Show, famosissimi in America.

Un risultato a cui Mohan sta lavorando dal 2017, e che si è coronato con un accordo molto ambizioso. Infatti, nel 2023 la piattaforma ha iniziato a trasmettere le partite della National Football League americana per una tariffa che diminuisce per chi si abbona a YouTube TV.

Non sono mancate le critiche per l’eccessivo costo dei diritti, anche se Mohan permette un rapido upselling su vasta scala. Disney e altri, tra cui NBC e Fox, hanno chiesto tariffe più alte da YouTubeTV, sostenendo che stava sottoquotando i propri servizi sul prezzo.

Nonostante le controversie, dallo sport all’accordo con Prime per il game show di MrBeast – che registra guadagni da 85 milioni di dollari -, o alla trasmissione della celebre cerimonia degli Oscar – come riporta il Financial Timesil passaggio è stato repentino.

“Avremo creatori che porteranno persone che altrimenti potrebbero non aver guardato gli Oscar,” dice a FT Tara Walpert Levy, vicepresidente di YouTube per le Americhe. “Parte del motivo per cui la NFL ha firmato un accordo con YouTube era che volevano pubblici più giovani e più diversificati. Speriamo di vedere quel successo accadere con gli Oscar”.

Non è un caso che da ormai diversi anni sia una delle celebrità lanciate da YouTube, Emma Chamberlain, a condurre le interviste per il Met Gala, rendez-vous per antonomasia delle celebrità mondiali.

Si scambia la palla con Spotify: chi non ha l’abbonamento a quest’ultima, ad esempio, preferisce fruire di musica su YouTube perché la pubblicità è ancora tollerabile.

Ma da Spotify arrivano gli utenti dei video-podcast, un format che oggi sembra impossibile da aggirare per qualsiasi content creator che voglia farsi impresa da sé.

Secondo dati forniti da YouTube, ogni mese più di 1 miliardo di persone interagisce con i contenuti dei podcast su YouTube e guarda oltre 400 milioni di ore di podcast al mese in TV.

Ad aprile 2025,  sono stati caricati oltre 20 miliardi di video, e più di 2 miliardi di persone, un quarto della popolazione mondiale, visitano YouTube ogni giorno.

Gli inserzionisti lo sanno, ma anche i politici.

L’anno scorso, la piattaforma ha generato oltre 36 miliardi di dollari in entrate pubblicitarie e ulteriori 14 miliardi di dollari dagli abbonamenti, riporta il Time. Quest’anno le percentuali sono salite: 15% in più per le pubblicità nei primi nove mesi, e da marzo il 25% in più di abbonati (inclusi quelli in prova) a YouTube Music e Premium.

Una “megalopoli globale”, la considera Mohan, costruita – lo sa bene – sui talenti e sui content creator da milioni di utenti.

La nuova Hollywood

Quando la redazione del Time ha scelto Mohan CEO del 2025, lo ha subito descritto come molto cordiale e affabile, interessato alla salute e al benessere dei creator astri nascenti di YouTube.

L’amministratore delegato è infatti convinto che questi creator rappresentino la Hollywood del futuro: da un lato gli scioperanti dei grandi team creativi, dall’altro i contenuti creati in una stanza.

Ma le stelle sono poche rispetto a tutti i creator che lavorano gratuitamente per anni, nella speranza di guadagnarsi l’attenzione di inserzionisti e sponsor.

E per stimolare la creatività, migliorando la qualità del prodotto finale, Mohan ha incoraggiato anche gli utenti a usare l’intelligenza artificiale, per velocizzare la creazione di video, migliorarne l’estetica e l’accessibilità in diverse lingue.

Mohan è ottimista sulle implicazioni dell’IA per la sua azienda e il mondo, consentendo a molte più persone di mettere alla prova la creatività.

Non teme per la disinformazione o le truffe, né per l’ “AI slop”: secondo Mohan, proprio con l’IA si batterà l’IA spazzatura, ma senza cadere nella censura.

“La Stella Polare fondamentale di come penso alle politiche sui contenuti e alla moderazione in generale su YouTube è dare a tutti una voce”, dice.

Tuttavia, YouTube dovrà confrontarsi anche con le decisioni dei singoli stati di disciplinare contenuti e accessi alla piattaforma.

Anche sui confini di “libertà di espressione”, la questione è aperta e sensibile, dopo che YouTube ha modificato le linee guida per i contenuti, in un periodo in cui spariva anche il fact-checking.

Ad esempio, Mohan  ha invitato i creator che erano stati banditi per aver diffuso disinformazione durante la pandemia COVID a tornare sulla piattaforma: tra questi, Dan Bongino, ora vicedirettore dell’FBI.

Similmente, anche il Presidente Donald Trump si è sentito censurato e violato nei propri diritti di espressione, quando il suo account è stato sospeso dopo i fatti di Capitol Hill.

YouTube ha donato 20 milioni di dollari al trust che sta costruendo la sala da ballo della Casa Bianca senza ammettere alcun illecito.

Per Mohan è stato come togliersi un fastidio dal dente, per concentrarsi a masticare ancora il resto delle portate.

Siamo quello che guardiamo

Quello che sta facendo è costruire un palcoscenico disponibile a tutti, ma in piena ottica neoliberista, è in capo a ciascuno essere in grado di farsi notare su questo villaggio affollato.

Di fatto, il rischio è che si ripresenti una dinamica a biforcazione, o peggio, che i content creator di successo sfruttino i più piccoli per aumentare i ricavi.

Se i visitatori arrivano in numero abbastanza grande, gli inserzionisti seguono — e YouTube paga ai creatori il 55 per cento di quel fatturato.

Mentre l’87% dei video ha meno di 1000 visualizzazioni, quando queste aumentano gli inserzionisti seguono, e YouTube paga il 55% di quel fatturato.

Dal 2021 al 2024, 70 miliardi di dollari sono stati corrisposti a creator, artisti e società di comunicazione.

In Italia, oltre 30.000 canali hanno più di 10.000 abbonati (a/o dic. 2024), con un aumento di oltre il 20% rispetto all’anno precedente, e il numero di canali YouTube che realizzano ricavi a 6 o più cifre è aumentato del 15% rispetto all’anno precedente.

Le cifre possono essere da capogiro, e i singoli diventano delle aziende, pienamente coerenti con il racconto dell’ “imprenditoria del sé” e dell’ “eguaglianza di opportunità” che YouTube rispecchia a pieno.

E nonostante tutti i sommersi, la totalità sta crescendo in senso assoluto: l’azienda cresce, i creator ricchissimi proliferano, quindi ci sono più annunci, e più tempo passato sullo schermo.

Il contributo di YouTube all’ecosistema creativo del PIL dell’UE-27, secondo lo YouTube Impact Report 2024, è stato di 6,4 miliardi di euro.

A Neal Mohan, CEO del 2025, piace tanto la metafora del villaggio, anche se forse sarebbe più appropriato pensare a un orto.

Perché se siamo ciò che mangiamo, siamo anche ciò che guardiamo.

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Ludovica Taurisano
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Ludovica Taurisano è dottoranda di ricerca in Global History and Governance per la Scuola Superiore Meridionale di Napoli, con un progetto di ricerca sull’editoria popolare e l’informazione politica negli anni Sessanta e Settanta. Con una formazione in teoria e comunicazione politica, si è occupata di processi di costruzione dell’opinione pubblica; ha collaborato con l’Osservatorio sulla Democrazia e l’Osservatorio sul Futuro dell’Editoria di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Oggi è Program Manager per The European House – Ambrosetti. Scrive di politica e arti performative per Birdmen Magazine, Maremosso, Triennale Milano, il Foglio, Altre Velocità e chiunque glielo chieda. Ogni tanto fa anche cose sul palco.