Come Jack Dorsey ha comunicato il licenziamento 4mila dipendenti

Di il 05 Marzo, 2026
Messaggi brevi e impersonali, notifiche sul cellulare per dire: "Da oggi sei licenziato". Così avrebbe fatto il presidente di Block nel comunicare la decisione ai suoi dipendenti
Immagine di copertina: Jack Dorsey durante un convegno a Washington DC, 2018. Fonte: Wikipedia

Quando Jack Dorsey, amministratore delegato di Square e co-founder dell’ex Twitter, ha annunciato che Block, la holding che controlla Square, Cash App e Tidal, avrebbe tagliato circa 4.000 dipendenti, quasi la metà della forza lavoro, la notizia ha fatto il giro del mondo.

Non solo per la portata del ridimensionamento, ma per il modo in cui è stato comunicato: un mix di minimalismo, filosofia aziendale e visione tecnologica che ha riversato nei pensieri di tanti dubbi e perplessità.

Secondo quanto si legge sul Wall Street Journal, Dorsey ha presentato i tagli come parte di una trasformazione profonda, resa possibile dai progressi dell’intelligenza artificiale, che secondo lui “ha cambiato ciò che significa costruire e gestire un’azienda” .

Insomma, la fautrice del tragico epilogo sarebbe proprio lei: l’AI. Si tratta forse di un capro espiatorio o piuttosto una comoda strada per scaricare le proprie responsabilità? E poi che cosa ne pensano i dipendenti?

Intelligenza artificiale. Fonte: Pexels

Ma Dorsey non molla

Intanto, Dorsey segue questa linea. In una lettera indirizzata agli azionisti, sostiene che l’AI consentirà di operare con team molto più piccoli e processi più snelli, nonostante Block avesse chiuso il 2025 come un “anno forte” dal punto di vista dei risultati.

Insomma, se da un lato permetterebbe il “lavoro agile”, da un altro taglierebbe posti di lavoro. Una decisione che risulta essere molto singolare e paradossale per certi versi.

Il risultato ottenuto? Un’ondata di reazioni contrastanti. Se gli investitori sembrano essere entusiasti, con le azioni che sono salite oltre il 20% dopo l’annuncio, secondo The Guardian tra i dipendenti si cela un tragico malcontento che fonti di stampa internazionale descrivono come “un clima segnato da shock, sfiducia e senso di smarrimento”.

Per quanto la comunicazione pubblica di Dorsey si sia mossa lungo una direttrice precisa: presentare i licenziamenti non come una misura emergenziale, ma come un passo necessario per preparare Block al futuro, i dipendenti non ci credono.

Concentrandoci sull’analisi delle sue affermazioni, per Dorsey gli strumenti di intelligenza artificiale permetteranno di automatizzare molte attività, riducendo la necessità di grandi team. Una visione che ha generato timori tra i lavoratori, molti dei quali utilizzavano già strumenti AI ma non credevano che potessero sostituirli così rapidamente.

Dorsey ha più volte affermato che Block era diventata “troppo grande”, con livelli di management e processi che rallentavano l’innovazione. Una narrativa che richiama la sua filosofia storica: organizzazioni snelle, decentralizzate, orientate alla sperimentazione e, infine, il messaggio agli investitori: “Tutto è sotto controllo, meno costi, più efficienza, più margini”. E infatti il mercato ha reagito positivamente.

Questa cornice che, però, mostra un evidente scollamento tra comunicazione esterna e percezione interna.

Jack Dorsey nel 2014. Fonte: Wikipedia

Comunicazione esterna vs interna

Secondo le ricostruzioni della vicenda che si apprendono da diversi media internazionali, la comunicazione di Dorsey ai suoi dipendenti sarebbe stata rapida, asciutta e priva di elementi emotivi. Molti lavoratori hanno saputo del licenziamento tramite notifiche automatizzate o disattivazioni improvvise degli accessi, senza un confronto diretto con il management.

Gli elementi più criticati ci sono messaggi brevi e impersonali, focalizzati su efficienza e riorganizzazione, la totale assenza di momenti di confronto e dialogo, un linguaggio percepito come ideologico, più vicino alla filosofia personale di Dorsey che alla realtà di chi perdeva il lavoro e un tempismo totalmente improvviso, con procedure automatizzate che hanno amplificato la sensazione di distacco.

Un ex dipendente ha descritto il morale interno come “il peggiore degli ultimi quattro anni”, segno di una frattura profonda tra leadership e workforce.

All’esterno, invece, la narrazione è stata completamente diversa: Dorsey ha adottato un tono più filosofico e visionario, parlando di un futuro del lavoro ridisegnato dall’IA, un’azienda più snella e innovativa, una trasformazione inevitabile e positiva, un ritorno all’essenziale, come ha scritto nel suo lungo post pubblico.

Una comunicazione che sembra aver funzionato molto bene con gli investitori, i quali hanno premiato la scelta con un rialzo significativo del titolo ma che ha anche creato un contrasto netto con la comunicazione interna, percepita come fredda e distante.

Investimenti. Fonte: Pexels

Un tema strategico

Il caso Block/Dorsey è un esempio emblematico di come la comunicazione dei licenziamenti sia diventata un tema strategico, non solo operativo.

E allora vale forse la pena soffermarsi a riflettere su tre questioni cruciali che si sono palesate in questo caso specifico di comunicazione: la coerenza narrativa, che resta un tema fondamentale nella comunicazione aziendale con messaggi che sono risultati davvero troppo diversi e hanno generato sfiducia internamente.

Inoltre, il linguaggio non pare che abbia tenuto granché conto dell’impatto umano: parlare di “efficienza” mentre si tagliano migliaia di posti rischia di apparire disumanizzante.

Infine, è anche un tema di trasparenza: Jack Dorsey non è stato empatico con i suoi dipendenti, anzi. Invece, anche la scelta più razionale richiede un riconoscimento del vissuto delle persone coinvolte.

Questo tipo di comunicazione, in un momento storico in cui l’IA sta ridefinendo il lavoro, diventa un test di leadership e credibilità.

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Chiara Buratti
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Chiara Buratti muove i suoi primi passi nel mondo del giornalismo nel 2011 al "Tirreno" di Viareggio. Nel 2012 si laurea in Comunicazione Pubblica e nel 2014 consegue il Master in Giornalismo. Dopo varie esperienze, anche all'estero (El Periódico, redazione Internazionali - Barcellona), dal 2016 è giornalista professionista. Lavora nel web/nuovi media e sulla carta stampata (Corriere della Sera - 7, StartupItalia). Ha lavorato in TV con emittenti nazionali anche come videoeditor e videomaker (Mediaset - Rete4 e Canale 5, Ricicla.tv).