Il prezzo dell’opinione pubblica

Di il 15 Giugno, 2026
Le partnership opache tra mercati predittivi e creator alimentano una narrazione che trasforma dati finanziari in informazioni, rendendo sempre più difficile la distinzione tra segnale e rumore
Fonte immagine di copertina: Pexels 

Dalle elezioni americane del 2024, Polymarket e Kalshi sono diventate protagoniste del dibattito pubblico statunitense.

Nate come ibridi tra piattaforme di scommesse e mercati azionari, permettono di acquistare contratti su eventi futuri il cui prezzo è determinato dagli utenti stessi, trasformando l’opinione collettiva in un dato finanziario.

La loro ascesa ha però sollevato diverse critiche e dibattiti riguardo alla loro regolamentazione e alle accuse di insider trading sempre più frequenti.

Per uscire da queste controversie, queste piattaforme hanno costruito una narrazione precisa.

Infatti, sempre più spesso, più che come semplici mercati di scommesse, si presentano come sistemi di monitoraggio in tempo reale dell’opinione pubblica, capaci di anticipare gli eventi prima dei sondaggi tradizionali.

Una narrazione che regge finché si guarda alla facciata del sistema e delle condizioni ordinarie in cui opera. Quando invece entrano in gioco influencer, episodi di insider trading e operazioni coordinate, il meccanismo rivela le sue fragilità.

Il problema degli influencer

Per funzionare come aggregatori di dati, queste piattaforme hanno bisogno di una massa critica di utenti. L’obiettivo è uscire dalla nicchia degli appassionati di sport, degli esperti di politica internazionale e degli osservatori elettorali, per raggiungere il pubblico generale.

E per farlo si sono affidate agli influencer.

Secondo un’inchiesta pubblicata da Politico, Matthew Modabber, chief marketing officer di Polymarket, avrebbe usato il suo account personale PayPal per trasferire oltre 2,5 milioni di dollari a più di 800 creator tra gennaio 2025 e febbraio 2026.

Secondo un portavoce dell’azienda, si tratterebbe di una normale campagna pubblicitaria. Il portavoce si è però rifiutato di fornire dettagli sulle modalità e le condizioni di queste collaborazioni.

Tra i casi documentati all’interno dell’inchiesta c’è quello di Nick Shirley, influencer vicino al movimento MAGA, che tra gennaio 2025 e febbraio 2026 ha ricevuto almeno 350.000 dollari da Modabber, pubblicando nel frattempo diversi video su Polymarket diventati virali, senza mai dichiarare la collaborazione commerciale.

Il problema segnalato dall’inchiesta è triplice.

Il primo ostacolo è che i creator promuovono la piattaforma senza dichiarare esplicitamente il rapporto economico con la piattaforma. Il secondo, è che la descrivono come una fonte autorevole di informazione, replicando esattamente la linea narrativa di Polymarket, senza però interrogarsi sulla natura di questi dati. Il terzo è che negli Stati Uniti la sua parte dedicata alle crypto è stata vietata.

Gli influencer non sono gli unici a rafforzare questa narrazione.

Giornalisti e newsletter stanno contribuendo alla stessa operazione. Lo storico Arash Azizi, che segue l’Iran per The Atlantic, ha scritto a ottobre 2025 che i dati di Polymarket sarebbero stati in grado di anticipare gli sviluppi politici prima ancora dei sondaggi, citando come esempio i risultati delle elezioni per il sindaco di New York.

Fonte: Freepick

Disinformazione elettorale a Los Angeles

Il meccanismo di collaborazione tra creator e aziende per promuovere prodotti commerciali è una pratica comune in molti settori. Quello che distingue il caso dei mercati predittivi è la mancanza di trasparenza e gli effetti prodotti da questa opacità quando i dati della piattaforma vengono scambiati per informazione.

Poco dopo l’inchiesta di Politico, anche Semafor ha rivelato episodi che complicano il quadro.

Durante le elezioni per il sindaco di Los Angeles, alcuni commentatori politici hanno iniziato a mettere in discussione sondaggi e risultati elettorali perché non coincidevano con i movimenti registrati sui mercati predittivi. La distanza tra i due viene così trasformata dagli influencer in una’accusa implicita di frode elettorale.

La reazione di Kalshi e Polymarket è stata significativa.

Secondo Wired, le due piattaforme hanno chiesto ai creator affiliati di rimuovere i post, sostenendo che le loro policy aziendali non permettono di associare il brand ad accuse di frode elettorale. Il problema è che il meccanismo di partnership poco trasparente e contenuti spesso non direttamente attribuibili alla piattaforma rende difficile controllare cosa i creator dicono.

Il governatore della California Gavin Newsom è intervenuto sulla questione, sottolineando come l’algoritmo di piattaforme come X tenda a favorire questo tipo di contenuti, amplificando la sfiducia nel sistema elettorale.

La confusione tra oscillazioni nei mercati predittivi, sondaggi e informazione, ha aggiunto, è una minaccia concreta per le elezioni di midterm di novembre, in un contesto politico già segnato da una polarizzazione ai massimi storici.

Insider trading e cospirazioni

Le partnership opache con gli influencer sono uno dei problemi. L’insider trading è l’altro.

Negli ultimi due anni si sono moltiplicati gli episodi in cui account di recente apertura hanno puntato somme significative su eventi inaspettati, con contratti dal prezzo basso e margini di guadagno elevati: la cattura di Maduro, l’inizio delle operazioni americane in Iran, nuove regolamentazioni sulle criptovalute approvate a sorpresa dall’amministrazione Trump.

Il tema è diventato così centrale da generare le proprie teorie del complotto.

A fine marzo, mentre sui social media circolava una narrazione secondo cui Netanyahu sarebbe stato sostituito da un clone, un account appena aperto su Polymarket ha puntato 177.000 dollari su un contratto che vedeva l’uscita del premier israeliano dal governo entro la fine del mese.

La comunità della piattaforma ha iniziato a chiedersi se quella scommessa fosse fondata su informazioni riservate. Molti commentatori hanno seguito questa interpretazione.

L’episodio ha destabilizzato il mercato. E ha dimostrato che l’insider trading è un problema di regolamentazione, ma anche un problema di influenza delle masse.

Per muovere un mercato non servono necessariamente informazioni riservate. Basta convincere gli altri che le si abbiano.

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Fonte: Canva

Manipolazione cognitiva

La tesi di Polymarket e Kalshi è che le loro piattaforme siano più affidabili di altre fonti di informazione perché si basano su un ampio pool di opinioni.

Il problema è che le opinioni possono essere manipolate.

Gli account social delle piattaforme, e gli influencer che ne amplificano i contenuti, funzionano come megafoni senza filtro: i loro post si basano sui dati generati dagli utenti, non da informazioni verificate.

In pratica, sono più vicine al gossip che a fonti accreditate.

La narrazione secondo cui queste piattaforme sono fonti autorevoli di informazione viene rafforzata anche da partnership sempre più frequenti con testate come la CNN o piattaforme come Substack.

Quando i media interpretano i movimenti di prezzo come segnali, amplificano un dato che in realtà è prodotto da un numero ristretto di utenti con alti capitali, non dall’opinione collettiva.

L’Atlantic Council ha analizzato il rischio considerando il contesto più ampio. Più queste piattaforme vengono legittimate come fonti di informazione prima ancora che come mercati, più la loro manipolazione può diventare uno strumento nelle mani di attori malintenzionati o potenze straniere.

Una singola puntata consistente può innescare un effetto domino, amplificato da reti coordinate di account secondari. Replicando un meccanismo già esistente, per esempio, nella disinformazione online che viene amplificata da bot farm e account non verificati.

Le operazioni di questo tipo possono essere spontanee, mosse dal guadagno o da una strategia di mercato. Possono però anche essere il prodotto di chi intende usare la confusione tra segnale e rumore come arma cognitiva.

Le transazioni su queste piattaforme vengono presentate come espressione universale e obiettiva dell’opinione collettiva. Nella sostanza, però, sono il prodotto di movimenti finanziari fondati su strategie personali, credenze e, sempre più spesso, manipolazione.

Polymarket e Kalshi stanno costruendo una narrazione che punta a rallentare la loro regolamentazione. Ma nel farlo, stanno generando un prodotto che si evolve senza un percorso definito, con obiettivi sempre in cambiamento e parametri poco chiari.

Le elezioni di midterm di novembre metteranno alla prova la considerazione di Newsom sulla rilevanza di queste piattaforme nella percezione del pubblico sul sistema elettorale.

La risposta dipenderà da due fattori: quanto queste piattaforme siano affidabili come fonti e quanto abbiano già cambiato il modo in cui il pubblico e i media guardano ai dati che producono.

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Rocco De Carolis
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Rocco De Carolis è contributor per Mediatrends, dove scrive di guerra ibrida, comunicazione politica e dinamiche digitali dell’informazione. Studente di Global Humanitarian Studies presso UCL, ha una formazione in sicurezza internazionale e geopolitica, consolidata con un Diploma in Global Security presso ISPI. Ha partecipato a missioni umanitarie in America Latina e coordina programmi di mentoring nel Regno Unito per United Italian Societies. Scrive di disinformazione, propaganda, interferenze straniere, comunicazione politica e attivismo sui media digitali. È interessato alle fratture del presente: conflitti, potere, narrazioni e alle loro conseguenze sociali. Studia in particolare il ruolo dei dati e della comunicazione nei processi politici, con un’attenzione specifica al sistema politico e mediatico anglo-americano.