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A maggio, durante un incontro a porte chiuse con i rappresentanti degli Stati membri, il Consiglio Europeo ha presentato un piano pilota per invitare influencer e content creator ai summit dei leader e ad alcune riunioni ministeriali a Bruxelles.
Il progetto, secondo Politico, non è stato accolto con entusiasmo dai diplomatici europei. Diversi rappresentanti nazionali hanno messo in dubbio l’utilità concreta dell’iniziativa. Per i critici dell’iniziativa, il dubbio risiede nella compatibilità tra mezzo e messaggio.
Secondo questa prospettiva, video brevi e immediati difficilmente possono cogliere il reale funzionamento di un’istituzione complessa come il Consiglio, fatta di negoziati lunghi e linguaggio tecnico.
Un modello già sperimentato
L’iniziativa segue un percorso già tracciato da altre istituzioni, ma con logiche diverse.
La Casa Bianca ha riorganizzato stabilmente la propria sala stampa, integrando i content creator come presenza fissa accanto ai giornalisti accreditati, con accesso paragonabile a quello della stampa tradizionale.
A New York, il sindaco Zohran Mamdani ha scelto un approccio simile, aprendo briefing e spazi istituzionali a chi produce contenuti politici fuori dai circuiti editoriali classici, nel tentativo di raggiungere elettori che non leggono più i quotidiani.
Il Consiglio Europeo ha scelto una via più cauta.
I creator selezionati potranno accedere ad aree dei palazzi europei oggi riservate alla stampa accreditata, ma resteranno osservatori esterni, senza la possibilità di porre domande o intervenire nei momenti di confronto diretto con leader e ministri.
Un funzionario del Consiglio ha chiarito che i creator saranno sempre accompagnati da personale dell’istituzione e non saranno trattati come membri dei media, né per l’accreditamento né per l’accesso alle occasioni di confronto con la stampa.
Una distinzione che serve a tutelare lo status dei giornalisti accreditati.
Chi entra e chi resta fuori
Gli inviti partiranno dai singoli Paesi membri, non dal Consiglio direttamente.
Ogni Stato proporrà i propri creator, scelti tra figure con un’audience consistente nel proprio Paese e con un percorso già orientato ai contenuti politici, evitando quindi profili generalisti o di intrattenimento puro.
I criteri di esclusione rivelano molto più di quanto rivelino i requisiti di ammissione.
Non potranno partecipare creator che abbiano pubblicato contenuti giudicati in contrasto con i valori europei, una soglia ampia e in parte soggettiva, che lascia ai governi nazionali un margine discrezionale significativo nel definire cosa costituisca dissenso legittimo e cosa invece motivo di esclusione.
Questi criteri di selezione hanno già acceso il dibattito.
Selezionare in partenza solo voci allineate rischia di trasformare gli osservatori promessi in megafoni dell’istituzione, pronti a raccontare un’Europa sempre positiva e mai messa in discussione nei suoi limiti.
Sono esclusi anche i creator legati a marchi commerciali, per evitare sovrapposizioni con contenuti pubblicitari.
Inoltre, la direttiva impone che i membri escludano chi ha o intende avere un ruolo politico diretto. Un criterio difficile da verificare in concreto e ancora più difficile da applicare retroattivamente.
Il Parlamento europeo ospita già un esempio di content creator sceso in politica.
Infatti, l’eurodeputato cipriota Fidias Panayiotou, è stato eletto proprio grazie alla propria notorietà da content creator, dimostrando quanto il confine tra produzione di contenuti e ambizione politica sia già oggi permeabile.
Non un sostituto del giornalismo
Pietro Valetto, content creator italiano e fondatore dell’organizzazione EU&U, ha precisato che l’iniziativa non punta a sostituire la stampa accreditata, ma a rendere più visibile un’istituzione che il grande pubblico fatica a riconoscere e distinguere dalle altre sedi del potere europeo.
Rispetto alla Commissione e al Parlamento, il Consiglio resta infatti l’istituzione europea meno conosciuta, nonostante il suo ruolo decisivo nelle trattative tra governi nazionali.
Secondo Valetto, intervistato da Politico, il progetto serve soprattutto a colmare questo gap di notorietà presso un pubblico più giovane, che associa l’Unione Europea quasi esclusivamente alla Commissione.
Non è la prima apertura delle istituzioni europee ai creator, ma finora si è trattato di iniziative isolate e non strutturate.
Ursula von der Leyen ha già invitato content creator al proprio discorso inauguarale del suo secondo mandato, mentre la Commissione ha coinvolto cinquanta creator nella campagna Protect What Matters, garantendo loro libertà editoriale e nessun vincolo economico diretto.
Il Parlamento, dal canto suo, ha ospitato creator di moda e food a Bruxelles e Strasburgo, in eventi però scollegati dal processo decisionale vero e proprio.

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Il nodo della trasparenza
Il punto critico riguarda però la disclosure finanziaria.
I content creator, a differenza dei giornalisti accreditati, non hanno l’obbligo di dichiarare chi li finanzia o con chi collaborano commercialmente, una zona grigia che le istituzioni tradizionali della stampa hanno invece regolamentato nel tempo attraverso codici deontologici e obblighi di trasparenza.
Farli entrare nei luoghi del potere europeo, pur come semplici osservatori accompagnati, apre quindi una domanda più ampia sulla loro effettiva capacità di esercitare pressione indiretta, anche senza un ruolo formale di rappresentanza di interessi.
È lo stesso nodo che attraversa il fenomeno più ampio degli influencer-lobbisti, figure ibride tra comunicazione, attivismo e rappresentanza di interessi, sempre più centrali nel modo in cui il potere politico racconta se stesso senza passare dai canali tradizionali dell’informazione.
Le istituzioni europee scommettono che mostrare il proprio funzionamento attraverso nuovi canali aiuti a colmare una distanza comunicativa reale, soprattutto con un pubblico giovane sempre più lontano dai media tradizionali e sempre più esposto a fonti informali.
Resta da capire chi stabilirà, di volta in volta, il confine tra osservazione e promozione istituzionale, e se il pubblico saprà sempre distinguere i due ruoli quando entrambi arrivano dallo stesso schermo.




