I Cinque. Gli articoli da ricordare questa settimana (13-19/04)

Di il 19 Aprile, 2024
notizie della settimana
L’India si vota al guru Modi. Sogni, patria, spada. E Mameli a vent’anni scrisse il nostro inno. L’uomo è un castoro andato fuori controllo. Il lato oscuro della miracolosa crescita del lavoro. Popotus, giornale di attualità per bambini.

Categoria: reportage/politica internazionale

L’India si vota al guru Modi. Di Carlo Pizzati, longform de la Repubblica del 14 aprile 2024

Dal 10 aprile al 1° giugno, l’India andrà al voto. Sono necessari 44 giorni alla più grande democrazia del mondo per permettere a 970 milioni di cittadini di scegliere i propri rappresentanti e decidere se continuare ad affidare la guida del Paese alla maggioranza di destra del presidente Modi (Bharatya Janata Party), oppure favorire l’opposizione di sinistra guidata da Mallikarjun Kharge, del Congress Party. Il reportage tocca le principali aree del Paese, partendo da Mumbai, la città con più super ricchi al mondo dopo New York e Londra, con “l’obbrobrio pacchiano del grattacielo della famiglia più ricca d’Asia, gli Ambani, asserragliati nei 27 piani nella torre privata Antila”. Lo Stato del Maharashtra, di cui Mumbai è capoluogo, produce il 6% del Pil indiano e il 70% del commercio marittimo, “il tutto in una marea di senza casa che affolla le strade”. In India la disoccupazione dei laureati under 25 è pari al 40%, e sta generando una pericolosa frustrazione. Il viaggio prosegue toccando Bangalore, nella Silicon Valley indiana, quindi la terra dei Tamil e Varanasi, l’ex Benares, la città dominata da un politico santone che l’ha trasformata in una Bollywood dell’induismo, per poi arrivare a Delhi, la capitale scossa da una serie di arresti per corruzione, soprattutto tra le fila dell’opposizione. Il viaggio termina sull’Himalaya, dalla cui altezza si tenta di fare un riassunto di quanto si è visto. “L’india va al voto, nei mesi più torridi, in un clima teso, ma con un esito che molti prevedono garantirà la continuità di un sistema sempre meno incline ai valori democratici”.

 

Categoria: cultura

Sogni, patria, spada. E Mameli a vent’anni scrisse il nostro inno. Di Emanuele Trevi, Il Corriere della Sera del 15 aprile 2024

Tutti conoscono l’inno di Mameli, pochi conoscono Goffredo Mameli. Che fu, secondo i diretti testimoni, un personaggio che incarnava pienamente lo spirito romantico e battagliero del suo secolo. Scrisse l’inno a vent’anni, morì a ventidue per una ferita riportata a Roma dove era accorso per difendere la Repubblica dagli assedianti borbonici e francesi. “Stendhal, che tra i giganti dell’Ottocento fu il più acuto e infaticabile interprete del nostro carattere nazionale, affermò che gli italiani non avevano bisogno di scrivere e leggere romanzi, perché la forza delle loro passioni era tale che ognuno poteva vivere il suo romanzo facendo a meno della mediazione dei libri”. Mameli fu anche un politico dagli ideali molto moderni, seguace di Mazzini. Lo si può ricavare dai suoi articoli giornalistici, più che dalle sue poesie piuttosto convenzionali. “Sono articoli rapidi, privi di fronzoli retorici, incalzati dal susseguirsi degli eventi della prima guerra d’indipendenza”, dove c’è poco spazio per le riflessioni astratte. E per quanto riguarda i dubbi ricorrenti sulle qualità letterarie dell’inno, per Trevi sono inutili: “Se cerchiamo un grande poeta, sicuramente bisogna guardare altrove; ma il nostro inno è così intriso della polvere e del sangue della storia che c’è solo da andarne fieri”.

 

Categoria: scienze

L’uomo è un castoro andato fuori controllo. Di Telmo Pievani, La Lettura del 14 aprile 2024

Scritto in vista della Biennale Tecnologica di Torino, l’articolo esalta la capacità dei castori di modificare l’ambiente a proprio vantaggio ma migliorandolo. I castori costruiscono dighe, “artefatti tecnologici di tutto rispetto” e “non si limitano a vivere il mondo come si presenta, lo trasformano. Sono ingegneri ecosistemici. Le dighe riducono la dispersione di acqua, filtrano gli inquinanti e aiutano a controllare le piene. La loro azione è benefica”. Questa modalità di intervenire sul mondo si chiama costruzione di nicchia. Ma per l’uomo il meccanismo è andato fuori controllo, e la nostra specie, evolutivamente parlando, è caduta in una trappola per cui ogni generazione eredita un ambiente nel quale è sempre più difficile e costoso sopravvivere. Per uscirne, non è sufficiente investire in scienza e tecnologia ma va cambiato il modello di sviluppo, secondo quelle che Pievani chiama utopie realiste, che a volte implicano serendipità: si cerca qualcosa ma si trova altro che può essere anche meglio.

 

Categoria: economia

Il lato oscuro della miracolosa crescita del lavoro. Di Pietro Garibaldi, Eco di aprile

Eco è un nuovo mensile di economia diretto da Tito Boeri, il primo numero è dedicato al lavoro e l’articolo portante mette in evidenza un’apparente contraddizione. La teoria insegna che per una rapida uscita dall’inflazione si paga un prezzo in termini di disoccupazione. Anni fa uno studio empirico di Laurence Ball ha mostrato che far scendere l’inflazione dal 10 al 5% richiede una riduzione di Pil di 7,5 punti percentuali. Quello che è avvenuto in Italia nel 2023 è, invece, sorprendente: l’uscita dall’inflazione è stata “rapida e brutale, ma l’economia italiana ha creato quasi mezzo milione di posti di lavoro, un numero impressionante, che corrisponde a una crescita annua degli occupati superiore al 2%”. Non sono posti di lavoro precari ma lavoro “di qualità”, cioè lavoro dipendente e a tempo indeterminato. Ma “la spiegazione più plausibile dell’apparente miracolo italiano del lavoro è verosimilmente legata all’altra faccia del mercato, ossia la bassa o insistente crescita dei salari italiani”. I salari reali italiani sono diminuiti di quasi il 9%, e quando il salario reale diminuisce la domanda di lavoro da parte delle imprese aumenta. Quindi, conclude Garibaldi, lavoriamo di più, rallegriamocene, ma in termini reali guadagniamo di meno.

 

Categoria: informazione per l’infanzia

Popotus, giornale di attualità per bambini. Inserto di Avvenire del 18 aprile 2024

Giunto al suo ventinovesimo anno e al numero 2551, Popotus è l’unico giornale d’informazione destinato ai bambini. Le notizie sono le stesse dei quotidiani, ma cambiano il linguaggio e le illustrazioni, che sono dei piccoli capolavori grafici e richiamano un po’ il segno del Corriere dei Piccoli. In questo numero troviamo in prima pagina un servizio dedicato alla pizzeria di Milano che “dà lavoro agli autistici” e ha come ospite d’onore il procuratore Nicola Gratteri, impegnato nella lotta contro l’ndrangheta (“la criminalità organizzata calabrese”). Poi si parla della Banca Mondiale, con sede a Washington (“negli Stati Uniti”), si cita l’Afghanistan (“che si trova in Asia”), e così via, passando all’inquinamento, con pochi dati semplici ma precisi, alle Olimpiadi, (“nate in Grecia circa 2800 anni fa”), all’intelligenza artificiale. C’è anche una commuovente pagina di recensioni (“Scaffale basso”), in cui si parla della Resistenza e di Giacomo Matteotti, detto Tempesta per il suo spirito vulcanico, “per Mussolini un nemico da togliere di mezzo. E così il 10 giugno 1924, cento anni fa, mentre andava alla Camera fu aggredito, rapito e ucciso dai fascisti. Aveva 39 anni”.

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Alberto Paletta si occupa di comunicazione e relazioni istituzionali presso un gruppo finanziario. Pur attratto dalla politica attiva, preferisce dedicarsi a quella contemplativa. Milanese d'adozione e di elezione, un po' come Stendhal.