Così la Rai ha trasformato i mondiali di ciclismo in una corsa a ostacoli

Di il 29 Settembre, 2026
Abbonati al canone inferociti dopo che Viale Mazzini ha trasferito la parte finale del Mondiale di ciclismo da Rai 2 al canale digitale semisconosciuto RaiPlay Sport 3 fruibile solo online
Fonte immagine di copertina: Flickr

Social ancora una volta in subbuglio per la gestione dello sport da parte di viale Mazzini. Questa volta al centro delle polemiche le modalità di messa in onda del Mondiale di ciclismo.

Mentre Brandon McNulty guadagnava la volata e un azzurro, Giulio Ciccone, teneva botta, la Rai di colpo avvisava i telespettatori dell’imminente cambio di canale della competizione proprio mentre la corsa, ormai al quarantesimo chilometro, si avviava alle battute finali.

Corsa a ostacoli

Per gli abbonati al canone il Mondiale di ciclismo si è così trasformato in una corsa a ostacoli con i telecronisti di Rai2 costretti a interrompere la diretta per mandare in onda il Tg2 poco prima delle 20.30 italiane.

Il collegamento questa volta non è stato passato però a RaiSport (canale 58), ma a RaiPlay Sport 3, che non compare nell’elenco dei canali tradizionali in quanto è accessibile solo online, da app, o comunque avendo a disposizione una smart tv.

Per questo i più, almeno fino alla polemica odierna, non ne avevano nemmeno mai sentito parlare.

Ma perché il Mondiale di ciclismo non è finito su RaiSport, che sarebbe stato l’atterraggio tradizionale, considerato che è solito raccogliere il testimone proprio in casi analoghi?

Perché nel frattempo sul 58 andava in onda una partita di calcio di serie C, Pescara-Spezia. Anche la decisione di dare precedenza a una competizione minore non sarà apprezzata.

Ma non è finita qui perché, sempre a giudicare dai commenti adirati sui social, una volta che gli utenti sono riusciti a trovare RaiPlay Sport 3 (o a scaricare la relativa app su smartphone o tablet) il canale, evidentemente preso d’assalto, s’è freezato, con problemi tecnici che si sono protratti per una ventina di minuti.

La diretta su RaiPlay è ripartita alle 20.48 e il Mondiale è tornato poi su Rai2 a circa 11 chilometri dalla conclusione.

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La scultura del cavallo in bronzo all’ingresso della sede Rai in Viale Mazzini, a Roma, opera dello scultore Francesco Messina. Fonte: WordPress

L’affondo di UsigRai

Più furibondo dei telespettatori si registra solo l’intervento dell’UsigRai, l’Unione sindacale dei giornalisti della Tv di Stato: “È la solita Rai tafazziana e autolesionista che compra i diritti di alcuni grandi eventi sportivi e poi, come ieri su RaiDue, li interrompe sul più bello”, si legge nella nota.

“Non è la prima volta che accade, con il duplice risultato negativo di far imbestialire gli appassionati di sport e al tempo stesso perdere il pubblico interessato all’evento”, continuano dal sindacato non mancando di sottolineare che “Quanto avvenuto ieri in occasione del Mondiale di ciclismo, una gara appassionante e incerta con un italiano nei i primi posti, è la rappresentazione plastica di un’azienda priva del benché minimo coordinamento editoriale”.

Gli sberleffi mediatici

“Rai, che fai? Interrotta la diretta del Mondiale di ciclismo nel finale, tifosi inviperiti sui social”, l’affondo quest’oggi della Gazzetta dello Sport.

Che nel catenaccio sottolinea: “Spettatori invitati ad andare su Raiplay e non su Raisport dove c’era in onda la Serie C: e per chi non ha una smart tv? Il sindacato Usigrai: La solita Rai tafazziana”.

“Le fasi decisive dei Mondiali di ciclismo sono finite su RaiPlay Sport 3: sì, esiste; e no, non è RaiPlay 3”, l’irriverente titolo del Post.

“Bufera sulla Rai, i Mondiali di ciclismo spariscono all’improvviso dai canali tv proprio sul più bello: Vergogna totale”, scrivono sul Fatto Quotidiano.

Tra i post su X spicca quello del pentastellato Dario Carotenuto, non fosse altro per la sua presenza di lungo corso nella Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai (qui la composizione): “La Rai ancora una volta indifendibile. […] Non si potevano interrompere i “pacchi”, non si poteva spostare il Tg2, ma soprattutto: perché annunciare un cambio canale se poi non lo fai? Un’altra pagina di vergogna per una dirigenza scelta non per competenza, ma per appartenenza politica”.

Tacciono invece i membri della maggioranza.

Fonte: Flickr

La spiegazione di RaiSport

“Abbiamo spostato come previsto la diretta su RaiPlay 3 – spiega al Corriere della Sera Marco Lollobrigida, direttore di RaiSport – dove evidentemente c’è stato un blackout per un problema di sovraccarico di utenza. L’azienda mi ha spiegato che tutto è stato risolto in pochi minuti, forse meno di 25, mi spiace davvero per i colleghi che stavano facendo un ottimo lavoro e per tutti gli appassionati”.

La toppa però che prova a metterci Lollobrigida non basta. Anche perché la memoria di tutti ormai è tornata al febbraio di quest’anno e alla rovinosa conduzione della Cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano – Cortina da parte del precedente direttore di RaiSport, Paolo Petrecca, costellata da gaffe e cadute di stile.

Il suo vice, Auro Bulbarelli, designato per coprire l’evento era a sua volta saltato per aver svelato che lo spettacolo avrebbe coinvolto pure il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, protagonista della clip d’apertura della cerimonia dei giochi olimpici, dando vita a una valanga dalla quale la Tv di Stato non si sarebbe più salvata.

E mentre le papere televisive di Petrecca gli valevano persino un articolo sul New York Times e i suoi giornalisti, indignati, ritiravano le firme da ogni servizio sportivo, la Rai negli stessi giorni perdeva pure i diritti per la trasmissione in chiaro delle Nitto Atp Finals, uno degli appuntamenti più prestigiosi della stagione autunnale tennistica (l’edizione 2026 si svolgerà dal 15 al 22 novembre all’Inalpi Arena di Torino), finite a ingrassare i palinsesti (e gli ascolti) di Mediaset.

Ancora una volta a sottolineare gli autogol della Tv di Stato l’UsigRai: “Dopo la serie A di basket, il 6 Nazioni di rugby, numerose classiche di ciclismo come la Freccia Vallone e il Giro delle Fiandre, oltre alla Coppa Italia di calcio, un altro pezzo di offerta sportiva che scompare dal servizio pubblico”.

Che per la Rai sia venuto il momento di darsi all’ippica?

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Carlo Terzano
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Carlo Terzano è un giornalista politico ed economico, con la passione per le nuove tecnologie e l'automotive. Già caporedattore di StartupItalia, ha collaborato e collabora oltre che con Mediatrends anche con Start Magazine, Wired, Radio 24, R101, Formiche, Corriere Innovazione e Lettera43.it.