Come le restrizioni di Meta impattano creator e utenti nell’anno più elettorale di sempre

Di il 11 Aprile, 2024
Centinaia di content creator, giornalisti e attivisti hanno unito le forze in una lettera aperta contro la decisione del colosso di Menlo Park di imporre limitazioni sulla diffusione di contenuti politici su Instagram e Threads

La recente decisione di Meta di imporre limitazioni sulla diffusione di contenuti politici su Instagram e Threads ha sollevato un’ondata di preoccupazioni tra i content creator, specialmente tra quelli che si occupano di questioni sociali vitali come i diritti delle donne, la disuguaglianza, la disabilità e l’identità LGBTQ.

Ky Polanco, co-fondatrice della pagina Instagram @Feminist, dedicata ai diritti delle donne e all’aborto, ha vissuto sulla propria pelle l’impatto di questa politica. La decisione di Meta, annunciata a febbraio, ha ridotto drammaticamente la portata della sua voce, facendo crollare il numero di utenti raggiunti da 10 milioni a soli 800.000 in una settimana.

Di fronte a queste limitazioni, centinaia di content creator, giornalisti e attivisti hanno unito le forze in una lettera aperta a Meta, promossa da Accountable Tech, un’organizzazione no-profit la cui missione è “frenare i danni sociali causati dalle pratiche commerciali tossiche delle Big Tech”, e da GLAAD, un’organizzazione per i diritti LGBTQ. Nella lettera si esorta Meta a revocare questa decisione che per i firmatari rappresenta un grave ostacolo all’educazione politica e all’attivismo in un momento in cui la comunicazione digitale gioca un ruolo cruciale nel plasmare l’opinione pubblica e nel promuovere il cambiamento sociale.

Obiettivo della lettera è anche quello di aumentare la consapevolezza dell’impatto che tali decisioni possono avere sull’informazione. L’appello a Meta non è solo una richiesta di maggiore trasparenza e libertà di espressione,ma anche un richiamo all’importanza della diversità di pensiero nel nostro ecosistema digitale.

Andy Stone, portavoce di Meta, ha risposto alla lettera sottolineando che la modifica riguarda solo i sistemi di raccomandazione e che ora gli utenti saranno in grado di controllare il flusso di notizie consigliate.

 

OPINIONE

Non è la prima volta che Meta cerca di regolamentare i discorsi su temi considerati politicamente sensibili, come dimostra la precedente decisione di bloccare termini legati al coronavirus e al covid. Questa tendenza verso la censura selettiva solleva questioni fondamentali sulla responsabilità e il potere delle piattaforme di social media nel modellare il discorso pubblico.

Il problema fondamentale con le restrizioni imposte da Meta è la loro vaghezza e l’apparente arbitrarietà. Definire cosa costituisce “contenuto politico” è un compito estremamente complesso e soggettivo. Senza linee guida chiare, gli utenti si trovano a navigare in un mare di incertezza, temendo che il loro prossimo contenuto possa involontariamente violare le norme e ridurre la loro portata.

Le decisioni della compagnia di Zuckerberg hanno conseguenze che vanno ben oltre il disagio dei content creator. In un’epoca definita da profonde divisioni politiche e sociali, l’accesso a una gamma diversificata di opinioni e informazioni è più cruciale che mai. Limitare tale accesso, soprattutto in un anno elettorale globale di significativa importanza, equivale a minare le fondamenta stesse della democrazia. Le piattaforme di social media, che una volta promettevano di democratizzare l’informazione, sembrano ora propendere verso il controllo e la restrizione del flusso di informazioni.

Meta giustifica queste restrizioni come un tentativo di adattarsi alle richieste degli utenti e di combattere la disinformazione. Tuttavia, la linea tra la protezione degli utenti e la censura è sottile e pericolosamente labile. Il ruolo delle piattaforme di social media come guardiani dell’informazione richiede un equilibrio delicato tra la promozione di un ambiente sicuro e la garanzia che il discorso pubblico non venga indebitamente limitato.

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