Ben Smith: “L’era della dipendenza totale dalle piattaforme social è finita”

Di il 20 Giugno, 2024
Carlo Castorina intervista Ben Smith
Intervista a Ben Smith, fondatore e direttore di Semafor, che nel suo nuovo libro (Traffic) narra l'incredibile evoluzione degli ultimi vent'anni dei giornali, dei lettori, e dei modi in cui accediamo alle informazioni e di come queste ci raggiungono
(Nella foto: Ben Smith, fondatore e direttore di Semafor)

L’ho incontrato a Torino in occasione della presentazione del suo nuovo libro, Traffic. Dopo una piacevole chiacchierata con un ex direttore di un importante quotidiano italiano, anche lui in fila per farsi firmare una copia, mi presento al signor Smith. Gli racconto che il suo Semafor, il sito di news di maggiore innovazione nel business giornalistico degli ultimi anni, è stato una importante fonte di ispirazione per la nascita di Mediatrends. Inizia subito un confronto sul concetto di informazione post-social e, con grande speranza ed emozione, gli chiedo un’intervista.

Ben Smith, nato nel 1976 e residente a Brooklyn, è fondatore e direttore di Semafor, una global news company capace di raccogliere 34 milioni di dollari di investimenti. In precedenza ha scritto di media e giornali per il New York Times ed è stato il direttore di BuzzFeed News.

Traffic. La corsa ai clic e la trasformazione del giornalismo contemporaneo, edito in Italia da Altrecose, narra l’incredibile evoluzione degli ultimi vent’anni dei giornali, dei lettori, e dei modi in cui accediamo alle informazioni e di come queste ci raggiungono attraverso i nostri smartphone. Il libro intreccia le storie di vari pionieri dell’informazione online in America, mostrando come abbiano, spesso senza rendersene conto, innescato cambiamenti che hanno profondamente influenzato i nostri comportamenti digitali.

(Carlo Castorina – CC): Quali sono i motivi che ti hanno spinto a scrivere “Traffic”?

(Ben Smith – BS): Quando ho lasciato BuzzFeed e sono arrivato al New York Times nel 2020, avevo la sensazione che un’era stesse finendo: la prima era utopica ed esplosiva dei media digitali. Volevo fermarmi per capire cosa fosse successo e come ci fossimo arrivati. Così il libro è stata un’opportunità sia per tornare indietro prima del mio ingresso in questo settore, sia per tracciare ciò che abbiamo capito e cosa abbiamo sbagliato, in particolare riguardo il rapporto tra tecnologia, media e politica.

CC: Parlando di traffico, Google e OpenAI stanno rivoluzionando i motori di ricerca, sollevando parecchie preoccupazioni tra gli editori. Qual è il tuo pensiero?

BS: La fase in cui gli editori facevano affidamento sui motori di ricerca sembra essere chiaramente tramontata. Assisteremo a una enorme competizione tra le testate di cui queste piattaforme beneficiano per raccogliere informazioni. Tutti gli attori coinvolti devono costruire un modello di business sostenibile per un ottimo giornalismo.

CC: Accordo o no? I gruppi editoriali stanno prendendo strade divergenti sull’AI. Semafor ha recentemente lanciato Signals, un flusso multi-source globale di notizie dell’ultima ora nato dalla partnership con Microsoft e Open AI. Come funziona?

BS: Oggi gli utenti considerano le notizie disorientanti e poco affidabili, in parte perché capiscono che ogni articolo e ogni giornalista offre un particolare punto di vista. Signals è uno sforzo per affrontare questa criticità identificando i fatti condivisi e quindi offrendo informazioni da diverse prospettive e da tutto il mondo. E gli strumenti di ricerca di Microsoft e OpenAI ci hanno permesso di ampliare significativamente la ricerca attraverso diverse lingue, arricchendo così i punti di vista disponibili.

CC: Cosa ti ha spinto a lasciare il New York Times per lanciare Semafor?

BS: Avevo un posto in prima fila per tutte le novità sui media quando ero al Times, e l’opportunità di iniziare qualcosa di nuovo era troppo allettante per resistervi, specialmente con un grande partner come Justin Smith, un CEO davvero visionario. A ciò si è aggiunto un momento di brusco cambiamento e di nuove esigenze da parte dei consumatori di notizie.

CC: Quanto sei soddisfatto della tua iniziativa “China and Global Business”? Dopo un anno, avete registrato progressi nel comprendere meglio le relazioni tra USA e Cina? E pensi che ci sia spazio per esplorare altre storie di geopolitica con il medesimo approccio… per esempio in Russia?

BS: La relazione tra USA e Cina rappresenta una delle storie più importanti del mondo e vogliamo continuare a coprirla. Ma è anche estremamente difficile fare giornalismo lì, figuriamoci in Russia! In Russia, ci affidiamo alle segnalazioni di giornalisti molto coraggiosi in esilio presso il nostro partner Meduza, e ad altri media per uno sguardo equilibrato su cosa sta accadendo in quel Paese, anche sul fronte della guerra.

CC: Nonostante le piattaforme social si stiano allontanando dal business delle notizie, sembra che le testate online, soprattutto in Europa, dipendano ancora da esse. Raggiungeremo mai un’era dell’informazione post-social? Quanto è reale questo “ritorno al futuro dei media digitali”?

BS: Useremo sempre molti canali diversi per raggiungere il pubblico, ma l’era della dipendenza totale dalle gigantesche piattaforme social è finita. Sono strumenti potenti per trovare informazioni e per commercializzare il proprio giornalismo, ma non sono più il centro dell’ecosistema.

CC: Parli spesso della frammentazione dei media. Quali differenze vedi tra i media digitali americani e quelli europei?

BS: La differenza più grande, che mi affascina, è la relativa forza del giornalismo locale in Europa quando negli Stati Uniti stiamo assistendo al suo crollo.

CC: Quale destino attende TikTok negli Stati Uniti? Frank McCourt vorrebbe acquistare e ricostruire TikTok come “una nuova e migliore versione di internet dove le persone vengono rispettate e possiedono e controllano la loro identità e i loro dati”. È possibile?

BS: Penso sia improbabile. Non so se ByteDance venderà. E se lo farà, venderà al miglior offerente, probabilmente una big company americana o un gruppo privato molto ben capitalizzato interessato a sfruttare la loro vasta rete e il business pubblicitario.

CC: Da Mastodon a Bluesky, molti hanno cercato di prendere il posto dell’ex Twitter. Quanto durerà X?

BS: X è più debole e meno rilevante di quando era Twitter, ma secondo me ha superato queste prime sfide.

CC: Quale impatto potrebbe avere l’eventuale vittoria di Trump sull’industria dei media?

BS: Penso che l’effetto più rilevante possa essere nelle sue promesse di modificare la legge e le norme negli Stati Uniti contro i media, che al momento godono di grande libertà.

CC: Quale consiglio daresti ai giovani imprenditori che vogliono lanciare una nuova rivista online?

BS: Mantenere bassi i costi e prendere sul serio il business.

CC: Quali saranno le competenze più importanti per il giornalismo in futuro?

BS: Ottenere gli scoop!

CC: Chi sarà il prossimo Ben Smith del New York Times?

BS: Forse tu!

 

Copertina libro Traffic

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