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Le risposte degli assistenti virtuali si stanno legando sempre di più ai siti di informazione in due modi opposti. Da un lato, veicolano traffico sui contenuti dei giornali ma, dall’altro, possono anche ridurlo, abituando i lettori ad affidarsi ai riassunti e a non leggere un intero articolo. All’interno di questa situazione già variegata, c’è un’ulteriore fondamentale sfumatura: non tutte le testate sono menzionate con la stessa frequenza.
Come ha riportato Mediatrends in diverse occasioni, la crescita del numero di menzioni di prodotti giornalistici da parte degli assistenti virtuali è, per ora, una buona notizia soltanto a metà per i media.
In primo luogo, perché la quantità di visualizzazioni regalate alle testate è ancora risibile rispetto al totale, nonostante il recente aumento.
Inoltre, perché la diffusione dell’approccio dell’informazione a portata di IA – in cui un breve resoconto sostituisce un editoriale – ha portato Google, il più importante catalizzatore di traffico esterno per gli editori, ad adeguarsi con i propri strumenti di intelligenza artificiale, AI Overview e AI mode, che hanno decimato l’afflusso in entrata sui siti di quotidiani e magazine.
Più fortunati
In questo marasma, chi sta beneficiando di più dell’apporto di ChatGpt e simili è innanzitutto Reuters, che già nella scorsa primavera risultava tra i più citati dai chatbot e si conferma tale anche nel mese di luglio, secondo quanto riporta un’analisi dell’agenzia di pubbliche relazioni Muck Rack.
Come scrive Nieman Lab, cinque testate risultano tra le più citate in due dei tre assistenti virtuali più famosi esaminati dallo studio – ChatGpt e Gemini. Sono, appunto, Reuters, Axios, Financial Times, Forbes e Time.
Di queste, il Financial Times, Time e Axios hanno accordi con OpenAI, ma non con Google.
Claude, invece, preferisce basarsi su fonti diverse, come Cnbc e Npr, e a tratti più specifiche, ossia Harvard Business Review, Yahoo Finance, Good Housekeeping e Tech Radar.

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Cosa ti rispondo
La ricerca si basa su oltre un milione di prompt realistici che gli autori hanno utilizzato su modelli Gpt-4o e 4o Mini, le versioni Flash e Pro di Gemini e Sonnet e Haiku di Claude.
L’arco temporale è di circa 20 giorni – lo studio è stato condotto solo nel mese di luglio e il comunicato stampa è stato rilasciato il 23 dello stesso mese.
I risultati sono stati riassunti da Axios, che ha sottolineato come ChatGpt sia il chatbot che tende più degli altri a utilizzare media tradizionali per rispondere agli utenti.
Gemini si pone nel mezzo, attingendo sia da fonti giornalistiche sia da piattaforme come Wikipedia, Coursera e Quora.
Infine, Claude di Anthropic sembra essere più tecnico e di nicchia. Le sue citazioni prediligono fonti primarie, accademiche e governative, oltre a blog e testate di settore e meno di hard news.
Più in generale, afferma il comunicato, nel 95% dei casi i link provengono da fonti non a pagamento. Di queste, si tratta per la maggior parte di prodotti non sponsorizzati, i cosiddetti earned media (85%), mentre il restante 15% comprende invece contenuti pagati o brandizzati, da blog aziendali a social media.
Le menzioni alle testate rappresentano poco più di un quarto del totale (27%) delle risposte dei chatbot, mentre questa percentuale raggiunge il 49% quando l’utente chiede una domanda che implica “un certo livello di attualità”.
Non a caso, gli assistenti basati su IA generative prediligono articoli recenti, pubblicati negli ultimi 12 mesi, pur con notevoli differenze. Questo accade per il 56% delle risposte che includono contenuti editoriali su ChatGpt e per il 36% su Claude.
I grandi assenti, finora, sono i cosiddetti new media, dai podcast a Substack, che però, segnala Axios, iniziano a intravedersi nei dialoghi con l’IA. Per il momento, però, sotto forma di citazione social.