Immagine di copertina: il co-founder di Webboh, Giulio Pasqui. Fonte: ufficio stampa di Webboh
Un viavai continuo, iniziato quasi 20 anni fa e che non si arresta, anzi sembra quasi vivere una nuova accelerazione.
Il fenomeno del passaggio dei content creator dalle piattaforme social alla televisione rappresenta un pilastro della fase attualissima della convergenza mediale.
In principio fu Frank Matano
In principio fu Frank Matano, che nel lontano 2007 si fece notare aprendo su YouTube il canale ‘lamentecontorta’, con contenuti comici/demenziali.
Qualche anno dopo, complice il successo dei suoi video (erano gli anni in cui fu introdotto il sistema di monetizzazione), l’approdo in tv, prima a Le Iene, poi come giudice di Italia’s Got Talent, fino ad arrivare al cinema.
Ma la lista di youtuber e content creator italiani che hanno avuto a che fare con i media tradizionali è pressoché infinita, da Willwoosh a Jody Cecchetto, da Mattia Stanga ai The Jackal, da Khaby Lame a Cecilia Cantarano, solo per citarne alcuni noti.

Frank Matano. Fonte: Wikimedia Commons
Cicciogamer e Khaby Lame
“Fino a qualche anno fa si pensava che portando in televisione personaggi del mondo web si sarebbe catturata l’attenzione dei giovani, ottenuti buoni ascolti ed entrati in trending topic su Twitter.
Quel tipo di operazioni però non funzionavano. Nel 2018 Cicciogamer fu chiamato dalla Gialappa’s Band, sui social scoppiò un caso perché lui raccontò di essersi sentito preso in giro in quanto considerato quasi un fenomeno da baraccone”, ricostruisce a Mediatrends Giulio Pasqui, 33enne co-founder (insieme a Diego Odello e Ivan Buratti) e responsabile dei contenuti di Webboh, sito (dal 2023 entrato a far parte del Gruppo Mondadori) che racconta quotidianamente il mondo della rete, dagli influencer ai creator, dai fenomeni di costume ai video virali, e che dà vita ogni anno a maggio agli Oscar dei creator italiani, i Webboh Awards (28 milioni di voti e oltre mezzo milione di views su YouTube per l’edizione 2026).
Un progetto, Webboh, nato dall’intuizione di colmare il vuoto di racconto degli influencer, youtuber e content creator: “Nel 2018 ci siamo resi conto che televisioni, cinema, editoria iniziavano a dare spazio agli influencer, penso a Benedetta Rossi, a I Me Contro Te, a Elisa Maino.
Tanti come loro riempivano i centri commerciali, cominciavano ad avere un posto nel mondo; da utente cercavo su Google informazioni su questi personaggi e non trovavo niente. Così, il primo aprile 2019 è nato Webboh, che oggi continua a raccontare non soltanto il mondo dei creator, ma più in generale quello delle nuove generazioni per le quali i creator sono idoli”.
Secondo Pasqui, era palese già all’epoca che servisse “costruire una progettualità intorno a quei personaggi”, come è stato fatto successivamente e infatti “oggi siamo arrivati a un modello dell’intrattenimento contaminato, fluido, liquido, che ha imparato dagli errori del passato”.
Il caso Khaby Lame è emblematico. Nel 2023, forte dei suoi 160 milioni di follower su TikTok, entrò a far parte della giuria di Italia’s Got Talent (su Disney+), segnando il suo debutto in un programma televisivo italiano.
“Non funzionò – ricorda Pasqui. L’operazione sulla carta sembrava costruita perfettamente: Khaby Lame era fortissimo (oggi, con 163 milioni di follower, è il più seguito al mondo su TikTok, ma sta per essere superato da Charli D’Amelio), era il personaggio del momento, ma non dimostrò di essere brillante in tv e non portò nessun risultato forse anche perché gran parte del pubblico di Khaby veniva dall’estero”.
Youtube, a volte ritornano
Pasqui, oggi le cose sono cambiate, diceva.
Oggi viviamo il grande ritorno di YouTube, che dopo l’esplosione di TikTok sembrava in calo. Nielsen afferma che a luglio 2026 YouTube ha conquistato il 14,2% del tempo trascorso dagli americani davanti alla televisione.
Un dato record, citato dal Corriere della Sera all’interno di un articolo che dà conto della crisi di Netflix, che ha recentemente licenziato più di mille dipendenti. Insomma, oggi YouTube è un colosso che fa paura a Netflix e a Prime.
Non è più solo la piattaforma dove si fanno gli slime e le challenge, ma è usata dai creator come una vera e propria televisione, con tanto di format ad hoc. ‘Giorno di Prova’ di Gabriele Vagnato è un caso: nato su YouTube qualche anno fa – anche con puntate dedicate a personaggi del mondo della tv, da Corona a Pardo, passando per il dietro le quinte di Miss Italia – è recentemente sbarcato su D-Max.
Vagnato è stato anche conduttore televisivo (Playlist su Rai2) e spalla del numero uno della tv, Fiorello…
La televisione non usa più i personaggi dei social come fenomeni da baraccone, ma dà loro gli strumenti e lo spazio per esprimere una professionalità. Un tempo si diceva che la radio era la palestra per chi volesse fare la tv, e lo è stato per tanti anni.
Oggi forse la nuova palestra – per la televisione che, ancora oggi, è considerata la Champions dell’intrattenimento – sono le piattaforme social come YouTube. Tante produzioni, come Tavolo Parcheggio, Pizza Party, Pulp Podcast, non hanno nulla da invidiare ai format tv, se non forse il budget.
YouTube, da dove nacque tutto, e penso a Willwoosh e Frank Matano, ora sta diventando la nuova tv. Un cerchio che si chiude?
Che si sta chiudendo, direi. I numeri lo dimostrano. Webboh non è una tv, ma anche noi facciamo dei format tv. Ebbene, la percentuale di utenti (45%) che li segue dalla televisione è più alta di tutti gli altri metodi di fruizione.
Il nostro pubblico è giovane e quindi non è vero che i giovani non guardano più la tv: in realtà lo strumento televisione è ancora molto utilizzato, magari meno per guardare la tv lineare e generalista.
Su YouTube di recente è approdata pure Barbara d’Urso con un suo format di interviste. In passato altre star televisive, in crisi o non, si sono affacciate sulle piattaforme social…
È la conferma della contaminazione del modello: YouTube strizza l’occhio al mondo della televisione e viceversa.
Il ruolo delle agenzie
Negli ultimi anni quanto e come è cambiato il sistema degli influencer, con l’ingresso in campo di agenzie di rappresentanza, intermediari, manager e uffici stampa?
Nel 2019 esistevano poche grandi agenzie. C’erano la OneShot di Matteo Maffucci, Eugenio Scotto e Benedetta Balestri, WSC (Web Stars Channel), Newtopia (che poi è diventata la Doom di Fedez) e NewCo di Francesco Facchinetti.
Agenzie che oggi sono diventate ecosistemi strutturati e giganti, con grandi professionalità, case di produzioni, talent management, uffici stampa. Doom ha lavorato molto bene con Gabriele Vagnato e con Nicky Passarella, una ragazza che all’inizio faceva qualche tiktok e che oggi è un’attrice che ha recitato in film importanti, da ‘Il Fabbricante di Lacrime’ su Netflix a ‘Il mio nome è Carlo’ su Canale 5. Mondi che lavorano oggi anche per creare la professionalità del futuro, un po’ come fanno da tempo le agenzie televisive.
Ecco, oggi la Doom non ha nulla di meno rispetto alla Itc 2000 di Beppe Caschetto, il manager di Fabio Fazio, Stefano De Martino e di altri big della tv. E poi ci sono tante altre agenzie, come Zenzero e Power Talent Agency (del Gruppo Mondadori, Ndr), che alimentano l’ecosistema di branded-content e di investimenti pubblicitari importanti.
Un caso di studio interessante è quello dei The Jackal. Il collettivo napoletano ha fatto tanta televisione negli ultimi anni (la loro presenza quasi fissa nelle varie edizioni di Lol è diventata motivo di ironie anche all’interno del format stesso) e a marzo 2026 ha debuttato in tv in formazione completa con Stasera a letto tardi (Rai2). Inoltre, dovrebbero essere loro a condurre il PrimaFestival di Sanremo 2027, come anticipato dal settimanale Chi.
Loro ormai sono personaggi televisivi a tutti gli effetti. L’ultimo video pubblicato su YouTube risale a due mesi fa, negli ultimi 11 mesi ne hanno postati solo 5.
La lista dei programmi tv che hanno condotto, singolarmente, in coppia o in gruppo, è molto lunga; è stata un’invasione, un fenomeno unico, un caso eclatante, dal quale anche la televisione ha guadagnato, grazie alla loro freschezza e al loro linguaggio.
MrBeast, lo youtuber più seguito al mondo, è anche conduttore e produttore del suo Beast Games (Prime Video). Esiste un caso simile in Italia?
Un MrBeast italiano non esiste. Si rivolge a un pubblico infinitamente più largo rispetto a quello italiano. Nessuno sui social si può permettere i suoi investimenti.
È un fenomeno non replicabile, direi neppure a livello internazionale.
Il doppiaggio automatico, generato dall’intelligenza artificiale su YouTube, di format social stranieri può rappresentare un momento di svolta storica come lo furono i sottotitoli nei primi anni Duemila quando in Italia e in Europa arrivarono i primi show americani di stand-up?
Sì, perché la traduzione simultanea dei video allarga ancora di più il bacino di utenza dei creator, favorendo una più facile viralità dei contenuti anche dall’altra parte del mondo.




