Immagine di copertina: una delle dieci proposte grafiche finaliste per la futura serie di banconote in euro. Il design non è definitivo né approvato. Fonte: Banca Centrale Europea, 2026
Il 23 luglio scorso la Banca Centrale Europea (BCE) ha presentato dieci proposte grafiche per la nuova serie di banconote europee, aprendo una consultazione pubblica che ha generato un trend di meme senza fine.
Ridisegnare le banconote dell’euro è una operazione che contribuisce al rilancio del brand Europa in un momento storico in cui la coesione tra i Paesi della EU è un tema estremamente sensibile.
La parola-collante è appartenenza e le banconote sono il mezzo ideale per sottolinearla.
Ancora oggi il cash non viene considerato superfluo. Nel 2024 il 62% delle persone riteneva importante la possibilità di pagare in contanti, modalità accessibile anche ai non digitalizzati.
Per la Presidente della BCE, Christine Lagarde, le banconote in euro sono più di un mezzo di pagamento. Tant’è che afferma: “Dopo vent’anni è il momento di rinnovare l’aspetto delle nostre banconote affinché i cittadini europei di ogni età e provenienza vi si possano riconoscere”.
Il brief è chiaro e si riflette nei temi delle proposte grafiche finaliste, fortemente identitari. “Cultura europea” e “Fiumi e uccelli”. Talenti e natura quali espressioni tangibili dell’Europa che vuole esserci, perlomeno simbolicamente.
Ciò che la politica fatica a unire riuscirà forse meglio all’operazione semantica del continente che affonda le sue radici nella storia e nella bellezza.

Un cambio di direzione strategica per l’Europa che se finora ha rappresentato ponti ed edifici immaginari, in una sorta di narrazione idealizzata, con il nuovo progetto disegna un’Europa unita da immagini che gli europei riconoscono come simboli della loro identità.
La narrazione visiva sulle proposte delle banconote si sposta dall’apertura e la cooperazione suggerita dagli attuali stili architettonici, all’orgoglio e all’appartenenza attraverso la rappresentazione di figure di valore che hanno connotato l’identità dei paesi europei.
L’Europa descrive il cambio di immagine utilizzando le stesse parole appannaggio dei professionisti del branding: identità, valori, riconoscibilità, sostenibilità e nel caso specifico anche sicurezza, a sottolineare la tecnologia anti-contraffazione che interessa in particolare il pubblico più senior.
L’onda lunga dei meme
Le tematiche del progetto e la possibilità di votare, unite alle stuzzicanti potenzialità dell’IA, hanno scatenato i creativi in rete e su Instagram stanno nascendo molteplici meme.
Dagli immancabili gattini a David Bowie, immaginando perfino di sostituire Maria Montessori e Leonardo Da Vinci con Ornella Vanoni e Franco Battiato, come suggerito da un sondaggio di Radio Capital.
Tra le varie proposte troviamo anche Aldo, Giovanni e Giacomo, trio comico. Affiancati da un ampio parterre pop di pizzerie e gelaterie locali che hanno cavalcato il trend per guadagnare visibilità.
Tre sono i filoni che in Italia spadroneggiano e riguardano politica, musica e comicità, quest’ultima eredità culturale delle nostre maschere popolari.
La milanese Radio Deejay attinge dall’immaginario pop-boomer italiano. Christian De Sica strizza l’occhio al cinema dei Vanzina, mentre Pippo Baudo rievoca l’edizione di Sanremo 1995, ritratto nell’atto di fermare tale Pino Pagano sul punto di gettarsi dalla balaustra dell’Ariston. Frammenti dell’intrattenimento televisivo italiano.
Troppi per potere essere menzionati i meme che smitizzano i personaggi politici, a cominciare dalla premier Meloni.
Tutta questa creatività esprime un desiderio di appartenenza e co-creazione. Sulle banconote non sono rappresentati solo gli esponenti delle grandi culture, ma una miriade di sottoculture locali.
Un trend che non accenna a fermarsi e che si espande in una sorta di sfogo collettivo.
Finalmente l’Europa ha dato un segnale di cambiamento scegliendo una modalità che richiederà qualche anno per vedere la luce oltre che ingenti investimenti economici.
Bene partire dalla volontà di creare una identità condivisa, ma servirà ben altro per “Make Europe United” e fronteggiare attivamente la crisi in corso.
Forse servirebbe uno slogan. E la comunicazione, si sa, ha già dimostrato tante volte di saper cambiare il corso della storia.




