Il piccolo Murdoch vuole tornare nei media acquisendo il New York Magazine e i podcast di Vox

Di il 13 Maggio, 2026
Dopo la rottura con l’impero Fox e News Corp, il figlio minore di Rupert Murdoch tratta l’acquisto del New York Magazine e dei podcast di Vox. Una mossa che sa di ritorno, rivincita e nuova identità editoriale
Immagine di copertina: New York. Fonte: Wikimedia Commons

James Murdoch potrebbe rientrare da protagonista nel settore in parte dominato dalla sua famiglia per decenni.

L’imprenditore, figlio minore di Rupert Murdoch, è in trattative avanzate per acquisire il New York Magazine e la divisione podcast di Vox Media attraverso la sua società d’investimento Lupa Systems.

L’operazione non è ancora chiusa e potrebbe ancora saltare, secondo fonti sentite dal Wall Street Journal, ma racconta già molto della nuova fase che il piccolo Murdoch sta cercando di costruire lontano dall’impero conservatore del padre.

Per James Murdoch sarebbe il primo grande colpo in questa industria dopo l’accordo familiare che ha ridefinito gli equilibri dentro Fox e News Corp. Con quella intesa, James, Elisabeth e Prudence hanno rinunciato alle proprie quote con diritto di voto nelle aziende fondate da Rupert Murdoch, lasciando di fatto il controllo al fratello maggiore Lachlan.

In cambio, ciascuno avrebbe ricevuto oltre un miliardo di dollari. Ora una parte di quella liquidità potrebbe finire in uno dei brand editoriali più noti di New York.

Perché il New York Magazine interessa a James Murdoch

L’eventuale acquisto del New York Magazine avrebbe un valore che va oltre i numeri. La rivista, nata nel 1968, è uno dei pochi magazine americani ad aver conservato una forte identità culturale anche con l’avvento del digitale.

I suoi prodotti verticali, da Vulture a The Cut, hanno costruito negli anni un pubblico fedele e influente, capace di muoversi tra politica, cultura pop, moda, spettacolo e vita urbana.

C’è poi un legame familiare difficile da ignorare. Rupert Murdoch acquistò il New York Magazine alla fine degli anni Settanta e lo mantenne fino al 1991, quando News Corp lo cedette a una realtà controllata dal fondo KKR.

James Murdoch, oggi distante dalla linea politica del padre e del fratello Lachlan, potrebbe quindi ritrovarsi a riportare in famiglia un titolo che appartiene alla memoria del vecchio impero Murdoch, ma con un’identità editoriale molto diversa.

In questo senso, l’operazione avrebbe anche un sapore quasi simbolico. Non si tratterebbe solo di comprare un asset editoriale, ma di mettere le mani su un brand che ha ancora prestigio, voce e riconoscibilità in una città centrale per i media globali.

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Lachlan, Rupert e James Murdoch

La strategia del giovane murdoch tra cultura, eventi e informazione

Dopo l’uscita da 21st Century Fox, seguita alla vendita di gran parte degli asset a Disney nel 2019, James Murdoch ha costruito Lupa Systems come veicolo per investimenti in media, tecnologia, cultura ed eventi.

Nel portafoglio della società figurano partecipazioni in Tribeca Enterprises, che organizza il Tribeca Film Festival, e in MCH Group, la società madre di Art Basel.

L’interesse per il New York Magazine e per i podcast di Vox sembra inserirsi in questa traiettoria. Murdoch non sta cercando soltanto traffico online o pubblicità digitale. Sta puntando a proprietà culturali con un’identità forte, capaci di parlare a pubblici urbani, istruiti e internazionali.

Unendo informazione, eventi, arte, cinema e audio, Lupa potrebbe costruire una piattaforma editoriale e culturale molto diversa dai gruppi tradizionali della famiglia Murdoch.

Anche Kathryn Murdoch, moglie di James, si è mossa negli ultimi anni in un’area politica e culturale distante dal mondo Fox. Tra i suoi investimenti figura The Bulwark, testata digitale cresciuta tra i lettori conservatori contrari a Donald Trump.

In altre parole, meno televisione via cavo, più media d’opinione, cultura e comunità.

Vox Media valuta il futuro del New York Magazine e dei podcast

Vox Media, guidata da Jim Bankoff, possiede il New York Magazine dal 2019, quando lo acquistò in un’operazione che valutava la testata circa 105 milioni di dollari. Da allora la rivista è diventata uno degli asset più pregiati del gruppo, anche grazie alla forza dei suoi brand editoriali collegati.

Negli ultimi mesi, però, Vox avrebbe iniziato a valutare una vendita sia del New York Magazine sia del Vox Media Podcast Network. La rete podcast include programmi molto noti come Pivot, condotto da Kara Swisher e Scott Galloway, oltre a format con nomi come Brené Brown, Adam Grant e Maria Sharapova.

Il podcasting è diventato un pezzo sempre più importante dell’economia dei media, soprattutto con la crescita dei videopodcast e delle community costruite attorno ai conduttori.

Per questo gli asset audio di Vox potrebbero attrarre compratori diversi da quelli interessati alle testate scritte. Un conto è gestire magazine, siti e newsletter. Un altro è sviluppare show, personalità, distribuzione video e accordi pubblicitari attorno alla voce dei talenti.

Il momento difficile dei media digitali

La possibile vendita arriva in una fase delicata per tutto il settore dei media digitali. Negli anni Dieci, gruppi come Vox, BuzzFeed, Vice Media, Mashable e HuffPost rappresentavano il futuro dell’informazione online.

Il modello seguiva semplici regole: crescere rapidamente, intercettare milioni di lettori attraverso i social network e trasformare quella scala in ricavi pubblicitari.

Quel mondo si è incrinato. Facebook ha ridotto il peso delle news nel proprio ecosistema, Google sta cambiando il modo in cui gli utenti arrivano ai contenuti e l’intelligenza artificiale generativa rischia di trattenere molte risposte direttamente nelle pagine di ricerca.

Per gli editori, il traffico non è più una promessa sufficiente. Servono brand forti, abbonamenti, eventi, podcast, newsletter, relazioni dirette con il pubblico.

Il New York Magazine, pur non avendo le dimensioni digitali dei grandi quotidiani nazionali, conserva qualcosa che molti editori inseguono: una personalità riconoscibile.

È una realtà che appartiene ancora all’immaginario di New York, alle edicole, alla conversazione culturale, alle nicchie che contano. Per un investitore come James Murdoch, questo può valere più di una semplice curva di traffico.

James Murdoch e la distanza dall’impero Fox

L’operazione sarebbe osservata con particolare attenzione anche per la biografia del compratore.

James Murdoch è stato a lungo considerato uno degli eredi naturali del gruppo familiare, ma negli anni ha preso le distanze dalla linea editoriale delle aziende del padre. Nel 2020 ha lasciato il consiglio di amministrazione di News Corp, citando divergenze sui contenuti editoriali.

In precedenza, aveva criticato la copertura di alcune testate legate alla famiglia su temi come il cambiamento climatico e la polarizzazione politica negli Stati Uniti.

Il possibile acquisto del New York Magazine segnerebbe quindi un rientro nei media, ma non un ritorno alla vecchia casa. Murdoch non sembra interessato a replicare Fox News o il New York Post.

Il suo campo d’azione appare più vicino a un ecosistema liberal, urbano, culturale e globale, fatto di testate influenti, festival, arte contemporanea e eventi pubblici ad alto valore simbolico.

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Un posto tra i miliardari editori

Se l’accordo andasse in porto, James Murdoch entrerebbe con maggiore visibilità nel club dei miliardari proprietari di testate influenti.

Negli Stati Uniti, Jeff Bezos ha acquistato il Washington Post, Laurene Powell Jobs controlla The Atlantic, Marc Benioff possiede la rivista Time e Patrick Soon-Shiong è proprietario del Los Angeles Times.

La differenza è che Murdoch non arriva da fuori. Non è un magnate della tecnologia o della farmaceutica che compra un giornale per prestigio, influenza o passione civile. È cresciuto dentro l’industria dei media, ha gestito aziende televisive ed editoriali, conosce dall’interno le logiche del settore. Questo rende il suo possibile ingresso in New York Magazine più interessante e forse più imprevedibile.

Potrebbe comportarsi da proprietario paziente, disposto a finanziare una testata di prestigio nel lungo periodo. Oppure potrebbe cercare di costruire un gruppo più ampio, collegando magazine, podcast, eventi e cultura dal vivo.

In entrambi i casi, come scrive The Hollywood Reporter, il New York Magazine diventerebbe il tassello più visibile della sua nuova identità pubblica.

Cosa può nascere dal New York Magazine

Il fascino dell’operazione sta proprio qui. Il New York Magazine è una realtà che parla anche a un pubblico globale che guarda a New York come laboratorio di politica, costume, affari, cultura e potere.

Vox Media, dal canto suo, ha costruito una rete di brand digitali forti, da The Verge a Eater, da SB Nation al sito Vox. La domanda è se questi pezzi continueranno a vivere nello stesso gruppo o se verranno separati per attrarre investitori con strategie diverse.

Per James Murdoch, l’occasione è rara. Acquistare il New York Magazine significherebbe prendere in mano una testata con storia, reputazione e ancora margini di sviluppo. Aggiungere i podcast di Vox darebbe subito accesso a un settore in crescita, dove il rapporto tra pubblico e conduttori è spesso più diretto e più monetizzabile rispetto al traffico web tradizionale.

Senza dubbio James Murdoch vuole tornare nei media non come erede dell’impero di famiglia, ma come costruttore di un proprio spazio editoriale.

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