Warren Buffett a un evento di Fortune nel 2013. Fonte: Flickr
L’investimento di Warren Buffett al New York Times è una scommessa significativa sul settore.
Il CEO di Berkshire Hathaway ha infatti acquistato una partecipazione significativa del giornale di proprietà, investendo 350 milioni di dollari.
In passato, Berkshire aveva un portafoglio di giornali, anche locali, come l’Omaha World-Herald, basato nella città natale di Buffett, che è anche la sede di Berkshire.
Poi la vendita e l’abbandono del settore, e una serie di movimenti e investimenti nel frattempo.
Oggi il ritorno a un giornale, che ha il sapore di un’operazione nostalgia, ma anche un posizionamento strategico che attesta la fiducia di Buffett.
Non è chiaro se questa fiducia riguardi l’intero settore dei media dell’informazione, o solo il caso specifico del giornale dei Sulzberger.
Oppure è l’ultima mossa simbolica di un investitore che vuole essere ricordato come un filantropo?

Arthur Ochs Sulzberger Jr., divenuto editore del Times nel 1992. Fonte: Flickr
Le ultime operazioni di Berkshire Hathaway
Berkshire tra il 1991 e il 2012 aveva acquisito quasi 30 giornali, restando nel settore dei media fino al 2020, poi la vendita a Lee Enterprises per 140 milioni.
Per Buffett, la crisi era irreversibile, ma con un caveat: il Times e il Washington Post, per Buffett, avevano ancora buone speranze.
Questo accadeva circa venti anni dopo la nota lettera agli azionisti di Berkshire, in cui Buffett annunciava che i media stavano perdendo il proprio monopolio, a causa dell’intensificazione della competizione e della frammentazione del settore: era il 1991, e scriveva “ci sono 500 milioni di occhi americani e solo 24 ore al giorno”.
All’epoca, come riporta The Hollywood Reporter, l’azienda aveva già una stazione televisiva, anche quella locale, WPLG a Miami, prima di proprietà della famiglia Graham, a lungo legata al Washington Post.
In precedenza, Buffett aveva investito anche in Paramount Global, rivendendo la propria partecipazione nel 2024 – anno della maggior crisi del colosso di Hollywood – con, a detta di Buffett stesso, ingenti perdite.
La società di Buffett ha venduto più di 10 milioni di azioni di Apple e 7,7 milioni di titoli Amazon e circa 50 milioni di azioni di Bank of America, ma ha anche acquistato Chevron, compagnia petrolifera americana con operazioni significative in Venezuela.

La sede principale del New York Times al 620 Eighth Avenue. Fonte: Flickr
L’ultimo grande investitore nei giornali?
Buffett ha lasciato dal 2025 il controllo operativo al delfino Greg Abel, ma è impensabile che la decisione di investimento – per quanto sotto il miliardo – non sia stata concordata.
Per i commentatori, sebbene la quota sia significativa – si parla di quasi il 6% -, il legame tra Warren Buffett e New York Times non si tradurrò in un’influenza diretta sulle operazioni.
Per i più ottimisti, si tratta di un atto di fiducia. Per i romantici, è un “full circle moment”, quei momenti significativi nella vita in cui il cerchio si chiude con coerenza: un ritorno all’infanzia per Buffett che consegnava giornali in bicicletta porta a porta.
Ma per l’ “oracolo”, questo è di certo anche un investimento strategico in un outlet che non è solo un giornale, ma un’azienda digitale a tutto tondo.
Il Times ha valorizzato la gamification, si è espanso nel settore dello sport con The Athletic, offre anche una copertura locale e non si è abbandonato al sensazionalismo in questa transizione verso il digitale.
Il giornale ha visto i propri titoli in borsa in rialzo a partire dal 2026 di rica il 6% e sembra che continuerà a salire.
Se Buffett ci ha visto giusto, come gran parte della sua carriera di investitore, sarà la conferma che c’è modo per il business dei media di sopravvivere al nuovo mondo.
E certo però, che non siamo tutti il New York Times.




