Immagine di copertina: Fidji Simo, CEO delle applicazioni di OpenAI. Fonte: Wikimedia Commons
OpenAI sta entrando in una nuova fase della sua storia.
Dopo aver costruito uno dei prodotti digitali più utilizzati al mondo, l’azienda deve ora affrontare una questione determinante: la sostenibilità economica.
Secondo quanto riportato da The Information, lo scorso settembre OpenAI ha avvertito gli investitori che, mantenendo l’attuale traiettoria, potrebbe arrivare a bruciare fino a 115 miliardi di dollari di cassa entro il 2030.
A questo si aggiunge un piano di investimenti mastodontico, che prevede oltre 1.400 miliardi di dollari destinati a data center e infrastrutture tecnologiche.
L’azienda di Sam Altman ha quindi deciso di introdurre la pubblicità all’interno di ChatGPT, per soddisfare una necessità strutturale.
Il chatbot ha superato gli 800 milioni di utenti attivi settimanali, ma la maggioranza utilizza il servizio senza sottoscrivere un abbonamento.
Un modello che, allo stato attuale, diventa difficile da sostenere senza nuove fonti di ricavo.

Fonte: Freepick
Come funzioneranno gli annunci su ChatGPT
OpenAI ha chiarito che gli annunci non influenzeranno le risposte generate dal chatbot.
La pubblicità comparirà in riquadri separati, chiaramente etichettati e posizionati sotto la risposta testuale.
L’azienda ha spiegato che il contenuto della risposta resterà basato esclusivamente da criteri di utilità e accuratezza, come indicato nel blog ufficiale firmato da Fidji Simo, CEO delle applicazioni di OpenAI.
Come scrive WIRED, la prima fase di test partirà negli Stati Uniti e coinvolgerà gli utenti registrati della versione gratuita e del piano Go da 8 dollari al mese.
Gli abbonati Plus, Pro ed Enterprise non vedranno annunci. Il sistema pubblicitario si baserà sull’abbinamento tra temi della conversazione e annunci pertinenti, senza accesso diretto alle conversazioni da parte degli inserzionisti.
Quali dati verranno utilizzati per la pubblicità
OpenAI ha spiegato che non venderà i dati degli utenti e non condividerà le conversazioni con gli inserzionisti.
Quest’ultimi avranno accesso solo a metriche aggregate, come visualizzazioni e clic, una pratica già diffusa negli ambienti digitale.
Alcuni dati di personalizzazione potranno essere utilizzati per rendere gli annunci più rilevanti, ma gli utenti avranno la possibilità di disattivare l’uso dei dati a fini pubblicitari, come spiegato dall’azienda a WIRED.
Sono inoltre esclusi dalla pubblicità i contenuti sensibili, come quelli legati a salute, salute mentale e politica.
L’azienda di Sam Altman non mostrerà annunci agli utenti minorenni, utilizzando sia le informazioni fornite direttamente sia modelli di stima dell’età.

Sam Altman. Fonte: Wikimedia Commons
Perché la pubblicità è una svolta strategica per OpenAI
La scelta di puntare sugli annunci è anche una risposta a un limite strutturale del modello OpenAI.
A differenza di Google, Meta, Amazon o xAI, l’azienda non dispone di un bacino ampio di prodotti e servizi su cui distribuire la pubblicità.
ChatGPT è il suo principale punto di contatto con il pubblico consumer, fattore che rende la monetizzazione del chatbot una leva centrale e, allo stesso tempo, delicata.
Non a caso, negli ultimi mesi OpenAI ha rafforzato il management con figure esperte di ricavi e piattaforme consumer.
Fidji Simo, ex CEO di Instacart, è stata chiamata a gestire la divisione applicazioni con un mandato esplicito sulla monetizzazione. A dicembre, l’azienda ha inoltre nominato Denise Dresser, ex CEO di Slack, come chief revenue officer.
Quali sono i rischi per l’esperienza utente
La vera sfida non è introdurre la pubblicità, ma farlo senza compromettere la fiducia degli utenti.
Nel suo intervento, Simo ha sottolineato che OpenAI non ottimizza ChatGPT per aumentare il tempo di permanenza, come avviene nei social network, e che la priorità resta l’esperienza d’uso.
Una dichiarazione che richiama le critiche mosse negli ultimi anni ai modelli basati su algoritmi progettati per massimizzare l’attenzione.
Come osservato da WIRED, la storia delle piattaforme digitali mostra però quanto sia sottile il confine tra monetizzazione e deterioramento del prodotto. Sam Altman stesso ha più volte riconosciuto i limiti e gli effetti collaterali dell’era dei social media.
Cosa significa questo per il futuro di ChatGPT
Nel breve periodo, gli annunci pubblicitari rappresentano un esperimento.
Nel medio e lungo termine, è difficile immaginare un OpenAI che non faccia della pubblicità una colonna portante del proprio modello di business. La promessa, ribadita nel blog ufficiale, è che i ricavi serviranno anche a rendere disponibili sistemi di intelligenza artificiale più potenti a un pubblico più ampio.
La domanda resta aperta: riuscirà OpenAI a integrare la pubblicità senza trasformare ChatGPT in una piattaforma guidata più dagli inserzionisti che dagli utenti?
La risposta definirà non solo il futuro dell’azienda, ma anche il modello economico dell’IA consumer nei prossimi anni.




