Sora di OpenAI dopo l’accordo con Walt Disney sfida TikTok

Di il 02 Gennaio, 2026
La storica azienda di Burbank userà le tecnologie di OpenAI anche internamente, per potenziare i propri processi creativi, sviluppare nuovi strumenti e sperimentare forme di produzione più rapide e flessibili
Immagine di copertina: Pexels

Quando Sam Altman ha annunciato che Mickey Mouse, Luke Skywalker e decine di altri personaggi Disney sarebbero entrati nell’universo di Sora, la piattaforma video di OpenAI, la notizia ha fatto il giro del mondo in pochi minuti. A diffonderla è stata la stessa azienda fondata da Altman.

Un accordo che ha una valenza non solo simbolica: l’azienda che ha costruito l’immaginario collettivo del Novecento si allea con la startup che sta plasmando quello del XXI secolo raccontando il futuro della creatività, della comunicazione e dell’intrattenimento.

L’intesa, dal valore di un miliardo di dollari, è molto più di un semplice patto di licensing.

Disney diventa azionista di OpenAI, ottiene la possibilità di aumentare la propria quota a prezzo simbolico e porta su Sora circa duecento personaggi dei suoi universi narrativi: da Pixar a Marvel, fino a Star Wars, come si legge sul Financial Times

Non ci saranno i volti o le voci degli attori ma versioni animate, stilizzate e perfettamente riconoscibili. È un compromesso che tutela i diritti delle star e, allo stesso tempo, apre la porta a un nuovo modo di interagire con figure iconiche.

Sam Altman, ad OpenAI. Foto: Wikimedia Commons

Sora vs TikTok

La mossa arriva in un momento delicato per Sora. Dopo un lancio promettente, l’app ha faticato a trattenere gli utenti: sette milioni di persone la aprono ogni mese ma solo un quarto torna quotidianamente, e per una manciata di minuti.

Troppo poco per competere con piattaforme come TikTok, che trattengono gli utenti per oltre un’ora e mezza al giorno. Il problema non è solo di engagement, ma di percezione: molti contenuti generati dall’AI vengono bollati come “slop”, ovvero “materiale ripetitivo, poco curato”, che non invoglia allo scroll compulsivo tipico dei social tradizionali.

A questo si aggiunge un ostacolo strutturale: generare video costa moltissimo.

Ogni clip di pochi secondi richiede una potenza di calcolo enorme, con costi che superano di gran lunga quelli di una semplice query testuale. Non sorprende che OpenAI abbia dovuto limitare i video gratuiti e introdurre un sistema di crediti.

Sora, insomma, è un prodotto affascinante ma economicamente pesante, e ancora lontano dall’essere un ecosistema sostenibile.

Ed è qui che entra in gioco Disney.

L’arrivo dei suoi personaggi non è solo un colpo di marketing ma assomiglia di più a un tentativo di dare a Sora ciò che oggi le manca: un motivo forte per tornare.

La domanda che viene da farsi è se Sora possa davvero sfidare TikTok. Da un lato, non ha ancora la forza di una piattaforma sociale: mancano creator, trend, algoritmi ottimizzati per la dipendenza. Dall’altro, però, Sora non vuole essere un altro TikTok.

La sua promessa è diversa: non guardare contenuti, ma crearli. Non essere spettatori, ma registi. Non seguire un flusso, ma generarlo.

Un cambio di paradigma che potrebbe ridefinire il modo in cui brand, creator e utenti costruiscono narrazioni con contenuti personalizzati su larga scala e storie co-create tra utenti e personaggi iconici.

È un terreno fertile, ma anche rischioso: la saturazione da contenuti generati è dietro l’angolo e la distinzione tra qualità e quantità diventerà sempre più cruciale.

Disney World a Orlando, in Florida. Foto: Pexels.

L’accordo tra Disney e OpenAI

La domanda di contenuti Disney è già altissima, come dimostrano le animazioni che circolano da mesi online ma anche trailer immaginari in stile Pixar o reinterpretazioni di classici Disney create dagli utenti senza alcuna autorizzazione. Ora, per la prima volta, sarà possibile farlo in modo legittimo, con materiali ufficiali e condivisibili.

D’altro canto, Disney userà le tecnologie di OpenAI anche internamente, per potenziare i propri processi creativi, sviluppare nuovi strumenti e sperimentare forme di produzione più rapide e flessibili.

È un segnale chiaro: l’AI non è più un accessorio ma un’infrastruttura strategica per l’industria dell’intrattenimento.

Le nuove sfide degli agenti AI

Sul fondo di tutto questo, si muove un’altra trasformazione: quella degli agenti AI. Sistemi che non si limitano a rispondere a domande, ma che anticipano bisogni, eseguono compiti, producono contenuti. Così l’arrivo degli agenti cambierà la ricerca online e il mercato pubblicitario.

Non più link, ma soluzioni. Non più pagine, ma risposte sintetizzate. Non più keyword, ma intenzioni. Per Google, è una rivoluzione e per i brand una sfida enorme perché non basterà essere trovati ma bisognerà essere scelti dall’agente.

In questo scenario, l’accordo tra Disney e OpenAI appare come un tassello di un puzzle più grande. Non è solo un’alleanza tra due giganti ma un esperimento su come l’immaginario collettivo può essere rinegoziato nell’era dell’intelligenza artificiale.

Sora non è ancora pronta a detronizzare TikTok, ma potrebbe diventare qualcos’altro: la prima piattaforma di intrattenimento generativo su larga scala, dove utenti, brand e personaggi convivono in un ecosistema fluido, creativo e profondamente diverso da tutto ciò che abbiamo visto finora.

La creatività non sarà più solo da guardare ma da generare. E forse, proprio come accade nelle storie Disney, il finale dipenderà da quanto saremo creativi e capaci di immaginare.

Devi essere loggato per lasciare un commento.
Chiara Buratti
/ Published posts: 130

Chiara Buratti muove i suoi primi passi nel mondo del giornalismo nel 2011 al "Tirreno" di Viareggio. Nel 2012 si laurea in Comunicazione Pubblica e nel 2014 consegue il Master in Giornalismo. Dopo varie esperienze, anche all'estero (El Periódico, redazione Internazionali - Barcellona), dal 2016 è giornalista professionista. Lavora nel web/nuovi media e sulla carta stampata (Corriere della Sera - 7, StartupItalia). Ha lavorato in TV con emittenti nazionali anche come videoeditor e videomaker (Mediaset - Rete4 e Canale 5, Ricicla.tv).