Immagine di copertina: il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci. Fonte: Shutterstock
Ancorché più inconsistenti dei proverbiali carri armati spostati di nascosto per compiacere Mussolini, i video realizzati con l’IA dal generale Roberto Vannacci, alla prova delle prossime politiche col suo nuovo schieramento battezzato Futuro Nazionale, inquietano le altre formazioni.
Ne è una prova il fatto che, intervistata dal direttore del Foglio, Claudio Cerasa, la segretaria del principale partito dell’opposizione, la dem Elly Schlein abbia teso la mano alla presidente del Consiglio chiedendo un patto per tener fuori dalla campagna elettorale gli algoritmi d’intelligenza artificiale.
Del resto i partiti hanno già dimostrato in occasione delle passate chiamate alle urne di saper toccare il fondo da soli, senza l’aiuto di software e sedicenti cervelloni digitali.
“Per lavoro non la uso – assicura la segretaria del Partito Democratico – i discorsi li scrivo da sola, nel privato può capitare”, ma “in vista della campagna elettorale tutte le forze politiche dovrebbero impegnarsi a non usare l’IA per attribuire agli avversari parole o fatti inventati”.
Un patto che Meloni, bersaglio prediletto di molti sceneggiatori dilettantistici di cortometraggi realizzati con le intelligenze artificiali, ha subito accolto con entusiasmo: “È un tema che ho posto prima di tutti, sono d’accordo”.
In politica valgono i gentleman agreements?
Frena gli entusiasmi il forzista Renato Brunetta, presidente del CNEL, che sebbene riconosca la maturità della decisione (“Il patto tra Meloni e Schlein che prevede di non usare l’intelligenza artificiale per attribuire agli avversari politici parole o fatti inventati è un’ottima notizia, una notizia di civiltà. Dice che si può giocare a carte scoperte, senza barare, con una comunicazione firmata e responsabile” ha detto intervistato da Radio Radicale), dalle colonne del Foglio poi avverte: “Il limite è evidente: un impegno volontario vincola soltanto chi decide di rispettarlo. I falsari non sottoscrivono patti”.
Insomma, meglio non aspettarsi di far valere un gentleman agreement quando l’avversario appare pronto a tutto.
Sempre a Radio Radicale Brunetta sottolinea che “chi firma quel patto appartiene alla parte più forte e più attrezzata della società. I leader politici hanno strutture, uffici stampa, videomaker, cultura del confronto e della polemica. Lo stesso vale per i giornalisti, per i professori, per chi ha visibilità. Sono tutti attori forti, che anche quando finiscono in trappola hanno il modo di difendersi.
Io penso anche, e soprattutto, agli altri. Penso agli anziani a cui registrano la voce al telefono per poi ricattarli, ai ragazzini che vengono strumentalizzati, alla gente comune che la rete la usa per lavorare e per vivere. Loro vengono lasciati soli, per ora nessun patto. Per questa ragione – chiosa il presidente del CNEL – pensando ai più deboli bisogna allargare il cerchio all’intera società e si arriva a un punto in cui il salto di qualità si chiama identità digitale, che vuol dire riconoscibilità degli utenti e quindi responsabilità”.
Da dove nasce l’esigenza del patto anti IA?
L’ex ministro Brunetta sottolinea un punto cruciale. La politica sta solo difendendo sé stessa dall’IA, lasciando però esposta la parte restante – nonché più debole – della società.
Riavvolgendo il nastro del film, non si fa fatica a rintracciare l’episodio che ha portato PD e FdI a convergere sul bisogno di un ban che escluda dalla corsa elettorale gli algoritmi.
Poche ore prima il generale Roberto Vannacci aveva infatti pubblicato un video realizzato presumibilmente da Grok AI (intelligenza artificiale sviluppata da software house nel portafogli di Elon Musk) in cui, vestito da imperatore romano, ordinava l’esecuzione dei suoi avversari politici (da Elly Schlein a Giuseppe Conte, passando per Laura Boldrini e Romano Prodi) raffigurati a stregua di schiavi da dare in pasto alle belve feroci per il divertimento del pubblico dell’anfiteatro.
Un contenuto delirante ed esplosivo, che infatti non ha mancato di suscitare indignazione, anzitutto tra i diretti interessati. Per Angelo Bonelli, parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, “Il metodo Trump, basato su delegittimazione e spettacolarizzazione della violenza, arriva in Italia e va a sostegno di Vannacci. Non è una provocazione, ma un messaggio che rischia di legittimare comportamenti pericolosi”.
“Anni di servizio nelle istituzioni, nell’esercito e questo è il suo senso dell’onore, la sua sensibilità istituzionale”, la stilettata di Giuseppe Conte, che poi per primo butta sul tappeto il tema: “Questa è la campagna elettorale che ci aspetta?”
Dalla maggioranza si è dissociato il senatore di Fratelli d’Italia Lucio Malan, parlando di un filmato che “non ci appartiene come messaggio e come stile, anche perché la nostra empatia é sempre andata ai martiri e mai a carnefici di persone inermi”.
Vannacci ha attraversato il Rubicone dell’IA
Nonostante le polemiche, il video è restato al proprio posto, Vannacci anzi lo difende a più riprese schernendo gli avversari politici e contrattaccando a sua volta, salvo poi aggiungere un avviso circa il fatto che debba essere inteso a stregua di vignetta: “Disclaimer: contenuto a scopo esclusivamente satirico. Le immagini e le persone rappresentate sono state interamente generate con Grok AI. nessun intento lesivo o di incitamento all’odio”.
Insomma, continuando coi detti latini cari al generale, alea iacta est: il Rubicone dell’IA è alle spalle di Vannacci che non ha la minima intenzione di riattraversarlo avendone intuito le dirompenti potenzialità.
E infatti sulla sua bacheca compare dopo poche ore un altro video, sempre realizzato con l’intelligenza artificiale, sempre ambientato in epoca romana, in cui Vannacci solennemente pone la richiesta di grazia per il gioielliere Mario Roggero nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, tirato ancora una volta dalla politica per la giacchetta… pardon, la toga.
Il corpo del capo
Mentre l’estate, al solito, silenzia la propaganda politica, solo i video di Vannacci sembrano capaci di fare rumore, col leader di Futuro Nazionale che spazia dai falsi storici digitalizzati modello Ben-Hur e Quo Vadis alle ancor più improbabili sfide sportive lanciate a Matteo Renzi (Italia Viva) tra triathlon, maratone e mezze maratone.
“Si possono aggregare Calenda (che si fa le foto in palestra) , Fratoianni, Bonelli (che ama così tanto la natura), Tajani, Salvini, Bonaccini (si spettinerà la barba), Conte (non si preoccupi Conte, il leone, la falce e il martello non ci saranno)”, li sbeffeggia, col solo senatore di Scandicci a replicargli a più riprese aumentando ogni volta il numero dei chilometri da percorrere.
Sembrano – e sono – trovate puerili e ridicole, ma non va sottovalutato l’appeal che un certo tipo di machismo suscita su parte dell’elettorato. Non solo quello nostalgico, come si vedrà a breve.
Quando è l’IA a dare le carte
Il timore suscitato dall’uso spregiudicato dell’IA da parte di Vannacci lascia intendere come sia ormai mutata almeno nei mezzi la propaganda politica più insidiosa.
Si è passati, anche in Italia, dalla centralità delle televisioni durante la campagna elettorale all’impossibilità di arginare la “slopaganda” (neologismo statunitense frutto della crasi tra “AI slop”, ovvero “sbobba” digitale prodotta dalle intelligenze artificiali e “propaganda”) sul modello trumpiano.
Colpa anche del fatto che gran parte dei partiti dell’arco costituzionale si presenti alla corsa elettorale disarmata, priva di spunti e del tutto incapace di comunicare col proprio elettorato.
“Il centrosinistra continua a prediligere una grammatica comunicativa e organizzativa ancorata ai modelli del secolo scorso. Lo abbiamo visto con la piazza del Campo Largo organizzata a Napoli, l’8 luglio scorso, quando Schlein e Conte si sono riuniti su un palco tradizionale per difendere la Costituzione. Lo vediamo e lo rivedremo con la programmazione estiva delle Feste dell’Unità”, osserva Giovanna Cosenza, docente universitaria di Semiotica, dalle colonne del Fatto Quotidiano.
Se l’opposizione perde il favore della piazza
La manifestazione richiamata dalla professoressa, peraltro, è finita nel peggiore dei modi: mentre parlava Roberto Fico, ex presidente della Camera del Movimento 5 Stelle oggi presidente della Regione Campania, diversi attivisti di Potere al Popolo hanno intonato cori contro i leader sul palco affrontati da Conte.
Si trattava di una decina di persone appena ma, riversate in una piazza semi vuota, hanno permesso di confezionare video così potenti da annullare la piazza di Padova.
Insomma, non solo il centrosinistra è rimasto troppo ancorato al secolo scorso, ma vanta pure il primato – tutt’altro che lusinghiero – di finire contestato in piazza nonostante l’intera legislatura trascorsa tra le file, assai più comode, dell’opposizione.
Coi 5 Stelle, precocemente invecchiati e individuati ora come parte di quell’establishment che avevano giurato di combattere, incapaci di far presa persino sul proprio elettorato di riferimento, quello campano.
Forse non è un caso che qualche giorno fa, in occasione del suo 78esimo compleanno, il fondatore dei pentastellati, Beppe Grillo, abbia pubblicato la traccia GPS dei 4km percorsi a nuoto di fronte a Marina di Bibbona.
Era stato proprio Grillo, nel 2012, a fondere la politica con le imprese sportive attraversando a nuoto lo Stretto di Messina (nello stesso anno a Parma saliva l’allora pentastellato Federico Pizzarotti, mentre nel ’13 il M5S si sarebbe imposto come primo partito alla Camera).
Oggi però i 5 Stelle hanno perso il tono muscolare, il solo a correre e a nuotare è rimasto Roberto Vannacci che potrebbe proprio fare incetta di tutto l’elettorato grillino illuso e disilluso.




