Quando il brand è vittima della politica

Di il 15 Gennaio, 2026
Dal boicottaggio danese dei prodotti Usa alle app canadesi per tracciare l’origine delle merci, le tensioni geopolitiche entrano nel carrello e nell’intrattenimento, colpendo il valore simbolico dei brand prima ancora delle vendite
Immagine di copertina: Groenlandia. Fonte: Freepick

Dal carrello della spesa alle piattaforme digitali, la difesa della sovranità della Groenlandia è entrata nelle scelte quotidiane dei consumatori.

In Danimarca sta prendendo forma un boicottaggio dei prodotti statunitensi, nato come reazione diretta alle posizioni di Donald Trump sulla Groenlandia.

Il movimento si concentra online, in particolare attorno al gruppo Facebook “Boicotta i prodotti americani” (“Boykot varer fra Usa”), che ha superato le 95mila adesioni e continua a crescere con un ritmo che arriva fino a 500 nuovi iscritti al giorno.

Dallo streaming al supermercato, cosa cambia davvero

Il boicottaggio non riguarda solo beni materiali ma investe anche il consumo culturale e digitale.

Nei post del gruppo, gli utenti si scambiano suggerimenti pratici per sostituire brand statunitensi con alternative danesi o europee.

Sul fronte dell’intrattenimento, molti invitano a cancellare gli abbonamenti a Netflix e YouTube, preferendo piattaforme locali come TV 2 Play, Drtv e Viaplay.

Anche il carrello della spesa viene ripensato: meno Coca-Cola, Heinz e vini americani, più prodotti europei e marchi nazionali.

Questa dimensione quotidiana è uno degli elementi che rende il boicottaggio particolarmente rilevante.

Non si tratta di un gesto isolato, ma di una serie di piccole decisioni ripetute che, sommate, possono produrre effetti rilevanti.

Fonte: Freepick

Groenlandia e percezione del rischio

Alla base della protesta c’è una forte preoccupazione legata alle rivendicazioni di Trump sulla Groenlandia.

Secondo un sondaggio condotto dall’istituto Voxmeter per i principali quotidiani danesi, circa il 40% della popolazione ritiene plausibile persino uno scenario di invasione.

Motivo per cui il boicottaggio diventa una forma di risposta indiretta, una modalità con cui i cittadini esprimono dissenso e senso di vulnerabilità.

Non potendo incidere direttamente sulle dinamiche geopolitiche, il consumo si trasforma in uno spazio di azione accessibile e condiviso.

Psicologia dei consumi e valore simbolico dei brand

Il fenomeno non vive solo di geopolitica, ma anche di psicologia dei consumi.

Analisti danesi sottolineano come mettere in discussione brand fortemente legati all’identità americana possa intaccarne il valore simbolico prima ancora delle vendite.

Nel 2026, il punto più sensibile è spesso digitale. Se una massa critica di utenti disdice abbonamenti, cambia piattaforme e modifica le proprie abitudini online, l’impatto diventa visibile, replicabile e potenzialmente contagioso.

In questo senso, il boicottaggio funziona anche come meccanismo narrativo, capace di rafforzarsi attraverso l’esempio.

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Il caso canadese e le app per evitare i prodotti Usa

Il boicottaggio dei prodotti “Made in Usa” non è però un fenomeno isolato.

In Canada, Paese distante geograficamente dalla Danimarca ma vicino sul piano dell’opposizione a Trump, la protesta ha assunto una forma ancora più strutturata.

Qui si è passati dal semplice rifiuto dei prodotti americani allo sviluppo di strumenti dedicati.

Applicazioni come “Maple Scan”, “Buy Canadian”, “Is This Canadian?” e “Shop Canadian App” permettono di scansionare il codice a barre di un prodotto e verificarne l’origine, aiutando i consumatori a scegliere beni locali ed evitare quelli provenienti dagli Stati Uniti.

La storia insegna

Quello danese si inserisce in una storia più ampia di boicottaggi legati a tensioni politiche.

Un precedente spesso citato è quello europeo dei primi anni Duemila, quando durante la guerra in Iraq una parte dell’opinione pubblica scelse di evitare brand americani come forma di protesta contro la politica estera degli Stati Uniti.

In quei casi, come oggi, l’obiettivo non era solo economico ma simbolico.

Colpire brand riconoscibili significava intervenire sull’immaginario, utilizzando il consumo come linguaggio politico.

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