MeidasTouch, l’alternativa di sinistra a Joe Rogan

Di il 07 Marzo, 2025
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Tra i podcast più ascoltati su Spotify, il programma si serve del sensazionalismo caro alla narrazione Maga per veicolare contenuti giornalistici anti-Trump e guadagnarci

La media company MeidasTouch, che si descrive come “indiscutibilmente pro-democratica”, può rappresentare una minaccia al primato di Joe Rogan sulle classifiche di Spotify, secondo il Foglio.

In copertina del podcast che porta lo stesso nome, si vedono i tre fratelli Ben, Brett e Jordy Meiselas che hanno fondato il podcast, definendolo come un network di notizie indipendente e soprattutto “quello con il tasso di crescita più alto”.

Tutto è accaduto in pochi mesi.

Nel marzo 2020 i tre fratelli hanno iniziato a caricare video che parlavano di argomenti inerenti a Donald Trump e altri membri della famiglia dell’attuale presidente.

Un paio di mesi dopo, hanno registrato MeidasTouch come super Pac, cioè un Comitato per l’azione politica, uno degli organi previsti dalla legislazione americana per fornire sostegno ai candidati presidenziali statunitensi.

In un anno, hanno raccolto cinque milioni di dollari in sostegno del Partito Democratico.

L’alt-right nei nuovi media

MeidasTouch è stato lanciato nel 2020 per arginare il fenomeno della “alt-right pipeline”, una definizione nata per identificare il fenomeno di radicalizzazione degli utenti verso movimenti di estrema destra dai toni suprematisti e neonazisti.

Sono diventati sempre più virali influencer che diffondono i temi tipici dell’ultra destra, spesso di stampo misogino e vicini alle istanza del movimento Make America Great Again: è il caso del conduttore radiofonico e dichiarato cospirazionista Alex Jones.

È la stessa tendenza cavalcata da Joe Rogan, la cui intervista di tre ore al presidente Trump ha raggiunto 56 milioni di visualizzazioni solo su YouTube, precedendo poi l’endorsement esplicito da parte di Rogan stesso.

La discussione con Trump si innesta in un palinsesto tutto al maschile, che ha visto Elon Musk intervistato già due volte in poco più di due mesi.

Tuttavia, è in crescita anche il gruppo di influencer alt-right al femminile.

MeidasTouch vs Joe Rogan

Sulle piattaforme, oggi MeidasTouch può contare 4,37 milioni di iscritti su YouTube, 693mila su Instagram e poco più di due milioni su TikTok, oltre a essere presenti su X e Bluesky.

Secondo la classifica di Spotify, è un testa a testa quello che si sta consumando tra i due podcast, che rappresentano lo schieramento opposto.

A oggi, The Joe Rogan Experience resta primo per ascolti tra i podcast negli Stati Uniti e Meidas è al terzo posto, dietro al programma di Mel Robbins.

Mentre Rogan intervistava Trump, i fratelli Meidas si dedicavano a Joe Biden, con risultati più risicati, appena sotto il milione di visualizzazioni.

Tuttavia, proprio durante i primi due mesi della nuova Casa Bianca a trazione repubblicana, MeidasTouch ha pubblicato una media di 15 video al giorno, tutti dedicati a smontare pezzo per pezzo le decisioni e le dichiarazioni di Trump.

La strategia comunicativa ha un’estetica ben precisa e sembra essere vincente: presenza costante, banner gialli con l’uso del maiuscolo, un tono da strillone.

Secondo il Columbia Journalism Review, il progetto è una forma di “performance artistica politica”, capace di combinare attivismo politico, giornalismo di qualità e introiti.

Per raggiungere questi ricavi, MeidasTouch sfrutta proprio il modello dei media destrorsi, costruito sull’esempio dei tabloid.

Al centro di questo successo, si potrebbero quindi rintracciare diversi fattori: uno schieramento preciso, contenuti approfonditi – con una media di 15 minuti per video -, ma anche titoli sensazionalistici e un focus sull’aspetto più emotivo e personale di Trump stesso – ad esempio “He always caves”, “Utterly Pathetic”, “Trump gets crushed”.

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Ludovica Taurisano
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Ludovica Taurisano, PhD in Global History and Governance presso la Scuola Superiore Meridionale di Napoli con un progetto di ricerca sull’editoria popolare e l’informazione politica negli anni Sessanta e Settanta. È spin doctor e consulente di comunicazione politica. Da ricercatrice, si occupa di processi di costruzione dell’opinione pubblica, pratiche deliberative e artivismo. Ha lavorato con il Senato, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, The European House-Ambrosetti, Triennale Milano. Caporedattrice di Birdmen Magazine e melomane, ogni tanto fa cose sul palco.