Immagine di copertina: logo Warner Bros. Discovery
A quasi 12 settimane dal proclama di Netflix dell’acquisizione di Warner Bros. Discovery (WBD), nulla si è ancora concluso e il braccio di ferro con Paramount/Skydance (PSKY) prosegue, con nuovi recentissimi rilanci e con conseguenze sempre più segnanti negli equilibri del macro-mercato mediale.
Queste conseguenze si riverbereranno pesantemente negli anni a venire, al di là della conclusione degli accordi in atto, per cui è necessario avere chiare le ragioni e le proporzioni della questione per prospettare gli scenari all’orizzonte, a fronte di una scacchiera globale già decisamente mutata.
Cronaca di uno scontro asimmetrico
Innanzitutto, torniamo al 5 dicembre 2025: Netflix annuncia l’acquisizione di Warner Bros. Discovery – o meglio, di una sua parte legata prevalentemente alle proprietà intellettuali e all’apparato produttivo – per oltre 80 miliardi di dollari, necessari per coprire l’allora controvalore di mercato della corporation e i suoi debiti dovuti all’ampliamento della gittata distributiva di HBO Max a livello globale.
Le ragioni, al di là della ratifica di una sproporzione di mercato in quel momento più che evidente (400 miliardi di dollari per Netflix contro i 60 di WBD) risiedevano nell’evidente fame da parte del colosso dello streaming di Los Gatos per contenuti e potenza di fuoco produttiva, visto l’esaurimento, con la “simbolica” fine di Stranger Things, del portafogli valoriale delle properties originali.
A fronte della notizia, il mondo della critica e dei commentatori si è messo immediatamente sulle barricate, paventando la fine di un’autonomia creativa e produttiva di uno Studios tradizionale che – si diceva in quei giorni – si sarebbe trovato schiavo delle logiche algoritmiche che vulgata vuole informerebbero le produzioni a marchio Netflix.
È presto per valutare se questi timori siano o meno fondati, ma lo scenario più probabile a fronte di un’acquisizione effettiva sarebbe molto simile a quanto fatto da Disney con 20th Century Fox: l’autonomia del marchio viene mantenuta e diventa nel portafogli ampliato della corporation un’etichetta prestige sia cinematografica – Searchlight –, sia televisiva – FX su tutti.
Poche ore dopo nella stessa giornata arriva inaspettato un tentativo di acquisizione ostile da parte di Paramount/Skydance. Rivolgendosi direttamente agli azionisti, il gruppo da poco consolidatosi sotto la guida di David Ellison ha proposto di alzare il valore delle azioni portando la cifra totale oltre i 108 miliardi, a fronte di un controvalore della corporation acquirente allora pari a circa 10 miliardi.
È notizia di poche ore fa una nuova proposta – dal valore tenuto al momento segreto, anche se si parla di 31 dollari per azione interamente in contanti – da parte di Paramount nei confronti degli azionisti di WBD, nonostante il board della corporation insista nel tenere valido l’accordo preso con Netflix. PSKY si propone anche di coprire l’eventuale penale del mancato accordo con la compagnia di Los Gatos.

Fonte: Wikimedia Commons
L’incognita politica
Le ragioni del continuo rilancio da parte di Paramount sono decisamente distanti da quelle di Netflix – o di Comcast, su cui torneremo – e sembrerebbero legate prevalentemente alla volontà politica di ottenere il controllo dell’emittente basic cable CNN, storicamente ostile all’influenza trumpiana a cui invece è più strettamente legato il gruppo di Ellison.
Fanno eco ai commenti allarmanti per il monopolio crescente di Netflix sull’intrattenimento quelli che vedrebbero nell’acquisizione della CNN da parte di PSKY un grave attacco al pluralismo informativo statunitense e un affondo alla libertà editoriale dell’emittente.
È infatti la scomoda presenza di Donald Trump nel centro della ratifica degli accordi a tenere ulteriormente in scacco la chiusura della vicenda, avendo il presidente un diretto e manifesto interesse nel “disarmare” la linea editoriale della CNN e una stretta vicinanza alla famiglia Ellison.
Va detto che, anche nel caso della chiusura dell’accordo con Netflix – coerente nel suo volersi tenere per il momento distante dallo scomodo ambito delle news – CNN resterebbe fuori dall’acquisizione, quindi potenzialmente ancora bersagliabile da PSKY.
Tutto ciò però non fa che confermare come questo braccio di ferro finanziario sia poggiato su ragioni estremamente distanti e su sproporzioni difficilmente colmabili, il cui inasprimento ha già portato a sonore conseguenze sul mercato.
Le conseguenze sul mercato
Al di là delle ragioni che stanno tenendo in stallo da 12 settimane l’esito dell’acquisizione, sono già evidenti le conseguenze sui partecipanti alla contesa che, nell’immobilità, subiscono contraccolpi nelle loro proporzioni valoriali di mercato.
L’immediato aftermath dello scoppio di questa Guerra Fredda dei contenuti ha visto il titolo di Netflix calare del 24%, quello di Paramount del 27% e quello di Comcast del 14%, scendendo quest’ultimo sotto la soglia dei 100 miliardi di dollari per la prima volta da 13 anni. Al contrario, come è facile ipotizzare, il titolo di WBD ha visto una spinta in alto del 54%.
Questi rimbalzi non sono unicamente legati alle mancate acquisizioni. Per quanto riguarda Netflix, l’aver puntato tutta la propria discorsività su Stranger Things in un momento di delicati equilibri globali nella distribuzione dei contenuti ha portato a un buco nero di fiducia degli azionisti nel periodo di mezzo tra le due finestre distributive della stagione finale – tra il 26 novembre e il 25 dicembre – che ancora adesso deve riequilibrarsi.
Dal punto di vista di Paramount, la connotazione estremamente politica dell’iniziativa unita ad una sostanziale persistente immobilità dei propri asset industriali – specialmente nel campo dello streaming, da tempo raffazzonato e poco significativo – ha adombrato una mossa che già poggiava su una sproporzione di controvalore esorbitante.
Il rimbalzo più interessante è però quello di Comcast, nonostante non sia altrettanto profondo e, va detto, si sia in pochi mesi quasi totalmente riequilibrato. Una grossa parte della sfiducia degli investitori al momento delle tentate acquisizioni da cui Comcast è stata esautorata è dovuta all’incapacità di tenere sotto di sé il portato di HBO Max.
Comcast dal 2018 controlla, per il mercato europeo, il gruppo Sky che, fino a gennaio di quest’anno, aveva accordi esclusivi per la distribuzione su buona parte dei territori del Continente dei prodotti a marchio HBO.
Con l’apertura globale di HBO Max – che ha seguito di pochi anni l’arrivo di Paramount+ – il gruppo Sky europeo si trova privato sostanzialmente dell’esclusiva di tutti i suoi contenuti televisivi prestige, considerando che le produzioni Peacock – ovvero direttamente Comcast – faticano ancora a trovare un output coerente e solido nelle emittenti europee del gruppo.
Ovviamente, chi sta beneficiando della coda lunga di questa acquisizione congelata è la stessa Warner Bros. Discovery che ha visto la sua presenza sul mercato aumentare considerevolmente, spinta anche dall’intelligente ed efficace campagna di lancio di HBO Max come piattaforma globale.
In questo il tempismo è stato fondamentale: ha lasciato infatti interdetti i commentatori la sostanziale leggerezza di campagne pubblicitarie d’apertura del portale streaming a pochissimi giorni dal lancio – avvenuto in Italia il 13 gennaio – che si è però tradotta in una pioggia di iniziative promozionali al momento dell’apertura.
In questo modo, la vicenda dell’acquisizione – in parte legata ad un’immagine di debolezza e di potenziale sudditanza – è stata tenuta lontana dalla discorsività di HBO Max e la promozione della piattaforma è stata poggiata unicamente sull’appeal dei contenuti.
Tutto questo in un momento in cui il grande escluso dalle danze – Disney – si apprestava ad aumentare nuovamente il costo del proprio abbonamento streaming a pochi mesi dal sesto anniversario della sua apertura globale, che sarà il 24 marzo, senza ancorarlo a nessun titolo di ampio richiamo.

Fonte: Flickr
Lo scenario tra i fronti ancora aperti
Il risultato di tutto questo, oggi, vede i tre colossi principali – Netflix, Disney e Comcast – sempre più vicini. Va ricordato infatti che a giungo sottolineavamo qui come Netflix avesse superato la soglia dei 500 miliardi di dollari, oggi decisamente lontana.
A seguire, WBD si avvicina ai 70 miliardi, complice la crescita della sua presenza discorsiva e l’ampliamento del suo pubblico di riferimento con una rinnovata autonomia.
Questo cambia chiaramente gli equilibri in gioco al momento della ratifica dell’eventuale acquisizione, soprattutto perché uno dei due contendenti – Paramount/Skydance – si vede oggi ridotto intorno ai 12 miliardi di dollari di controvalore, quindi a circa il 10% di quanto intende impegnarsi per l’acquisizione ostile, se non di più a seguito della recente proposta.
Lo scenario resta ancora mutevole, quindi, in questa Guerra Fredda dei contenuti che si combatte per ragioni distanti, ma con obiettivi sovrapponibili: mantenere quanto più controllo possibile sull’ampiezza delle narrazioni e degli immaginari globali.




