ICE, propaganda e social media: come l’agenzia USA dell’immigrazione ha cambiato comunicazione

Di il 13 Gennaio, 2026
Dopo aver incassato la promessa di un budget stellare, l'agenzia federale che si occupa di rimpatri forzati di immigrati sta dando vita a una campagna social di proporzioni inedite finalizzata non solo ad arruolare giovanissimi ma anche ad aumentare il numero di estimatori
Immagine di copertina: Agenti dell’ICE. Fonte: Flickr

L’ICE, ossia la United States Immigration and Customs Enforcement, agenzia federale statunitense parte del Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti d’America, responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione, fino al ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump aveva mantenuto un basso profilo.

Anche sotto gli altri presidenti i suoi interventi avvenivano spesso a favore di telecamera e, accusano i detrattori, contro comunità etniche ben definite utili a tirar la volata politica a questo o a quel partito, ma non era mai successo che i social dell’ente producessero una simile quantità di materiali propagandistici.

La contronarrazione di ICE nei giorni più caldi

Propaganda che non si è fermata nemmeno nei giorni in cui gli USA sono sotto shock per la morte di Renee Good, la donna uccisa a colpi di arma da fuoco proprio da un agente dell’Immigration and Customs Enforcement a Minneapolis.

Anzi, l’impressione è che si voglia contrapporre a quella narrazione un’altra, opposta, facendo ancora una volta leva sul fervore patriottico statunitense.

E così mentre le spille bianche e nere con gli slogan ‘Be Good’ e ‘ICE Out’ (Fuori l’ICE) arrivano persino sul red carpet dei Golden Globe (le hanno indossate tra i tanti Mark Ruffalo, Wanda Sykes e Natasha Lyonne), sul Web, dove la United States Immigration and Customs Enforcement è persino più attiva che nelle strade statunitensi, la polizia di frontiera continua la propria opera di proselitismo.

Di più: arruola.

Fonte: Freepick

È tornato lo Zio Sam

Una chiamata alle armi in grande stile, per la quale si è scomodato persino il manifesto originale di Zio Sam che “vuole te” del 1917, disegnato da James Montgomery Flagg.

L’ultimo post appena poche ore fa, mentre New York si mobilitava contro l’ICE e per strada venivano intonati cori e sventolati striscioni contro Trump: “Defend your family. Defend your neighbor. Defend the Homeland”, il copy veicolato via social sordo a ogni protesta.

E dato che il patriottismo arriva fino a un certo punto, negli enormi banner si staglia in rosso la scritta a caratteri cubitali: “Bonus da 50mila dollari per chi si arruola”.

Il lavoro del resto non manca (Trump vuole fuori dalle frontiere USA almeno 1 milione di irregolari entro la fine del suo primo anno alla Casa Bianca), assicura tantissimi straordinari e garantisce assicurazione sanitaria, piani pensionistici e 26 giorni di ferie retribuite l’anno, con l’aggiunta di buste paga maggiorate per i nuovi iscritti.

Ma soprattutto garantisce la sicurezza che l’ICE non subirà i tagli che quasi ogni ramo dell’amministrazione federale ha conosciuto proprio alla partenza di questo secondo mandato di Trump, quando Elon Musk gestiva il DOGE.

Il budget stellare della polizia anti immigrati

Mentre alle altre agenzie veniva infatti richiesto di risparmiare la sera prima del voto dell’One Big Beautiful Bill Act, ovvero la legge di Bilancio scritta personalmente da Trump, al Senato, il suo vice JD Vance aveva riassunto efficacemente le priorità dell’amministrazione: “Tutto il resto”, comprese le stime del deficit del Congressional Budget Office e “i dettagli della politica Medicaid”, ha scritto, “è irrilevante rispetto ai fondi dell’ICE e alle disposizioni in materia di immigrazione”.

Da qui l’invito a triplicare il fondo da cui pesca il Dipartimento di Sicurezza Interna che, con un budget totale di 170 miliardi di dollari, potrà assumere 10.000 nuovi agenti dell’ICE, portando il totale a 30.000, con oltre a 8.500 agenti adibiti alla pattuglia di frontiera.

Per fare un esempio, l’ FBI che viene ritenuta fondamentale per le questioni investigative interne e non solo ha circa 23.700 dipendenti, inclusi 10.000 agenti speciali.

Nelle medesime ore l’ICE avviava la propria martellante campagna social per l’arruolamento di giovanissimi.

Secondo il Washington Post la campagna costerà 100 milioni di dollari.

A chi parlano i profili di ICE?

Secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense, la strategia della polizia di frontiera si avvale anche di una tecnica del settore pubblicitario nota come “geofencing” che invia annunci mirati ai browser web dei telefoni e ai feed dei social media.

Il bersaglio, si legge, sarebbe chiunque metta piede nei pressi di basi militari, gare automobilistiche, campus universitari o fiere di armi.

Per rafforzare il reclutamento, l’agenzia ha rimosso i limiti di età dei candidati: i destinatari dei video brevi coi quali l’ente federale veicola il maggior numero dei messaggi online sono ovviamente i più giovani, martellati a ripetizione con video ritmati dalle immagini sporche ma dalla regia molto curata che paiono trailer e teaser di una serie poliziesca di prossimo approdo sulla tv on demand.

Grafiche, numeri in sovraimpressione, sequenze d’azione, musiche che strizzano l’occhio ai videogame d’azione.

E poi naturalmente le immagini di immigrati in manette, inginocchiati sull’asfalto e trascinati a forza verso qualche oscura destinazione.

Chi siano e cosa avessero fatto non importa, è irrilevante ai fini del messaggio nonostante negli Usa aumenti la fronda di coloro che ritengono del tutto illegittime queste deportazioni messe a segno da una polizia che, oltre a essere ricchissima in termini di budget, ha carta bianca per operare al di sopra della legge.

Il particolare buon Natale di ICE

In perfetto stile Trump, che utilizza i social per deridere e sbeffeggiare gli avversari, ma soprattutto per scandalizzare (nelle ultime ore su Truth ha pubblicato una finta pagina Wikipedia che lo descrive presidente del Venezuela), ecco che sotto Natale si solleva dai post dell’Agenzia un aereo virtuale con la livrea dell’ICE carico di deportati indirizzati ai Paesi d’origine con tanto di musichetta festiva e cari auguri indirizzati agli americani muniti di documento che ne provi la cittadinanza.

E se vi state chiedendo se in questa deriva il social media manager dell’ICE abbia pensato di arrestare Babbo Natale per essersi introdotto illegalmente dalla Lapponia agli States, sappiate che è accaduto esattamente il contrario col vecchio realizzato con l’intelligenza artificiale arruolato tra le file della polizia di frontiera ben felice di ammanettare non i bimbi cattivi ma gli ispanici irregolari.

Immigrati come Pokémon

L’apice di questo nuovo registro l’ha toccata però un altro breve video.

Qui immagini di arresti e irruzioni nelle case private si fondono col popolare cartone animato “Pokémon”” (tratto dall’omonimo videogioco di Nintendo) in cui si seguono le avventure di un allenatore che cattura mostri da far combattere per raggiungere fama e ricchezza.

Il parallelo viene dunque tracciato tra gli irregolari e i mostriciattoli tascabili, ma il reale significato, oltre a essere offensivo e denigratorio, resta oscuro e fuori dalla logica.

I commenti sono naturalmente tutti positivi: si inneggia all’ICE e a Trump.

Non si comprende se il team social sia molto puntuale e veloce nell’eliminare gli interventi sgraditi o se chi contesta preferisca mantenere il basso profilo, dato che le deportazioni sono ormai così casuali e senza appello da travolgere anche chi è regolare e ha la Green Card.

Fonte: Freepick

Anche la birra fa i conti col clima di paura

Ne è una prova il fatto, riportato dalla CNN, che la birra Corona – popolarissima tra gli ispanici – nell’ultimo periodo abbia visto crollare i propri bilanci perché “molti consumatori latinoamericani, sia legali sia irregolari, hanno paura di avventurarsi in pubblico, in negozi, ristoranti e bar, a causa delle misure di controllo dell’immigrazione. Grandi feste e celebrazioni, dove spesso scorreva birra a fiumi, sono state ridimensionate o annullate”.

Il timore è di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato e i signori dell’ICE durante le retate non sembrano troppo ben disposti a essere contrariati o a sentirsi dire che hanno acciuffato la persona sbagliata.

Tutti i numeri social dell’ICE

Quel che è certo è che i social media sono il mezzo preferito dall’agenzia di sicurezza interna per la propria quotidiana attività di propaganda: su Facebook ha 1,1 milioni di follower, su Instagram 798.000 seguaci, su YouTube (dove la comunicazione è un po’ più istituzionale e posata) 70mila iscritti e su X un milione.

I contenuti sono forti e polarizzanti (un post su tutti: “Walz e Frey ci vogliono fuori dalle loro città mentre tengono che questi assassini, stupratori, pedofili restino dentro”, in risposta al governatore democratico Tim Walz e al sindaco di Minneapolis Jacob Frey del Minnesota Democratic–Farmer–Labor Party), generano like, condivisioni e commenti.

Danno insomma ai gestori dei social ciò che vogliono: contenuti idonei a generare traffico e a incollare l’utente alla piattaforma.

E la piattaforma li premia, facendoli girare.

Spariscono i post di dissenso?

Non è invece chiaro la fine che facciano i post di dissenso. In teoria dovrebbero essere veicolati dai gestori con il medesimo entusiasmo dato che, come si scriveva, portano soldi in termini di Adv.

Nella pratica è sospetto notare che le risposte critiche siano una minima parte: anche fatta la tara con la maggioranza silenziosa di normodotati che preferisce frequentare altri profili e scartabellare altri post, i conti non tornano.

Proprio nelle ultime ore lo scrittore italiano Vanni Santoni ha scritto su LinkedIn che il proprio post Facebook (“Renée Nicole Macklin, 37 anni, poetessa, assassinata ieri a Minneapolis dalle squadracce trumpiane note come ICE”) non solo è stato eliminato, ma gli è costata la sospensione dell’account per 180 giorni.

“Stava andando virale quindi probabilmente qualcuno lo ha segnalato”, chiosa.

Curioso invece che i contenuti dell’ICE che, come s’è visto sono volutamente sopra le righe, non si fermino mai nelle maglie dei controllori dei social.

Un’altra trumpiana in Meta

Ma del resto Meta, oltre ad aver elargito 1 milione di dollari al Comitato per l’insediamento di Trump, risarcito con 25 milioni di dollari il tycoon per il vecchio ban nel gennaio del 2021 ai tempi dell’assalto al Campidoglio e partecipato alla colletta per la costruzione della nuova sala da ballo della Casa Bianca fortemente voluta dal presidente americano, ha appena nominato presidente e vice presidente Dina Powell McCormick che, oltre a essere moglie dell’influente senatore repubblicano Dave McCormick, è stata anche vice consigliera per la sicurezza nazionale di Trump al suo primo mandato.

La sua nomina segue quella di altri esponenti ritenuti vicinissimi all’attuale presidente americano: Dana White nel CdA e Joel Kaplan in qualità di presidente per gli affari globali di Menlo Park.

Il cerchio, insomma, si chiude.

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Carlo Terzano
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Carlo Terzano è un giornalista politico ed economico, con la passione per le nuove tecnologie e l'automotive. Già caporedattore di StartupItalia, ha collaborato e collabora oltre che con Mediatrends anche con Start Magazine, Wired, Radio 24, R101, Formiche, Corriere Innovazione e Lettera43.it.