I mercati predittivi si candidano a fare informazione

Di il 23 Marzo, 2026
Dalla partnership con Substack alle accuse di insider trading, il caso Polymarket mostra cosa succede quando un mercato di sommesse decide di candidarsi come fonte giornalistica tramite l’aggregazione di dati e opinioni
Fonte immagine di copertina: Freepick

Per annunciare la nuova partnership con Substack, Polymarket ha pubblicato un post su X in cui afferma che il giornalismo è migliore grazie ai mercati predittivi, spacciandola per una posizione condivisa dalle due piattaforme.

Il post ha scatenato immediate polemiche.

Al summit Restoring Trust in the Media organizzato da Semafor il 25 febbraio, Max Tani ha chiesto al co-fondatore di Substack Hamish McKenzie di commentare.

McKenzie ha precisato che quella dichiarazione rifletteva il pensiero di Polymarket, non di Substack. Seguire questi mercati è interessante, ha aggiunto, ma non necessariamente centrale per il giornalismo.

Un termometro dell’opinione pubblica

Come riportato da The Hill, l’accordo permetterà ai creator di Substack di incorporare nei propri contenuti i dati di Polymarket.

Secondo la piattaforma, uno su cinque dei creator presenti su Substack li utilizza già nelle proprie newsletter: la partnership renderà il processo più semplice e, allo stesso tempo, amplierà la visibilità di Polymarket.

La giustificazione ufficiale viene da Chris Best, co-fondatore e CEO di Substack: questi dati non servono per predire eventi, ma per misurare cosa la gente pensa che succederà. Un termometro del sentiment pubblico in tempo reale, utile per i giornalisti quanto i sondaggi demoscopici.

Substack non è la sola ad essersi mossa in questa direzione.

Come annunciato da Axios, la CNN aveva già stabilito a dicembre un accordo analogo con Kalshi, la principale concorrente di Polymarket, motivandolo con la necessità di avere dati in tempo reale sulla percezione pubblica dei grandi eventi.

Lo scorso giugno, anche X aveva annunciato una collaborazione con Polymarket, integrando le statistiche delle scommesse con i sentimenti espressi sui post della piattaforma, con Grok incaricato di monitorare i cambiamenti del mercato predittivo in tempo reale.

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Piattaforme di trading o di scommesse?

Polymarket, come Kalshi, è una piattaforma in cui gli utenti possono scommettere su qualsiasi evento futuro e rivendere le proprie scommesse ad altri utenti.

Un mercato azionario applicato agli eventi del mondo.

Come riporta il New York Times, queste piattaforme erano inizialmente frequentate da ambienti di nicchia, appassionati di politica che volevano scommettere sulle elezioni presidenziali.

A dicembre, Polymarket e Kalshi hanno gestito complessivamente dodici miliardi di dollari in scommesse, il quattrocento per cento in più rispetto allo stesso mese del 2024, sottolineando la loro crescita esponenziale avvenuta nell’ultimo anno.

Il funzionamento è semplice.

Un utente sceglie un evento e acquista un contratto su un possibile esito, il cui valore oscilla tra zero e un dollaro in base a quanti altri utenti scommettono nella stessa direzione. I contratti possono essere venduti in qualsiasi momento, come titoli azionari.

La piattaforma copre le scommesse ma non assume il ruolo del banco, a differenza dei siti di scommesse tradizionali.

Secondo The Guardian, è proprio la narrazione come piattaforma di trading, piuttosto che di scommesse, a consentirle di operare dove le scommesse tradizionali sono illegali. Negli Stati Uniti lo sono in diciotto stati su cinquanta.

Trump, nel frattempo, ha lanciato il proprio mercato predittivo tramite Truth Predict, come riporta il Telegraph.

Regolamentazione opaca

Sotto l’amministrazione Biden, il Dipartimento di Giustizia aveva avviato un’indagine su Polymarket per riciclaggio di denaro, poi archiviata.

Il Wall Street Journal ha in seguito analizzato il funzionamento di questi mercati concludendo che la mancanza di regolamentazione esterna rappresenta un problema strutturale.

La risposta del fondatore di Polymarket, Shayne Coplan, è che la piattaforma compensa con trasparenza interna e tecnologie di controllo proprie.

Ma un mercato che si autoregola non si può definire una garanzia, piuttosto una promessa.

Il problema più concreto riguarda la conferma degli esiti. Non esiste infatti una procedura standardizzata per stabilire quando un contratto si chiude.

Il caso Kalshi lo ha reso evidente. Dopo la morte di Khamenei, la piattaforma ha bloccato i contratti che scommettevano sulla caduta del regime iraniano entro il 2026, stabilendo autonomamente che la morte del leader supremo non costituiva “caduta del regime”.

Le scommesse non sono state pagate.

Inoltre, Bloomberg ha segnalato che negli Stati Uniti è illegale scommettere su guerre e disastri, e che Polymarket offre questi contratti solo sulla piattaforma internazionale, a cui i cittadini americani non dovrebbero teoricamente poter accedere.

Come riportato da The Verge, la piattaforma ha difeso la possibilità di scommettere su conflitti armati dicendo che in questo modo produce informazioni, senza però affrontare la dimensione etica della questione.

Insider trading come funzione

Un’indagine del Financial Times ha identificato dodici account che, nelle ventiquattro ore precedenti all’attacco americano contro l’Iran, avevano aperto profili su Polymarket e piazzato scommesse significative sull’evento, nonostante le quote basse.

Il Guardian ha rilevato casi analoghi su altri eventi: un incontro tra Trump e Zelensky, il premio Nobel a María Corina Machado, l’uscita del browser di OpenAI, la cattura di Maduro.

Tutti eventi che i vertici della politica, dell’esercito o delle grandi aziende possono conoscere prima che diventino pubblici.

Per questo motivo, il senatore democratico Chris Murphy ha chiesto una legislazione che regoli questi mercati e sanzioni lo sfruttamento di informazioni riservate.

Ma l’anonimato degli account e i pagamenti in criptovalute rendono il tracciamento quasi impossibile.

La risposta di Coplan è radicale: l’insider trading su questi mercati non è un problema, ma una funzione. Chi ha informazioni riservate le riversa nel mercato, fa muovere le quote e segnala alle masse cosa sta per accadere.

Secondo il fondatore di Polymarket, è un meccanismo democratico di diffusione dell’informazione.

Se questa tesi è corretta, però, il mercato predittivo non è un aggregatore di opinione pubblica. È un canale attraverso cui informazioni riservate circolano prima di diventare notizie.

Fonte: Freepick

Mercati, giornalismo e incentivi

La posizione del fondatore di Substack su questo tema è chiara: i mercati predittivi offrono degli spunti su cui riflettere, ma non per forza rappresentano fonti affidabili per i giornalisti.

The Verge ha commentato la partnership con Polymarket osservando che integrare dati di mercato in un articolo significa commentare un mercato, non valutare la probabilità di un evento.

La distinzione è sottile, ma decisiva.

Polymarket sostiene di aver costruito una macchina della verità universale. Ma il sistema di ricompensa di questa macchina è il denaro e non la fiducia. E il denaro non premia la conoscenza e non l’accuratezza.

La domanda che rimane aperta riguarda il sistema di ricompensa su cui si regge Polymarket.

McKenzie ha criticato i social media per aver sostituito la fiducia con la polarizzazione. Ma il mercato predittivo ha il suo algoritmo, che è basato sulle vincite.

Integrarlo nel giornalismo significa scegliere quale segnale amplificare e farsi dettare da altri cosa trattare come notizia.

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Rocco De Carolis
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Rocco De Carolis è contributor per Mediatrends, dove scrive di guerra ibrida, comunicazione politica e dinamiche digitali dell’informazione. Studente di Global Humanitarian Studies presso UCL, ha una formazione in sicurezza internazionale e geopolitica, consolidata con un Diploma in Global Security presso ISPI. Ha partecipato a missioni umanitarie in America Latina e coordina programmi di mentoring nel Regno Unito per United Italian Societies. Scrive di disinformazione, propaganda, interferenze straniere, comunicazione politica e attivismo sui media digitali. È interessato alle fratture del presente: conflitti, potere, narrazioni e alle loro conseguenze sociali. Studia in particolare il ruolo dei dati e della comunicazione nei processi politici, con un’attenzione specifica al sistema politico e mediatico anglo-americano.